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Al Mascheroni incontro con Saverio Masi caposcorta del pm Di Matteo

Mercoledì 26 marzo in programma l’incontro con il maresciallo dei Carabinieri Saverio Masi, ora caposcorta del pm Nino Di Matteo e precedentemente in forza al Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo, e il giornalista di Antimafia Duemila Aaron Pettinari. L’iniziativa, organizzata dal Movimento delle Agende Rosse di Salvatore Borsellino, Tavola della Pace Valbrembana e Collettivo Bee3, è il secondo appuntamento del ciclo di incontri di informazione sulla trattativa Stato – Mafia.

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Mercoledì 26 marzo il maresciallo dei Carabinieri Saverio Masi, ora caposcorta del pm Nino Di Matteo e precedentemente in forza al Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo, e il giornalista Aaron Pettinari di AntimafiaDuemila saranno protagonisti di due incontri al liceo scientifico Mascheroni di Bergamo.

Al mattino, dalle 11 alle 13 incontreranno gli studenti nell’Auditorium dell’istituto in via Alberico da Rosciate, 21 mentre la sera, dalle 18 alle 20, la cittadinanza nell’Aula magna dell’istituto, dove si svolgerà un incontro sul tema: “Questo è il tempo della verità”. L’iniziativa, organizzata dal Movimento delle Agende Rosse di Salvatore Borsellino, Tavola della Pace Valbrembana e Collettivo Bee3, è il secondo appuntamento del ciclo di tre incontri di informazione sulla trattativa Stato – Mafia.

Gli organizzatori spiegano: “Il 20 gennaio ha avuto inizio a Palermo, davanti al Palazzo di Giustizia, il presidio permanente che vede impegnati associazioni e movimenti antimafia palermitani, con il supporto temporaneo di cittadini provenienti anche da altre parti d’Italia, costituitisi in scorta civica ai magistrati Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia, Vittorio Teresi, Roberto Scarpinato, minacciati da mafia e da poteri forti. Pende inoltre presso il Csm un procedimento disciplinare nei confronti del dott. Di Matteo che stride con la condizione di rischio che egli sta vivendo, in quanto raggiunto da numerose e circostanziate lettere minatorie, colpito dalla condanna a morte di Totò Riina cui ha fatto eco un comunicato della “Falange armata”: valuti l’organo di autogoverno della magistratura come eliminare questo paradosso plateale. In molte altre città d’Italia sono fioriti movimenti di scorta civica e presìdi nella consapevolezza che la storia del nostro Paese, intessuta di stragi e omicidi di Stato, non si debba ripetere mai più. Perché il dopo lo conosciamo tutti, lo abbiamo vissuto e poi rivissuto più volte attraverso i media; quegli stessi che oggi latitano dedicherebbero fiumi di edizioni straordinarie e strappalacrime, le telecamere indugerebbero sui particolari più agghiaccianti, musica struggente di sottofondo. E poi ancora le solite passerelle dei sepolcri imbiancati ai funerali, di stato, quelli sì, perché lo Stato non sa e non vuole proteggere i vivi, nemmeno oggi: i vivi diventano bravi quando sono morti, con beatificazioni postume firmate in molti casi dagli assassini e dai mandanti”.

Quindi, gli organizzatori proseguono: “’Bergamo non lascia soli i Magistrati minacciati dalle mafie’ questo lo striscione esposto su un edificio di Piazza Cavour, affermazione che ci porta a proporre incontri che possano condurre i cittadini all’informazione e quindi al coinvolgimento in una corale vicinanza, alla consapevolezza che noi siamo lo Stato e dobbiamo opporci recisamente alla mafia e ai poteri forti che costringono i nostri Uomini migliori ad una vita al limite dell’umano. E dobbiamo fare pressione perchè si approntino, senza indugio, tutti i mezzi posti a disposizione dalla tecnologia, in particolare il bomb janmmer, per tutelare al meglio la vita dei magistrati che indagano sulla trattativa Stato-mafia”.

Saverio Masi e Aaron Pettinari sono due personalità da tempo impegnate nell’antimafia. Gli organizzatori ricordano: “Dal 2013 l’opinione pubblica è venuta a conoscenza delle vicende denunciate dal maresciallo dei carabinieri Saverio Masi, oggi caposcorta del pm della DDA di Palermo Nino Di Matteo, titolare di importanti e scomode inchieste sulla trattativa Stato-mafia, attualmente arrivate a processo. Un processo che “imbarazza tutti”, secondo le parole dell’anonimo che in occasione della sua apertura ha scritto un’inquietante lettera di minacce a Massimo Ciancimino, teste chiave del processo, e che coinvolge, oltre ai PM, tutto il Collegio giudicante. Il maresciallo Masi ha denunciato gli ostacoli posti dai suoi superiori alle sue indagini per la cattura prima di Bernardo Provenzano e poi di Matteo Messina Denaro, vicende in seguito alle quali fu denunciato dagli stessi: perchè certe scelte costano. Eccolo costretto a subire un processo ed una condanna in appello per una multa presa mentre era in servizio con un’autovettura privata. Prassi molto usata per poter fare le indagini e non venire riconosciuti ma, nel suo caso, utilizzata per metterlo con le spalle al muro, toglierlo dal reparto investigativo e, se dovesse andare male in Cassazione, buttarlo fuori dall’Arma. Così non darà più fastidio nei reparti investigativi, con la sua “mania” di voler catturare i superlatitanti. Ma il maresciallo Masi oltre ad aver denunciato vicende che possono aiutare a far luce sulle coperture di Stato alla latitanza di Provenzano e di Messina Denaro, è anche un importante testimone sulle vicende relative al papello e alla trattativa tra i carabinieri del Ros e Cosa Nostra per il tramite di Vito Ciancimino. E’ un teste rilevante nel processo sulla trattativa Stato-mafia che si è aperto il 26 maggio a Palermo in Corte di Assise e anche nel processo Mori-Obinu per la mancata cattura di Provenzano, che si è chiuso in primo grado come è noto con una clamorosa sentenza di assoluzione degli imputati che ha fatto molto discutere, ma per cui la procura ha già presentato ricorso in appello”.

Infine, gli organizzatori concludono: “Aaron Pettinari è giornalista de Il Resto del Carlino e di AntimafiaDuemila, testata, quest’ultima, che si distingue da 14 anni nel campo delle informazioni su Cosa nostra e sulle organizzazioni criminali connesse. Condividiamo le parole di stima e gratitudine dedicate alla sua redazione dal dottor Roberto Scarpinato, procuratore generale della Corte d’Appello di Palermo durante il convegno del 18 luglio 2013 nell’atrio della Facoltà di Giurisprudenza: “Forse sapete che quando intervengo in pubblico salto sempre la parte dei ringraziamenti agli organizzatori della serata perché mi sembra un cerimoniale superfluo. Tuttavia questa sera voglio fare un’eccezione perché è il tempo di ringraziamenti non rituali. Desidero quindi ringraziare la redazione di AntimafiaDuemila perché dalla data della fondazione della rivista questo gruppo di volontari di formazione democratica ha svolto un ruolo prezioso di resistenza civile e di controffensiva culturale”.

È possibile avere ulteriori informazioni inviando un’email all’indirizzo di posta elettronica adrica@inwind.it oppure a tavolavallebrembana@gmail.com

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Commenti

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  1. Scritto da Giuseppe Fusco

    Bisogna sostenere l’operato di chi con lealtà e coraggio difendono i valori della giustizia contro gli attacchi criminosi dellamafia e dei suoi compici a tutti i livelli, grazie.