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“Eravamo diecimila” I lavoratori raccontano la “loro” Dalmine fotogallery

Una lezione diversa: a salire in cattedra sono quattro lavoratori della Dalmine, oggi Tenaris. E' avvenuto nel pomeriggio di giovedì 27 marzo alla Sala Borsa Merci di Bergamo, dove quattro lavoratori hanno portato la loro testimonianza in una "lezione" dell'Università per anziani Anteas Cisl dedicata alla storia della Dalmine.

Una lezione unica. Raccontare la Dalmine, intesa come azienda e oggi conosciuta come Tenaris, dal racconto diretto dei suoi lavoratori. Una lezione di storia in presa diretta dal titolo “Eravamo in diecimila”, si è svolta nel pomeriggio di giovedì 27 marzo alla Sala Borsa Merci di Bergamo per l’Università Anteas Cisl. I forni, la fatica, il lavoro, ma soprattutto l’orgoglio e la consapevolezza di essere parte di un pezzo di storia della multinazionale dei tubi, che da oltre 100 anni opera a Dalmine.

“Eravamo in diecimila” è il filo conduttore della lezione dedicata alla maggiore azienda metalmeccanica della provincia bergamasca. Nei racconti dei testimoni dell’epoca d’oro della fabbrica – tre operai entrati a varie riprese negli anni Settanta – appare, con tutta la sua forza, una storia operaia. E, proprio lì, a Dalmine, centinaia di operai hanno trascorso la vita. Una vita di lavoro: 30, 40 anni nella stessa azienda. In un rapporto oggi difficilmente immaginabile. In passato, “quando entravi in fabbrica ci restavi. Apprendevi l’arte di un mestiere, acquisivi esperienza, tramandavi il “saper fare” alle nuove leve e andavi in pensione”.

Il posto di lavoro era una roccia su cui contare per il futuro. L’impiego, soprattutto in stabilimenti come quello di Dalmine era una garanzia, una certezza. Il direttore dei corsi di Anteas, Mario Fiorendi spiega: "Vogliamo essere vicini al sentire della Cisl e di tanti mondi vitali della propria terra così fortemente attraversati dalla preoccupazione per un sistema che sembra sfaldarsi e non in grado, almeno in apparenza, di garantire quel tasso di occupazione che è alla base della vita sociale di ogni comunità e, in particolare, di quella bergamasca dove il lavoro è un valore certamente tra quelli più vissuti e sentiti da uomini e donne di tutte le età". Pertanto il percorso proposto ha messo a fuoco dapprima aspetti diversi: storici, artistici, culturali, religiosi, etici.

A partire da febbraio, invece, si è puntato più su aspetti narrativi di testimonianza con interlocutori in un qualche modo privilegiati, chiedendo loro di dire il proprio sentire dentro una realtà che mutava e che li costringeva a cambiare. Non poteva mancare la testimonianza dei lavoratori di una azienda, dell’azienda per antonomasia, per noi bergamaschi: la Dalmine. In terra di Bergamo i lavoratori di questa fabbrica costituivano e costituiscono un riferimento di primaria importanza. Anche il titolo dell’incontro voleva significare questa centralità della ditta dalminese per la provincia a partire dai numeri delle persone coinvolte nell’attività”.

A Dalmine, le strade e le piazze portano i segni dell’ex villaggio industriale. “La” Dalmine vuole pensare alle famiglie dei suoi dipendenti costruendo il villaggio operaio. Questi quartieri residenziali furono progettati riprendendo il modello inglese della “garden city” ottocentesca. Viene costituito il dopolavoro aziendale, la piscina scoperta, la colonia elioterapica, la casa di riposo, la chiesa, il poliambulatorio e gli spazi sportivi con il campo di calcio, di tennis, i giardini pubblici.

Adesso in Dalmine lavorano 1809 persone, in tutta Italia sono 2300, ma la “grande mamma Dalmine” non c’è più: le case operaie hanno perso il senso di villaggio; le colonie non ospitano più migliaia di bambini; le famiglie non si tramandano più il lavoro per la vita. Dalmine e “la” Dalmine sono diventati un paese e una fabbrica “normali”.

I TESTIMONI

“Che nostalgia quelle relazioni”

Mario Oberti è un’istituzione in fabbrica. Da anni lui “è” la Rsu Fim, a lui fanno riferimento tutti quelli che vogliono conoscere e sapere…. “Non dimenticherò mai la frase che dissi a mio padre dopo il primo giorno in Dalmine: io lì non ci vado! Da allora sono passati 34 anni, vissuti tra le prime esperienze faticose e pesanti (alla fine degli anni 70 le condizioni di lavoro erano uguali a quelle degli anni 40) e l’arrivo delle nuove tecnologie, ma quello che ancora mi è rimasto dentro è la relazione umana, il rapporto che si creava tra operai, tra lavoratori: tutti insieme discutevamo, parlavamo e se serviva, lottavamo. Oggi nonostante la forte riduzione di personale, è molto meno frequente lo scambio di relazioni tra “vecchi” e “giovani”: un forte individualismo ha preso possesso dei nostri reparti, e le relazioni personali anche significative che aiutavano a affrontare e condividere scelte di vita importanti hanno lasciato il posto a “freddi convenevoli”.

“Non c’è più la Grande mamma”

Roberto Esborni rappresenta la terza generazione di lavoratori Dalmine. “Mio nonno è entrato nel 1910 alla Mannesmann; mio padre nel ’50, di ritorno dalle miniere del Belgio. Io ho iniziato nel 1982, dopo aver sentito parlare per tutta la mia vita della “fabbrica”. C’era il detto: “chi lavora alla Dalmine ha “ol pà in éta” (il pane per tutta la vita)”, ma soprattutto c’era l’idea della “grande mamma”. La Dalmine pensava a ognuno di noi dall’inizio alla fine: oltre al lavoro, c’era la casa, la colonia, lo svago, lo studio…Ha aiutato anche l’integrazione degli “autoctoni” con la grande immigrazione degli anni 50. Oggi è tutto cambiato, ma la fabbrica, grazie a ingenti investimenti ha saputo comunque mantenere, pur nelle proporzioni di questo millennio, l’autorità di “posto sicuro”, oltre che garantire continue opportunità a molti giovani”.

“Un secolo di benefici per il territorio”

Pierangelo Giavazzi rappresenta la “memoria storica” dell’incontro di oggi. “Negli anni la parola Dalmine diventa un passaporto e una identità che contiene già tutto un mondo di opportunità oltre ad un modo di fare, di pensare, di essere. Tutto questo diventava un elemento di garanzia per la comunità, per il territorio. Anche con queste ragioni continua oggi il successo della Dalmine. La produzione sempre più di qualità accanto ad un servizio a tutto tondo per il cliente, il mercato, porta gli stessi ritorni in benefici per il territorio, le famiglie, la comunità. Il fatto è che questa realtà produttiva profondamente inserita nel contesto locale ha lasciato un segno indelebile, segnando e cambiando la vita di molte persone oltre al territorio. La sfida oggi è quella di capire la funzione di quello che sarà sulla base di quello che è stato, sapendo che la Dalmine continuerà nel cambiamento. E di che tipo sarà il cambiamento, è la riflessione che i tempi moderni ci chiedono..”

“Ora si esportino i diritti”

Emanuele Fantini è il più giovane del gruppo di relatori, e non lavora in Dalmine. Perlomeno non nell’accezione classica. Emanuele è infatti il referente della segreteria Fim Cils di Bergamo per la Tenaris. Lui il futuro dell’azienda lo vede soprattutto in nuove forme di contrattazione lanciate, nel futuro, per l’abbattimento del “dumping sociale”. “Tenaris è un gruppo presente in tutto il mondo, ma in molti paesi del mondo non opera relazioni sindacali come sono possibili in Europa. Per questo al suo interno il sindacato, e la FIM in particolare, si vede proiettato in un compito assolutamente alto. Da anni Tenaris esporta tecnici e lavoratori, da Dalmine, in ogni parte del mondo: ha infatti saputo educare i nuovi assunti al fatto che il lavoro è cambiato e non ci si può aspettare di passare tutta la propria carriera alla stessa scrivania o nello stesso reparto. In quest’ottica, il Sindacato deve tessere relazioni in tutto il mondo per combattere la differenza di diritti da un paese all’altro, esportandoli e facendoli accettare”.

Commenti

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  1. Scritto da Mario

    Ricordo papà, mancato circa due mesi fa, quando ex Comandante dei Vigili Urbani di Dalmine dal 1957 ci raccontava la Vita di Tantissime Persone che ha incontrato nella Sua lunga carriera. La Dalmine diceva sempre con Grande Orgoglio, era ed è una Grandissima Acciaieria.

  2. Scritto da Paolo

    Complimenti alla Fim Cisl per la splendida iniziativa

  3. Scritto da Progetto Nevj

    Non posso che confermare l’importante ruolo sociale di questa Industria per il territorio, sopratutto per le scuole e l’istruzione. Dall’anno scorso sta finanziando progetti e materiali innovativi per l’educazione alimentare e per i sani stili di vita. In occasione di Exponiamo Dalmine 2014 del 27 aprile incrementeranno questo impegno offrendo laboratori aperti a tutti. Bravi. Ps: non sono dipendente Tenaris. :)