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Il bello di essere padri Shameless rivoluziona l’idea di famiglia della tv

Humor nero, battute acide, situazioni surreali e personaggi border-line: Shameless offre un'originale lettura su come è cambiato il modo di intendere la genitorialità e la vita famigliare, proponendo sugli schermi televisivi la famiglia più politicamente scorretta di sempre.

Quale occasione migliore della festa del papà per proporre Shameless all’attenzione dei maniaci della serialità televisiva. Di certo, non si può pretendere di assumere come modello replicabile di pater familias Frank Gallagher (William H. Macy). Tuttavia, ad una lettura più attenta e scevra dai pregiudizi, offre un’interpretazione originale delle difficoltà alle quali la famiglia contemporanea deve rispondere oggi.

Innanzitutto, è bene precisare che ci si riferisce alla versione statunitense trasmessa dal canale via cavo Showtime dal 2011 e che si basa sull’omonima serie britannica di Paul Abbott.

Protagonisti sono i membri della famiglia più politicamente scorretta che sia mai comparsa in televisione, roba da far sembrare “I Simpson” un intrattenimento per educande. Le generazione dei trenta-quarentenni odierni sono televisivamente cresciuti avendo quali coordinate di riferimento le sit-com dei Robinson, dei Jefferson, di Casa Keaton e dei Drummond (Arnold per intenderci); quindi, potranno più facilmente comprendere la siderale distanza che separa le vicende dei Gallagher da quelle rappresentate dalla tv degli anni 80. La società con le sue contraddizioni veniva rappresentata anche in queste vecchie serie tv, tuttavia, era sempre uno sfondo che faceva da cornice ai caratteri dominanti che in qualche modo governavano il difficile equilibrio genitori-figli attraverso l’ironia e l'(auto)canzonatura dei ruoli.

La famiglia Gallagher supera ogni stereotipo famigliare ricorrendo ad un repertorio composto da humor nero, battute acide, situazioni surreali e personaggi border-line: un padre alcolizzato e assente che riesce ad utilizzare a proprio favore le storture dell’assistenza sociale (e che per non dormire per strada si lascia usare come oggetto sessuale dalla vicina di casa); una madre che ha abbandonato figli, marito e responsabilità sbattendo in faccia a tutti la propria omosessualità; sei figli la cui responsabilità ricade sull’unica maggiorenne che si barcamena fra lavori saltuari e bollette per non perdere la casa in cui vivono.

A far da contorno una pletora di amici e conoscenti altrettanto incasinati ed improbabili, come la vicina agorafobica o la coppia di amici che arrotonda esibendo le proprie performance amorose via web, ma che finiscono con il gravitare attorno alla vita dei Gallagher proprio per quel legame che li unisce e che li porta ad includere come parte del branco anche il vicinato.

E nonostante le storture riescono a sopravvivere e ad essere uniti, senza nemmeno troppo lagnarsi delle difficoltà nelle quali si ritrovano. Di più, senza provare il benché minimo imbarazzo perché quello che sembrano suggerirci, in fondo, è proprio questo: anche nella situazione più estrema non esiste povertà, non esiste privazione, non esiste vergogna se ci si ricorda di appartenere ad un branco chiamato famiglia, i cui confini non vengono certo limitati dall’appartenenza di sangue.

Al netto di turpiloqui, scene di sesso e paradossi narrativi, la famiglia Gallagher può infatti dirsi non solo “shameless”, senza vergogna, ma addirittura orgogliosa della forza che ognuno dei membri sembra possedere per affrontare le difficoltà della vita.

Nonostante le apparenze, dunque, si tratta di un modello virtuoso senza avere la pretesa di esserlo, senza moralismi, senza idee preconcette sui ruoli e senza anche le responsabilità formali che ne dovrebbero derivare. Forse è questo il segreto del successo di questa serie, giunta alla quarta stagione. E forse questo è uno dei segreti anche delle famiglie che funzionano: che non sono quelle a cui tutto fila liscio, ma sono quelle che riescono a superare anche le situazioni più complicate.

Ivan Leoni

Commenti

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  1. Scritto da marco

    il consiglio è sempre quello di guardare le serie americane in lingua originale, aiutandosi se serve con i sottotitoli, meglio se anche quelli in lingua originale. spesso nel doppiaggio certe parlate da sobborgo vengono rese con un italiano pulito e impostato che fa perdere il senso di certe situazioni.