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Noi 4, un film scontato, ridicolo e un po’ irritante

Noi 4 di Francesco Bruni è una commedia di cui non se ne sentiva il bisogno. Decisamente televisivo. Nel senso dello sceneggiato di buoni sentimenti e sceneggiatura mediocre, che ritrae la realtà con tratti un po’ caricaturali ma in modo che lo spettatore ci si possa ritrovare e sentirsi a suo agio.

Titolo: Noi 4

Regia: Francesco Bruni

Genere: Commedia

Durata: 90 minuti

Cast: Con Ksenia Rappoport (Lara), Fabrizio Gifuni (Ettore), Lucrezia Guidone (Emma), Francesco Bracci (Giacomo), Raffaella Lebboroni (zia Nicoletta)

Voto: 5

Attualmente in visione: Cinema Capitol

 

Decisamente televisivo. Nel senso dello sceneggiato di buoni sentimenti e sceneggiatura mediocre, che ritrae la realtà con tratti un po’ caricaturali ma in modo che lo spettatore ci si possa ritrovare e sentirsi a suo agio. La separazione, i figli che ci stanno male, lo stress… Cose che capitano o potrebbero capitare anche a noi, e per certi versi – soprattutto se c’è un lieto fine – questo è persino rasserenante. Si va a letto, si spegne la luce e si dorme.

Sinceramente non si sentiva il bisogno di un film come questo, a meno che non si reputi positivo l’aspetto ansiolitico. Bruni con questo film sta ben al di sotto dell’attenzione psicologica dimostrata in “Scialla!”, della validità della sceneggiatura e della regia in grado di evidenziare luci ed ombre nel rapporto padre-figlio, adolescenza-maturità, cultura-erudizione, di interessarci dall’inizio alla fine con twist narrativi. In “Noi4” invece tutto è scontato, ridicolo e a volte un filo irritante, come l’ansia ansiogena della madre ingegnere tutta d’un pezzo ma resa fragile dal tempo che passa e che forse abbassa le tette, il rapporto tra il “papone ragazzone” e la figlia adorante, la bontà buonissima del figlio tredicenne.

E ancora quel Lare, nome tutelare della famiglia, dissepolto durante gli scavi per la metropolitana, che ci segnala che la famiglia trionferà, sì insomma riemergerà. L’uso smodato del cellulare (ovunque e sempre) è certo realistico, il test antigravidanza estemporaneo lungo il Tevere molto meno… Così, con buone interpretazioni a fronte di soggetto e sceneggiatura fragilissimi, il film arriva alla fine, senza il coraggio di dichiarare il lieto fine ma lasciandolo intuire grazie a un orgasmo rapidissimo foriero di riflessioni.

Mah, vedendo film come questo si capisce meglio la distanza con pellicole come “Il capitale umano” di Virzì, solo apparentemente televisive. Aiuta nel confronto anche l’interpretazione di Gifuni, che dà prova di versatilità passando dal recitare lo squalo estremo di Virzì al Peter Pan estremo di Bruni, comunque un po’ sopra le righe. 

Paola Suardi

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