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“Yam Dam” al BFM: quando la solidarietà cozza con la quotidianità

Una produzione belga e del Burkina Faso in concorso al bergamo Film Meeting 2014: più che un film d'amore l'occasione per riflettere sul concetto di solidarietà. Soprattutto sui limiti della solidarietà convenzionale e a distanza.

IN CONCORSO AL BERGAMO FILM MEETING 2014

Titolo: Yam Dam (Belgio/Burkina Faso)

Regia: Vivian Goffette

Genere: drammatico

Durata: 77 minuti

Cast: Fabio Zenoni, Clarisse Tabsoba, Valerie Lemaitre, Christophe Serment

“Yam Dam” è l’abbreviazione di “Yamaha pour dame”, il nome gergale usato in Burkina Faso per uno scooter.

Nel film lo yam dam è il Vespone di Christian, riscoperto e tolto dal garage insieme ad altrettanti desideri interiori ormai abbandonati. La dame è Faustine, una delle ragazze africane con cui Christian chatta segretamente la sera su Internet, che si presenta un giorno alla porta di casa per farsi sposare, come da lui ventilato in chat.

La vita di Christian, veterinario di provincia rispettato e stimato, apprezzato in paese anche per la piccola associazione di aiuti per l’Africa che ha fondato con la moglie, va in pezzi.

Christian vorrebbe che Faustine ripartisse subito, ma l’irremovibilità della donna lo porta a prendere tempo facendola passare per una stagista veterinaria. Faustine ha persino paura dei cani ma si presta a fare da assistente nello studio veterinario e così, passando del tempo insieme, i due si conoscono meglio.

Nel frattempo la gente mormora, qualcuno denuncia la clandestina, e Faustine verrà rimpatriata.

Non si capisce se Christian si innamori davvero di Faustine o se attraverso la sua frequentazione riesca a guardare se stesso da fuori e a vedere un uomo, una moglie, degli amici e una vita che non lo soddisfano.

Poco importa, perché il film non è una storia d’amore ma un’occasione per riflettere sul concetto di solidarietà. Soprattutto sui limiti della solidarietà convenzionale e esperita a distanza, un’esperienza turistica (vado, fotografo e torno) o ricreativa (una volta alla settimana mi trovo con gli amici a parlare d’Africa) che stride profondamente con la volontà autentica di fare qualcosa per qualcuno in carne e ossa.

Quando l’Africa bussa alla porta e ha un nome, quando invitata all’associazione Faustine ammette di non voler tornare in patria ma di desiderare di restare e lavorare per aiutare dal Belgio la sua famiglia, la gente fa un passo indietro, anzi cento.

I film si apre con una proiezione rapida di foto scattate in Africa e il commento verboso di un membro dell’associazione: le parole, abbondanti, ritraggono una realtà che sta nella mente di chi parla, ben aldilà delle immagini che si avvicendano velocissime.

“Yam dam” si chiude con un’altra serata all’associazione, quando Christian viene invitato a prendere la parola non è in grado di dire nulla: l’ammissione di fallimento, la denuncia di ipocrisia, è comunque eloquente.

Un soggetto robusto e originale, una sceneggiatura calibrata tra accenti drammatici e situazioni divertenti, buoni gli interpreti e la fotografia.

La critica emerge senza essere didascalica e il film va dritto alla meta.

A questo punto della mostra concorso ci sembra che il duello sia aperto tra “La Dune” e “Yam dam”.

Paola Suardi

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