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“Da Mandela a Steve Jobs, quando l’adozione diventa opportunità di riscatto” fotogallery

Al convegno “Conoscere… capire… accogliere i bambini Special needs”, promosso dall’Asl di Bergamo venerdì 14 marzo, il responsabile della divisione pediatrica dell’ospedale “Sacro Cuore” di Negrar a Verona Giorgio Zavarise ha evidenziato come l’adozione possa far scaturire un positivo spirito di riscatto nei bambini e nei ragazzi, citando esempi famosi. Il direttore sociale dell’Azienda Sanitaria Locale bergamasca Francesco Angelo Locati: l’obiettivo dell’Asl sarà rafforzare il lavoro di rete sul territorio da parte degli enti coinvolti nell’accoglienza dei figli adottivi.

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“Nel prossimo futuro, l’obiettivo dell’Asl di Bergamo per l’assistenza dei bambini con bisogni speciali è rafforzare la rete esistente sul territorio in materia di servizi per l’accoglienza dei bambini adottati e delle loro nuove famiglie”. Con queste parole il direttore sociale dell’Azienda sanitaria locale bergamasca Francesco Angelo Locati ha confermato l’impegno dell’Asl nella promozione dello sviluppo della personalità del bambino e della tutela della sua crescita in tutti i suoi aspetti: dall’ambito medico-sanitario a quello sociale e relazionale.

L’occasione per affrontare questo tema tanto delicato e complesso quanto importante è stato il convegno “Conoscere… capire… accogliere i bambini Special needs”. L’iniziativa, promossa dall’Asl di Bergamo, si è tenuta nella mattinata di venerdì 14 marzo nella “Sala degli angeli” della Casa del giovane, quale momento di confronto e di analisi sulle adozioni, attraverso l’intervento di esperti, impegnati nella bergamasca e in diverse città d’Italia.

Il dottor Locati ha proseguito rimarcando: “Sul territorio di Bergamo e provincia è già attivo un buon lavoro di rete tra gli enti e le istituzioni coinvolte nell’accoglienza dei bambini e dei ragazzi adottati e nel supporto delle famiglie adottive. Ora ci dedicheremo a potenziare la comunicazione e le sinergie tra le realtà sociali che operano a fianco dei bambini “special needs”, per esempio nella cura di patologie legate ai Paesi d’origine. Per offrire il miglior supporto alle famiglie che scelgono di intraprendere il percorso per l’adozione è necessario prestare attenzione sia all’informazione e alla formazione, sia alla post-adozione, con l’ingresso nella nuova famiglia e nella nuova società in cui si trova”. Dello stesso avviso lo psicologo, psicoterapeuta e formatore, collaboratore dell’Istituto degli Innocenti di Firenze Marco Chistolini, che ha aggiunto: “Nell’accompagnamento del bambino prima e del ragazzo poi, ma anche della famiglia adottiva, una funzione particolarmente significativa è rappresentata dal supporto psicologico. È un aspetto importante sia nell’infanzia, per aiutare il bambino a inserirsi nel nuovo contesto familiare e sociale, sia nell’età adolescenziale. Per questo, è necessario avere un approccio lungimirante, che sappia guardare in prospettiva, alla crescita della persona. Infatti, spesso, molti disturbi possono emergere nel periodo dell’adolescenza. I problemi più frequenti sono, da una parte, il rispetto delle regole e l’inserimento, l’integrazione, nel nuovo ambiente e, dall’altra, il rischio di chiusura e isolamento”.

Il modo migliore per assistere bambini e nuclei familiari è la collaborazione tra le realtà sociali che operano al loro fianco. Il direttore generale dell’Asl di Bergamo Mara Azzi ha dichiarato: “I bambini special needs presenti nei diversi Paesi d’origine sono molti e sono i primi destinatari dell’adozione internazionale circondati da poca attenzione, chiarezza, trasparenza e attendibilità circa le loro problematiche. In modo particolare, si possono distinguere bisogni speciali, cioè patologie gravi spesso insanabili, e bisogni particolari, situazioni con previsioni di recupero nel corso del tempo. Un bisogno speciale richiede un grande investimento emotivo e la presenza di un lavoro significativo di affiancamento della famiglia da parte degli operatori. Un impegno che rilancia il valore della conoscenza, declinata non solo nell’appropriarsi di un sapere ma come impegno nel far conoscere, orientare e affrontare le situazioni nel modo migliore”.

La maggior parte dei bambini “special needs” provengono dall’Asia e dai Paesi tropicali. La psicologa e psicoterapeuta, ricercatrice dell’Istituto degli Innocenti di Firenze Alessandra Jovine ha spiegato: “Analizzando gli ultimi dati a disposizione, emerge una forte crescita delle adozioni “special needs” di bambini dalla federazione russa e dalla Cina. Da registrare, invece, una lieve flessione riguardo il Vietnam. Le convenzioni internazionali hanno introdotto protocolli comuni per la definizione dei bisogni speciali dei bambini, anche se si tratta di mediazioni tra culture diverse. Ogni Paese, infatti, ha differenti modalità di valutazione e registrazione delle problematiche e delle patologie del bambino. Quindi, spesso risulta difficile ricostruire il quadro delle sue condizioni”.

Il responsabile della divisione pediatrica dell’ospedale “Sacro Cuore” di Negrar a Verona Giorgio Zavarise ha evidenziato l’effetto di promozione della persona che può scaturire dall’adozione: “Per il bambino o il ragazzo che viene accolto in una famiglia, l’adozione può essere una preziosa opportunità per sviluppare un positivo spirito di riscatto, un incentivo a mettersi in gioco nel corso della sua vita e a valorizzare le proprie capacità. La nostra storia è ricca di figli adottivi che, pur non avendo avuto una vita semplice, non si sono dati per vinti e hanno cambiato il mondo. Ne sono esempi Nelson Mandela e Steve Jobs, ma anche Mosè e Gesù. Ritengo che tutti i bambini adottati, ma più in generale tutti i bambini, siano “Special needs”, in quanto ogni persona è diversa dalle altre e ha esigenze individuali. La condizione in cui si trovano i bambini adottati, sicuramente, merita particolare attenzione, in quanto si trovano a doversi inserire in un Paese nuovo, in una cultura differente da quella in cui vivevano precedentemente. La soluzione consiste nel non perdere mai di vista il bambino e i suoi bisogni”.

Paolo Ghisleni

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