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“Autori del cambiamento” Cambia il welfare, servizi minori si ripensano

Con il progetto “Autori del cambiamento” la cooperativa sociale L'Impronta nell'Ambito di Dalmine sta cercando di creare una cultura comune tra tutti gli operatori del settore dei servizi minori e per le famiglie.

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Il welfare di comunità si costruisce giorno per giorno. Non è un’impresa facile, ma è ciò che si sta cercando di fare nell’Ambito di Dalmine, in particolare nei servizi minori e per le famiglie. Con il progetto “Autori del cambiamento”, che vede la cooperativa sociale L’Impronta come capofila, l‘obiettivo è di creare una cultura comune tra tutti gli operatori del settore: assistenti sociali, educatori di presidio, psicologi e operatori.

Spesso infatti gli operatori dei servizi sono abituati a lavorare da soli, accumulando così anche carichi di lavoro e non conoscendo soluzioni e proposte dei colleghi o delle realtà vicine. Solo nell’Ambito di Dalmine, un’area di 17 comuni dove abitano 137 mila persone e nella quale ogni anno si presentano 560 casi ai servizi, è chiaro che fare rete diventa indispensabile.

Attraverso questo progetto si sono costituiti gruppi eterogenei per avere uno sguardo pedagogico con il coinvolgimento del territorio e si è costruito il luogo di lavoro: orari, ruoli e competenze, con la partecipazione delle famiglie perché siano realmente attori e non meri destinatari. In questo modo l’intento è anche di conoscere in anticipo i casi di devianza o altri disagi e poterli prevenire. Molti gli strumenti pratici messi in campo. Non solo gruppi di lavoro di reciproca conoscenza e di cooperazione, ma anche nuove modalità organizzative. Ad esempio la responsabilità non è più attribuita all’Agenzia Minori dell’Ambito, bensì ad una coppia di responsabili a seconda dell’operabilità del caso. Inoltre è stata elaborata una scheda d’accoglienza univoca per tutti i 17 comuni. A conclusione del primo anno del progetto i primi risultati si notano soprattutto nelle relazioni lavorative.

Prima mancava una regia complessiva e capitavano casi di conflittualità – raccontano i coordinatori del progetto –. Aver progettato insieme il nuovo sistema, ha abbassato le difese dei singoli e ha generato fiducia. Il percorso verso un nuovo modello di welfare è ancora lungo, ma la strada è stata tracciata. Ora ci concentreremo meno sugli operatori e più sugli amministratori comunali, in modo da avere mandati chiari da seguire. Un lavoro che proseguirà per le prossime tre annualità”.

Il progetto ha avuto un contributo di 14 mila euro dalla Fondazione della Comunità Bergamasca attraverso il bando 2 del 2013.

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