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Visto da Feltri: Berlinguer non ti voglio bene

Vittorio Feltri direttore editoriale de Il Giornale "commemora" a modo suo il trentesimo anniversario della scomparsa di Enrico Berlinguer. Il giornalista bergamasco prende spunto da questa occasione per un excursus su (contro) i comunisti di allora e di oggi, e i loro sostenitori. E "rivisita" successi ed errori del segretario del Pci.

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Vittorio Feltri direttore editoriale de Il Giornale "commemora" a modo suo il trentesimo anniversario della scomparsa di Enrico Berlinguer. Il giornalista bergamasco prende spunto da questa occasione per un excursus su (contro) i comunisti di allora e di oggi, e i loro sostenitori. E "rivisita" successi ed errori del segretario del Pci.

 

Nel 1984, trent’anni fa, moriva Enrico Berlinguer, segretario del Partito comunista italiano (il più importante e imponente del mondo occidentale), oggi formalmente morto, ma tenuto artificialmente in vita dai comunisti di risulta, non più numerosi quanto allora, ma nemmeno così pochi da non contare nulla. Diciamo che ce ne sono abbastanza per alimentare – con la collaborazione dei pauperisti cattolici – una mentalità antagonista a quella pseudoliberale cui s’ispirano i partiti della Seconda Repubblica.

È prevedibile che nei prossimi giorni si scateni la retorica nostalgica dei bei tempi in cui il marxismo era considerato una macchina non perfetta ma perfettibile, al contrario del capitalismo, un rudere irrecuperabile destinato ad appassionare soltanto gli archeologi.  

L’utopia comunista è stata archiviata dappertutto, perfino in Cina. Resiste solo nella Corea del Nord, e abbiamo detto tutto, nonché dalle nostre parti, dov’è addirittura rimpianta. Dubito che chi ha meno di 50 anni sappia qualcosa di Berlinguer, quindi non varrebbe la pena di parlarne.

Poiché tuttavia ne tratteranno diffusamente giornali, televisioni, saggi e film (Eugenio Scalfari ha già cominciato ieri sulla Repubblica, paragonando l’illustre defunto a Papa Francesco), non possiamo tirarci indietro.

E con la consueta franchezza diciamo che il de cuius era una persona perbene, educata e capace. Ciononostante non è vero che abbia cambiato il costume politico della sinistra. Ci ha provato, questo sì, ma non c’è riuscito.

Nel tentativo di modernizzare il Pci, teorizzò il «compromesso storico», poi l’«eurocomunismo». Il primo non era altro che una sorta di «larghe intese» ante litteram, che prevedeva un’alleanza di governo tra Pci e Democrazia cristiana; il secondo non si è mai capito cosa fosse, tant’è che qualcuno lo definì acidamente «neurocomunismo», cioè materia psichiatrica.

Berlinguer probabilmente intuiva che il marxismo, lo stalinismo e perfino il leninismo non rispondessero più alle esigenze della società moderna, e tentò di voltare pagina, nella consapevolezza che il suo partito non sarebbe mai riuscito a conquistare il potere con le proprie forze. S’impegnò pertanto a ripiegare su una coalizione progressista comprendente i cattolici di sinistra (per esempio basisti della Dc e affini), avviando un rapporto stretto con Ciriaco De Mita, più aperto ai comunisti che ai socialisti craxiani. Un esperimento in questo senso fu fatto dopo l’assassinio di Aldo Moro, quando il terrorismo minacciava l’ordine democratico. Ma l’esperienza non durò a lungo.

Cosicché Berlinguer batté il chiodo dell’«eurocomunismo», senza però spiegare in che cosa consistesse questa formula astrusa e tuttavia in grado di affascinare intellettuali e varie sottospecie.

Il segretario del Pci divenne un eroe nel momento in cui annunciò di essersi distaccato dall’Unione Sovietica, dalla quale Botteghe Oscure aveva ottenuto, per lustri e lustri, lauti finanziamenti per imporsi in Italia.

Quell’episodio fu enfaticamente etichettato come uno strappo. In realtà non era neanche una smagliatura. I legami tra Mosca e i «sudditi» del Pci proseguirono e i rubli piovvero a Roma almeno sino al 1989, allorché cadde il Muro di Berlino e i comunisti italiani ottennero dal Parlamento dell’epoca un’elegante amnistia che cancellò il reato rosso di finanziamento illecito.

I cretinetti del pentapartito invece non smisero d’incassare denaro attraverso le tangenti e furono sterminati dalla famosa inchiesta Mani pulite. Chiariti questi particolari, si comprendono molte cose della recente storia patria. Soprattutto si comprende perché il Pci, sotto mentite spoglie, andò al governo mentre la Dc, il Psi, il Psdi, il Pli e il Pri finirono in tribunale e in galera.

Berlinguer, occorre precisare, ebbe il genio di inventarsi la cosiddetta «questione morale», avendo scoperto che i partiti, compreso il suo, incassavano quattrini illeciti (o sporchi, vedete voi). Aveva ragione, ma avrebbe fatto meglio a dire la verità invece di limitarsi ad accusare gli altri di arricchirsi con le stecche, quando anche il Pci si fece nutrire dall’Urss finché questa non perì.

È la solita storia della pagliuzza e della trave.  

In ogni caso, il padre del «compromesso storico» non riuscì a realizzare neanche uno dei propri sogni per un motivo semplice e drammatico: il Pci, date le radici sovietiche, non aveva i requisiti di purezza per andare al governo in un Paese occidentale, amico degli Stati Uniti, quale il nostro. Gli italiani non lo avrebbero mai votato in quantità sufficiente a dargli la maggioranza e, qualora si fosse presentato alle elezioni in compagnia della Dc, la maggioranza dei sostenitori democristiani sarebbe scappata inorridita.  

Solo in una circostanza, Berlinguer trionfò. Fu quando egli morì.

Alcune settimane dopo si votò per le europee e il Pci per la prima volta superò alle urne la Dc.

Non accadde più.

Poi venne Matteo Renzi che andò a Palazzo Chigi vincendo alla lotteria.

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Commenti

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  1. Scritto da nino cortesi

    Possiamo anche aggiungere che il M5* è esattamente il contrario di tutto quello che lei rappresenta.
    Non ha proprio nulla di cui vantarsi.

  2. Scritto da nino cortesi

    Lei è uno di quelli che ha seppellito gli onesti anche con articoli come questo ben pagati dai ricconi lobbysti.
    Infatti si vede dove siamo e non devi vantartene.

  3. Scritto da SommovimentiIntestinali

    Ma perchè non va a godersi i soldi che il suo padrone gli ha dato e ci lascia in pace ?

    1. Scritto da BERTU

      Probabilmente perché sente il bisogno di raccontare a chi non c’era che cosa si diceva e cosa è successo.
      Questo non vuol dire che Feltri riesca nella impresa impossibile di farti capire qualcosa: sarebbe necessario che tu avessi l’abilità di elaborare quei semplicissimi concetti che ci illustra.
      Eppoi, tu sei già in pace…

      1. Scritto da SommovimentiIntestinali

        1) Io c’ero 2) L’ipotesi che feltri possa farmi capire qualcosa o darmi lezione su qualcosa fa parte della fantascienza 3) Per darti un esempio, non che ne ne freghi , mi sai dire da dove risulta che il pci prese soldi da mosca fino al 1989 ? Ha avuto la rivelazioni in sogno ?

  4. Scritto da piersilvio

    feltri è molto approssimativo e pergiunta da sempre pagato dal piduista no. 1816 : di quello si occupi e per quello si preoccupi qualora non lo pagasse più

    1. Scritto da Veronika

      Perché non ti limiti a giudicare l articolo ma entri a gamba tesa sull uomo? Sei un pavido. Per quel che riguarda l articolo lo ritengo completo e coerente.

      1. Scritto da Beep

        Prchè con feltri la cosa diventa semplice , l’articolo non c’è neppure bisogno di leggerlo . Il parere di feltri su Berlinguer non serve a nulla e a nessuno , aria fritta . Matematico .

        1. Scritto da pieneibale

          Mamma mia il Vate della maresana……

          1. Scritto da VomitoErgoSum

            Qui basta un vate di vidalengo , si va a mani basse anzi , non c’è alcun bisogno di un vate, bastano i fatti ed il passato . Rileggiti un po di titoli dei giornali che appartengono alla sua storia . Divertiti.

          2. Scritto da pieneibale

            Ma anche delle Capannelle, comunque i fatti li ho vissuti, i suoi titoli e giornali li ho letti (per fortuna non solo i suoi) e per questo che il mio giudizio sul vate non è sicuramente positivo.

          3. Scritto da pieneibale

            Non offendere Vidalengo!! ahahahah comunque li ho letti i giornali del passato (e vissuto quel periodo) ma per fortuna non ho letto solo i suoi,

  5. Scritto da Carlo Pezzotta

    Sicuramente da dov’è, Berlinguer ne sarà lusingato dalla inimicizia di feltri (minuscolo, perchè è una persona minuscola).

  6. Scritto da Vito

    Per fortuna di Feltri dopo 10 anni comparve sulla scena politica il suo editore che sistemò’ tutto