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La fine e il nuovo inizio La linea della vita riletta da Mastrovito fotogallery

Andrea Mastrovito, artista che vive tra Bergamo e New York, propone due allestimenti "At the end of the line" alla Gamec e "Neverending end" al Villaggio degli Sposi di Bergamo che offre uno sguardo sul passaggio tra la fine e il nuovo inizio, il tema della memoria e della morte.

E’ uno sguardo antropologico prima ancora che artistico quello sollecitato dalla mostra Gamec "At the end of the line", di Andrea Mastrovito. Tra miti del passaggio e pratiche della memoria, tra riti individuali e liturgie collettive, l’eterno tema della morte – che nell’arte contemporanea si declina tra riflessione sul rimosso e sperimentazione iconografica – torna qui sotto forma di suggestione grafica e di evocazione cromatica e luministica.

Complice un allestimento meticolosamente curato in ogni finitura, si varca lo Spazio Zero della Gamec in una total immersion di luce bianca che avvolge lo sguardo e sospende il passo di chi entra. Ci si trova da subito a "galleggiare" sulle lapidi funebri di cento individui del passato che un sottile piano di plexiglass trasparente separa dai piedi di chi oggi passa calpestando con appositi copri-scarpa.

Si tratta di calchi epigrafici su carta, ribattezzati in chiave artistica "frottage" dal tempo dei surrealisti, realizzati a carboncino su fogli applicati alla pietra. L’effetto specchiante del pavimento, per chi cammina, è illusorio, e restituisce l’impressione di una chiarità meta-fisica e, se si vuole, ultra-terrena.

Dal bambino mai nato all’individuo centenario, scorrono ai nostri piedi le vite di chi "la vita ha potuto giocarsela" in varia misura: "l’idea è percorrere questa geografia come quando da bambini si giocava, tirando un sasso, al gioco del mondo", spiega l’artista.

La parete di fondo, disegnata a grafite e animata dalla presenza di tre statue in cemento anch’esse dipinte e confuse al paesaggio con effetto trompe-l’oeil, è un classico ambiente naturale che rimanda, anche nel titolo, al ritorno di tutto alla natura: "Buoni amici, andiamo ai campi…", recita l’epitaffio di Edgar Lee Masters, il poeta di Spoon River, di cui l’intervento di Mastrovito rappresenta una sorta di sintesi in chiave pitto-grafica.

L’ambiente a fianco, immerso invece nell’oscurità, propone la video animazione, della durata di due minuti e 35 secondi, di 1200 disegni dell’artista bergamasco: proiettata su fondo oro, la silhouette effimera di una trapezista si muove upside down al ritmo di una musica astratta (composta ed eseguita da Alfonso Surace, Francesca Arancio, Luciano Finazzi) metafora dell’anima e del passaggio tra la materia e l’aldilà. Il ciclo si chiude, ma forse riparte come lascia intendere la collocazione stessa dell’ultimo pezzo (che potrebbe essere visto anche per primo), con un piccolo quadro ad acrilico e collage su tavola, un omaggio alla "Melanconia" di Durer ma anche un interrogativo lasciato aperto sulla leggerezza e/o la gravità del nostro essere al mondo.

La mostra è aperta fino al 25 maggio nei seguenti orari: martedì-domenica, 10-19; giovedì 10-22.

Dello stesso artista, che vive tra Bergamo e New York, è stata inaugurata il 18 marzo al Villaggio degli Sposi l’installazione artistica "Neverending End – 100 Last Pages". Mastrovito, vincitore del concorso "Qui l’arte è di casa", ha fatto imprimere nel calcestruzzo delle vasche che ornano la piazza il testo dell’ultima pagina dei volumi più letti dagli abitanti del quartiere: un altro modo per giocare sul concetto di "fine" e di "nuovo inizio", ancora una volta affidato all’attenzione, alla lettura e alla memoria di chi passa.

Erede, in questo, dell’antichissima pratica epigrafica di apostrofare il viandante e interloquire, da assenti, con il mondo dei vivi.

Commenti

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  1. Scritto da b.c.

    “upside down”

    e per gli italiani?

  2. Scritto da artemanualità

    quindi alla fin dei conti questo tizio non ha fatto alcunchè di artistico, ma solo pubbliche relazioni per entrare nel giro