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Crepet e le imprese: “Non chiamatela crisi, è cambiamento”

A Bergamo la terza tappa del “MenteLucidaTour”, viaggio nel cuore e nella mente degli imprenditori italiani che l'agenzia per il lavoro Openjobmetis ha intrapreso con il noto psichiatra e sociologo Paolo Crepet. Presentata anche un'indagine Ipso: tra tutti gli italiani, gli imprenditori bergamaschi sono i meno ottimisti sul loro futuro.

Bergamo ha ospitato la terza tappa del “MenteLucidaTour”, viaggio nel cuore e nella mente degli imprenditori italiani che l’agenzia per il lavoro Openjobmetis ha intrapreso con il noto psichiatra e sociologo Paolo Crepet.

L’obiettivo dell’iniziativa è quella di restituire agli imprenditori della nostra penisola quella fiducia e quella voglia di farcela che rischiano di assottigliarsi in questa fase di recessione economica e che sono invece necessari per la ripresa. Il punto focale del convegno è stato proprio l’ottimismo, dimostrato anche dal cambio di titolo rispetto alle prime due tappe (Novara e Mestre): da “Contro la recessione” a “Per la ripresa serve mente lucida”.

Dopo l’appuntamento di Bergamo, sono previste ancora otto tappe: nei prossimi mesi, lo staff di Openjobmetis sarà diretto verso le Marche e l’Abruzzo.

“La crisi ha impattato pesantemente sulle imprese italiane, in particolare su quelle che non possono contare su una quota di fatturato dall’estero, e sulle microimprese. Serve ora ripartire con una nuova mentalità per riuscire a ridare fiato al mercato del lavoro – afferma Rosario Rasizza, Amministratore Delegato di Openjobmetis –. Per questo motivo, abbiamo pensato di promuovere un tour che metta al centro il mondo dell’impresa e il suo quotidiano vissuto. Ci siamo impegnati in questo percorso, insieme al professor Crepet, anche perché la sfiducia presso gli imprenditori è diffusa, mentre credere nel nostro Paese è importante per continuare a crescere e a investire”.

Il professor Paolo Crepet, laureato in psichiatria e in sociologia, esperto in vari campi, come quello della tossicodipendenza e della prevenzione del suicidio, è da anni consulente per diverse istituzioni pubbliche e per il Censis. Con questa serie di convegni, mette al servizio degli industriali la propria competenza e visione dell’attualità per interpretare al meglio lo scenario socio-economico e predisporre con mente lucida le basi per un futuro positivo.

“La componente psicologica è sempre più rilevante nei temi del lavoro – ha spiegato il professore nella tappa bergamasca -. L’approccio all’economia è diverso da quello di una volta: oggi, nella società dell’informazione e della comunicazione, si può vendere e comprare in qualsiasi momento grazie a internet e le transazioni possono essere fortemente influenzate dall’umore. Come rapidamente si può salire, così rapidamente si può scendere”.

“Tuttavia – continua Crepet, toccando un tema molto sentito sia dal mondo dell’imprenditoria che dalla società civile -, se una persona si toglie la vita non è solo per un motivo. Bisogna guardare il vaso pieno, non la goccia che l’ha fatto traboccare. A questo proposito, la comunità non deve lasciare solo nessuno: anche una pacca sulla spalla può fare moltissimo”.

La serata è stata aperta dalla presentazione dell‘indagine ISPO “L’economia di domani vista dagli imprenditori oggi: un focus su Bergamo”. La ricercatrice Silvia Zoboli ha illustrato i risultati del sondaggio, compiuto su un campione rappresentativo di aziende bergamasche. Ne è risultato che gli imprenditori della nostra provincia sono, evidentemente, preoccupati dalla situazione economica italiana, ma che comunque il dato di “forte preoccupazione” è in calo rispetto a qualche anno fa. A Bergamo, tuttavia, c’è meno ottimismo per il futuro della propria azienda rispetto al dato italiano: solo 1 imprenditore su 3 crede che la propria attività avrà una ripresa nel prossimo futuro.

La “ricetta” del professor Crepet parte da una considerazione importante: “Non si tratta di una crisi economica, ma di un cambiamento. È solo modificando la propria mentalità che ci si può avviare alla ripresa. Sento molti dire che “studiare non serve a niente”, perché gli imprenditori di successo degli anni sessanta, che scatenarono il boom economico, non avevano alcun titolo di studio. Allora funzionava così, ma oggi le cose sono cambiate e continuare a pensarla in questo modo è pura follia: bisogna ripartire dalla formazione. La qualità di oggi è l’innovazione, l’essere continuamente aggiornati e proiettati verso il futuro. E questo è possibile solo se si è bravi e con lo studio”.

Per Crepet, il problema è la mentalità all’italiana: “Non dappertutto è così – osserva lo psichiatra -, in vari paesi del mondo puntano sui giovani e sulle nuove idee. In Olanda, ad esempio, vengono corrisposte delle borse di studio a giovani sotto i 16 anni che abbiano delle buone idee o dei buoni prodotti. Il cambiamento dipende anche da noi. Se invece continuiamo a pensare che l’agenda tecnologica è un problema del governo e che Matteo Renzi, a 39 anni, è un giovanotto, forse stiamo sbagliando qualcosa. A 20 anni non si possono forse fare ottimi affari?”.

“Qualche anno fa – continua Crepet -, si assumeva personale in più per fare qualche favore ad amici e parenti. Oggi questo problema sta avendo un forte impatto nelle aziende. Se abbiamo ecceduto negli anni passati, forse ora è il caso di diminuire gli impiegati. Non dobbiamo illuderci, la gente va mandata via, ma allo stesso tempo chi non è occupato può creare una nuova piccola impresa, magari come satellite di una grande azienda. Per farcela, però, serve flessibilità: non bisogna avere paura della globalizzazione, se il mercato è oltreoceano, ci si spingerà fino a là”.

Il professore conclude spingendo su due parole fondamentali: “Per mantenersi lucidi – come recita il titolo della conferenza -, servono merito e valutazione. Bisogna attuare una rivoluzione copernicana nel lavoro: basta con le furbizie, va avanti e ce la fa solo chi è bravo. Si deve credere davvero nel merito e, per fare così, occorre che il merito stesso sia valutato in modo oggettivo e razionale da chi è competente. Non solo nel mondo dei liberi professionisti, ma anche e soprattutto nel mondo delle aziende private e pubbliche. Non ci devono essere garanzie: i ragazzi devono dimostrare di meritarsi il posto, lavorare sodo e magari anche dormire poco. Fin da piccoli, ai nostri figli occorre dire che la vita non è un’autostrada. Solo in questo modo, potranno trovare un po’ di voglia di farcela, un po’ di grip per il successo”.

Fabio Tiraboschi

Commenti

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  1. Scritto da mar

    rifletti

  2. Scritto da nino cortesi

    Esausto più della crisi.

  3. Scritto da Lello

    Crepet ci fa o ci è?