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Pharrell e Warpaint, diversi ma convincenti: Brother Giober raddoppia

Il critico musicale di Bgnews questa settimana recensisce due artisti che più diversi non potrebbero essere, ma che comunque hanno, ognuno, qualcosa da dire. Le ermetiche Warpaint lo affascinano, mentre la "faccia da schiaffi" di Pharrell lo diverte non poco.

Premessa: oggi mi prendo una licenza dal solito “tran tran” della recensione singola e ve ne propongo due, di artisti che più diversi non potrebbero essere ma che comunque hanno, ognuno, qualcosa da dire.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

ARTISTA: Warpaint

TITOLO: Warpaint

GIUDIZIO: ***1/2

Vengono da Los Angeles e si sono formate nel 2004 e sono tutte donne, fatto abbastanza inusuale nella musica rock. Ricordo le Bangles, le Hole e poco altro.

Questo disco che, per mancanza di fantasia o forse per presunzione, intitolano al loro nome è il terzo della discografia, dopo l’ep di esordio del 2008 e il successo del precedente The Fool del 2010. Inoltre ha avuto un certo riscontro la loro presenza in un album tributo a David Bowie nel quale hanno intonato senza lode e senza infamia la celeberrima Ashes to ashes.

Il disco in questione contro ogni mia previsione, maturata dopo la lettura delle prime recensioni sulla stampa specializzata, mi è piaciuto molto. È un lavoro originale, fresco nonostante le atmosfere siano essenzialmente plumbee, decadenti.

Benché i richiami al passato siano numerosi, potrete comunque apprezzare la presenza di numerosi passaggi che hanno il sapore della novità e che vi stupiranno. Vi sarà facile trovare echi degli anni ’80, The Cure (con una minore capacità rispetto a questi a trovare melodie memorabili), New Order, Echo and the Bunnymen, Cocteau Twins, Simple Minds (almeno sino a New Gold Dream) e quindi se avete la mia età provare moti di nostalgia, se invece siete più giovani, non avrete difficoltà ad accostare alcuni suoni a quelli di esperimenti sonori più estremi degli U2 (Pop in particolare), dei Blonde Redhead, dei Radiohead o di tutta la scena di Bristol (Massive Attack in particolare), e se siete ancor più giovani… a questo punto non saprei dirvi.

Giri di basso insistenti, ipnotici, sintetizzatori, voci ultraterrene, minimalismi sonori, è questo l’humus del quale si alimenta la musica delle Warpaint.

Il disco ha inizio con una intro strumentale che sa tanto di anni 80 e di Cure, mentre Keep on Healthy vive di voci lontane, di un giro di basso insistente, ma anche di armonie che risentono dell’origine geografica del gruppo.

Love is to Die, il singolo che poi del singolo ha proprio poco, vive sì una melodia nascosta, da ricercare, per nulla scontata ma non per questo meno accattivante.

Hi ha il DNA del Trip – hop con il suo ritmo ipnotico e la voce che sembra messa lì a prestito.

Funerea e lontana è Biggy, con un flebile suono di sintetizzatore mentre Teese è ricerca della bellezza pura, dell’armonia cristallina: qui il suono è ancora più flebile, ma vi è un tentativo di ricerca della melodia di cui si apprezza lo sforzo.

Tracce di alcuni esperimenti funk di David Byrne (con Eno) sono quelli che potrete trovare nel brano Disco//very (qualcuno avrà la pazienza di farmi capire la grafia del titolo, forse è “roba” per giovani).

CC è vicina a certe sonorità dell’ala più sperimentale del rock degli anni ’80 (Cocteau Twins) ed è meno definita rispetto agli altri brani e probabilmente superflua mentre Drive vive di un battito del sintetizzatore che evidenzia la bellezza dell’interpretazione vocale e il sottile filo di tensione che caratterizza il brano.

Son conclude il lavoro ed è forse un poco più sperimentale degli altri brani con il rullare dei tamburi che appare elemento nuovo rispetto ai suoni precedenti.

Non male, per me una sorpresa. Non sono in grado di dirvi con esattezza perché questo album mi sia piaciuto: la musica che vi si ascolta non è proprio quella che mi è più famigliare. Ma trovo il tutto funzionante e affascinante. Avessi avuto trent’anni in meno forse mi sarei innamorato (musicalmente) delle Warpaint, ora mi piacciono e basta.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco: HI

Se non ti basta ascolta anche:

Massive Attack – Protection

Blonde Redhead – 23

Cocteau Twins – Treasure

 

ARTISTA: Pharrell

TITOLO: Girl

GIUDIZIO: ***1/2 

Un pirla, un furbacchione e una faccia da schiaffi. Tutti epiteti negativi, ma non in modo definitivo, anzi che tradiscono una simpatia di fondo. Perché questo è Pharrell, un farabutto ma che si macchia di peccati assai lievi e che alla fine risulta (quasi) simpatico.

Ovvio che siamo agli antipodi delle Warpaint: laddove quelle sono cervellotiche, chiuse, ermetiche, qui siamo invece nel pieno di una festa, i temi trattati più leggeri di quanto sia possibile, la musica allegra, frizzante, briosa.

Insomma un prodotto tipicamente estivo. E diversamente non poteva essere, considerato il suo passato (molto prossimo) di produttore e la sua presenza nei due maggiori successi del 2013: Get Lucky dei Daft Punk e Blurried Lines di Robin Ticke.

GIRL è la seconda prova di Pharrell dopo l’esordio, francamente deludente, del 2006 e l’avventura dei NERD, supergruppo autore di un unico lavoro con alcune buone canzoni,   ma nell’insieme nulla di che.

Le attese rispetto a questo disco erano assai elevate: ci si aspettava una sorta di Thriller del terzo millennio.

Che Pharrell sia geniale credo sia indiscutibile, sia come autore che come produttore. In quest’ultima veste è stato capace di creare un suono che è divenuto una sorta di marchio di fabbrica, come è riuscito Nile Rodgers con le Chic, le Sister Sledge o Quincy Jones con Michael Jackson.

Leggendo le prima recensioni, i giudizi sono stati diversi, si va dalla delusione al (quasi) capolavoro. A me il lavoro è piaciuto e in alcune canzoni l’ho trovato geniale. Se vi piaccciono il soul, il funk, la dance, qui ci troverete un concentrato con frequenti richiami al passato che vanno da Stevie Wonder, a Michael Jackson, a Prince, a James Brown, ma sempre conditi con un “quid” di novità.

Resta da digerire la faccia da pirla che però lo obbliga, per essere credibile, a far di più di quello che verrebbe richiesto a chiunque altro. E questo è un bene.

Il primo brano è Marylin Monroe e siamo dalle parti di Burried Lines di Robin Thicke, mentre Brand New è un godibilissimo duetto con Justin Timberlake, che risente dell’esigenza di essere trasversale e più pop possibile.

Mentre Hunter è energia allo stato puro e richiama alcune cose ancora di Michael Jackson, Gush ha il piglio e il ritmo di alcune canzoni di Prince ma ha un gusto melodico che ricorda molto gli ultimi lavori di Justin Timberlake.

Happy è e sarà il tormentone di questa primavera ed è destinata ad entrarci nelle orecchie in ogni locale pubblico nel quale ci troveremo a stazionare nei prossimi due / tre mesi. Happy è una canzone perfetta, costruita con molta furbizia, con un groove contagioso, un ritmo inarrestabile e una melodia azzeccata che ricorda vagamente Harvest for the World degli Isley Brothers.

Come get It Bae ha il passo del funk di Robin Thicke ed è forse il brano meno riuscito della raccolta, quello dotato meno di una sua fisionomia precisa, mentre Gust of Wind ha un inizio che sembra quello di The Bottle di Gil Scott-Heron per poi divenire un brano dei Daft Punk grazie all’aggiunta dell’elettronica e della voce filtrata.

Lost Queen è il ritorno alle radici, con riferimenti al gospel, mentre Know Who You Are è il modo, dopo Happy, di tornare ai vertici delle classifiche di vendita, grazie alla presenza di Alicia Keys e ad un ritmo reggae tanto godibile che sembra fatto apposta per piacere a chiunque.

Chiude It Girl, un brano ancora in falsetto, nel quale tutte le esperienze con Thicke, Timberlake e i “Daft”si condensano in tre minuti. Divertente e forse anche più.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco: Happy

Se non ti basta ascolta anche:

Michael Jackson – Thriller

Prince – 1999

Daft Punk – Random Access Memories

Commenti

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  1. Scritto da B.G.

    Ciao Diego! Pharrel non è “roba” per te :) B.G.

  2. Scritto da Diego Perini

    Gruppo femminile senza andare indietro di secoli, DumDumGirls più brave di quel m’aspettassi. Il dream-pop delle Warpaint è carino. Pharrell non so chi sia, ma mi basta la copertina.