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Tratta degli esseri umani e commercio di organi La lotta di Papa Francesco

Il 17 marzo, nella Sala Stampa vaticana, è stato siglato un documento che impegna la Chiesa cattolica, la Chiesa anglicana e l’Islam sunnita a fare il possibile per «sradicare la schiavitù moderna della tratta di esseri umani entro il 2020».

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«Marcelo: Creo que seria bueno… Marcello, penso che sarebbe bene occuparsi del traffico di esseri umani e della schiavitù moderna. Il traffico di organi può essere trattato in connessione con il traffico di esseri umani. Grazie mille. Francisco». Il vescovo argentino Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze sociali, racconta come la decisione della Santa Sede di dedicare una primaria lotta alle schiavitù moderne, alla tratta delle persone e al commercio illegale di organi, sia nata da un appunto che gli aveva scritto in spagnolo il Papa argentino sul retro di una busta.

Il 17 marzo, nella Sala Stampa vaticana, è stato siglato un documento che impegna la Chiesa cattolica, la Chiesa anglicana e l’Islam sunnita a fare il possibile per «sradicare la schiavitù moderna della tratta di esseri umani entro il 2020». Lo hanno firmato il vescovo Sánchez Sorondo; l’anglicano David John Moxon in rappresentanza di Justin Welby, arcivescovo di Canterbury; il dottor Mahmoud Azab di al-Azhar, rappresentante del grande imam Ahmed al-Tayyeb e dell’Università sunnita al-Azhar del Cairo.

Il «Global Freedom Network» è in collaborazione con la Walk Free Foundation, istituita dal magnate australiano John Andrew Henry Forrest – è nella lista di «Forbes» tra gli uomini più ricchi del globo – fondatore della Walk Free Foundation.

L’iniziativa di Forrest è nata dopo che la figlia aveva scoperto la tratta dei bambini dal Nepal. Il suo è un raro caso in cui una parte dell’immensa ricchezza è usata anche a fin di bene e a un nobile scopo. Egli chiede una convinta adesione e un forte impegno anche agli esponenti di altre religioni – in primo luogo a Ebraismo, Islam sciita, Induismo, Buddhismo – e di altre confessioni cristiane, gli ortodossi e le varie sigle protestanti e pentecostali. «Nonostante gli sforzi di moltissime persone in tantissimi Paesi – sottolinea la dichiarazione – la schiavitù moderna e la tratta di esseri umani continuano a crescere. Le vittime sono tenute nascoste in luoghi di prostituzione e stabilimenti, campagne e pescherecci, strutture illegali e case private dietro porte chiuse, in città e villaggi delle Nazioni ricche e di quelle povere. Tollerando questa situazione violiamo la nostra umanità e offendiamo le coscienze dei popoli. Attraverso la fede e i valori umani si può tentare di sradicare queste schiavitù». Basta pensare in quali condizioni disumane, come topi, vivono le colonie dei cinesi in Italia. Lo sfruttamento fisico, economico e sessuale di donne, bambini e uomini condanna al degrado 30 milioni di persone nel mondo. Le istituzioni religiose mettono in primo piano gli strumenti spirituali: fede, preghiera, digiuno, carità e «una giornata di preghiera per le vittime».

Ma anche strumenti operativi: «Piani per invitare tutte le confessioni a vigilare affinché le loro catene di approvvigionamento e investimenti escludano forme di schiavitù; ad adottare misure correttive, se necessario; a mobilitare le rispettive sezioni giovanili». Famiglie, scuole, università, congregazioni e istituzioni sono invitate a far conoscere la natura di queste schiavitù, «a denunciarla, a segnalare atteggiamenti sociali, pregiudizi e sistemi connessi alla tratta».

Un ruolo fondamentale giocano la politica e le multinazionali. La politica vigili «affinché le catene di approvvigionamento escludano la schiavitù»; le grandi multinazionali – le prime al mondo a sfruttare il lavoro dei bambini e delle donne – devono cambiare strategia: gli amministratori delegati devono garantire che «le loro catene di approvvigionamento escludano forme di schiavitù». Forrest chiede al prossimo G20 – si svolgerà il 5-6 settembre a Brisbane in Australia – «di proporre lo sradicamento della schiavitù come unico moltiplicatore economico: non c’è modo migliore di far crescere l’economia». La Chiesa cattolica da cinquant’anni, cioè dal Concilio Vaticano II (1962-1965), prende molto sul serio il dialogo ecumenico con le altre confessioni cristiane e il confronto con le altre grandi religioni del mondo. Basta ricordare come Giovanni Paolo II le abbia convocate almeno tre volte ad Assisi a pregare per la pace e la giustizia: il 27 ottobre 1986 contro il riarmo nucleare; nel 1993 per la pace nei Balcani; nel 2002 dopo gli attentati terroristici in America nel settembre 2001. Così ha fatto Papa Benedetto il 27 ottobre 2011. Ora questa intesa senza precedenti; il Walk Free Foundation lo definisce «accordo rivoluzionario», il portavoce vaticano Federico Lombardi «storico». Spiega il rappresentante musulmano: «L’Islam, il Corano vieta al cento per cento il traffico di persone e la schiavitù. Soprattutto la schiavitù moderna è proibita tassativamente in qualsiasi parte del mondo».

E mons. Sorondo: «Tutte queste forme di schiavitù, di traffico di esseri umani e di prostituzione sono un crimine contro l’umanità.

Papa Francesco ha ribadito questo concetto quattro volte e lo ringrazio perché ha avuto il coraggio di dirlo: “Sì, io dico queste cose perché gli altri non vogliono dirle, ma sono la realtà”». In questa linea si colloca la Via Crucis indetta a Roma per le donne vittime della tratta e della prostituzione, iniziativa promossa dalla Comunità Papa Giovanni XXIII di don Oreste Benzi e dalla Pastorale giovanile di Roma: don Benzi salvò 9 mila donne dalla schiavitù e oggi nei suoi gruppi ci sono 700 donne sfuggite agli sfruttatori e ai criminali. L’iniziativa è sostenuta dal Papa che domenica 9 marzo all’Angelus ha commentato: «Sono bravi questi, eh». Per la prima volta in assoluto Papa Francesco partecipa all’incontro promosso dalla Fondazione «Libera», presieduta dal torinese don Luigi Ciotti, nella chiesa di San Gregorio VII, con i familiari delle vittime innocenti delle mafie, alla vigilia della XIX «Giornata della memoria e dell’impegno» di Latina. Il 21 gennaio Papa Francesco ha ricevuto don Ciotti: hanno parlato della «necessità di un maggiore impegno a sostegno delle persone povere e fragili, segnate dalla violenza e dall’ingiustizia, con particolare riguardo all’attività a tutela delle donne vittime di tratta». Hanno discusso anche di lotta alle mafie e alla corruzione e del sostegno ai familiari delle vittime del crimine organizzato. Commentò don Ciotti: «Quello del Papa è un dono tanto più grande perché apre la Giornata della memoria. La sua disponibilità ad accompagnare queste persone in un momento di dolore e di speranza è segno di attenzione e di sensibilità: il Papa ha veramente un’attenzione particolare verso l’umanità fragile e ferita; la sua è la voce della Chiesa che salda il cielo e la terra. Molte di queste vittime non hanno esitato a mettere la propria vita al servizio degli altri, anche a costo di perderla. È questa giustizia delle coscienze, prima che delle leggi, il dono che ci hanno lasciato. Condividerlo con Papa Francesco è una grande gioia».

Pier Giuseppe Accornero

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