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Un anno fa l’elezione di papa Francesco: tenerezza e rivoluzione fotogallery

Un anno fa, il 13 marzo 2013, il conclave scelse il cardinale Jorge Bergoglio, gesuita e arcivescovo di Buenos Aires, che prese il nome di papa Francesco. "Fratelli e sorelle, buonasera" e con quel saluto diede il via ad un pontificato chiamato a rinnovare la Chiesa e a placare le lotte interne della Curia di Roma.

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di Piergiuseppe Accornero

«Il Vangelo è contro la mentalità mondana che abbassa l’uomo. Dobbiamo disfarci degli idoli e delle cose vane, rinunciare a Satana e alle sue opere». Papa Francesco mette in guardia dalla «scorciatoia del potere e del dominio». Lo fa all’Angelus del 9 marzo, prima domenica di Quaresima, di fronte a 100 mila persone prima della settimana di esercizi spirituali, con la Curia, alla casa Divin Maestro dei Paolini ad Ariccia.

«Il tentatore cerca di distogliere Gesù dal progetto del Padre, ossia dalla via del sacrificio, della croce e dell’amore, per fargli prendere una strada facile, di successo e di potenza. Il diavolo gli fa presenti le false speranze messianiche: il benessere economico, indicato dalla possibilità di trasformare le pietre in pane; lo stile spettacolare e miracolistico, con l’idea di buttarsi giù dal punto più alto del tempio di Gerusalemme e farsi salvare dagli angeli; la scorciatoia del potere e del dominio, in cambio di un atto di adorazione a Satana. Gesù respinge le tentazioni e ribadisce la volontà di seguire la via stabilita dal Padre, senza alcun compromesso con il peccato e la logica del mondo. La sua assoluta fedeltà al disegno d’amore del Padre lo condurrà dopo tre anni alla resa dei conti finale con il principe di questo mondo nell’ora della passione e della croce».

Intanto il 3 marzo nomina il maltese Alfred Xuereb prelato segretario della Segreteria per l’economia. La Commissione di vigilanza dell’Istituto per le opere di religione (Ior) è composta dai cardinali Santos Abril y Castelló, arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore; Thomas Christopher Collins, arcivescovo di Toronto; Pietro Parolin, Segretario di Stato; Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna; Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo inter-religioso.

La Commissione nomina presidente il brasiliano Santos Abril y Castelló.

L’8 marzo il Papa nomina i membri del Consiglio per l’economia. Otto cardinali: Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco (Germania), coordinatore; Juan Luis Cipriani Thorne, arcivescovo di Lima (Perù); Daniel N. DiNardo, arcivescovo di Galveston-Houston (Stati Uniti); Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban (Sudafrica); Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux (Francia); Norberto Rivera Carrera, arcivescovo di México (Messico); John Tong Hon, vescovo di Hong Kong (Cina); Agostino Vallini, vicario di Roma (Italia).

Sette laici: Joseph F.X. Zahra (Malta), vicecoordinatore; Jean-Baptiste de Franssu (Francia); John Kyle (Canada); Enrique Llano Cueto (Spagna); Jochen Messemer (Germania); Francesco Vermiglio (Italia); George Yeo (Singapore).

Che fosse un Papa capace di parlare a tutti lo si capì subito, la sera del 13 marzo 2013, da quel saluto «Fratelli e sorelle, buonasera» e da quella richiesta di preghiera inchinato davanti alla piazza di colpo ammutolita: «Vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me».

Dopo la storica rinuncia per vecchiaia di Papa Benedetto, annunciata l’11 e in vigore dal 28 febbraio 2013, ci si dimentica che molti lessero la rinuncia di Benedetto XVI come una resa e un segno di impotenza. E invece fu un atto di coraggio nel solco del Concilio. Papa Ratzinger ha subìto in silenzio un’ingiusta «lapidazione», come se non fosse capace di governare e di riformare la Chiesa. Si sono dimenticati i suoi meriti storici: è stato lui a inaugurare la «tolleranza zero» verso i colpevoli di pedofilia; è stato lui a mettere la prima pietra di una politica di assoluta trasparenza in economia; è stato lui a incamminare concretamente la Chiesa sulle strade della riscoperta di Dio e della «nuova evangelizzazione» in un Occidente sempre più disorientato e demotivato. Dodici mesi dopo quel suo gesto appare in tutta la sua grandezza, insieme alla sua discrezione, alla sua umiltà, al suo distacco dal potere.

Ancora prima di sapere chi sarebbe stato il successore, gli ha promesso «rispetto e obbedienza». Grazie alla grandezza e umiltà di Benedetto e alla spontaneità e naturalezza di Francesco, la «coabitazione» in Vaticano dei due Papi è un problema che non è mai esistito, se non nelle menti di giornalisti prevenuti e di media schierati contro. Francesco ha spiegato che è come «avere il nonno in casa», un uomo saggio di cui fare tesoro.

Storico è stato il Conclave brevissimo dalle 17,33 del 12 alle 19,06 del 13 marzo, poco più di 24 ore. Storica fu l’elezione di un Papa che è contemporaneamente il primo gesuita, la prima vocazione adulta, il primo perito chimico, il primo sudamericano, il primo a chiamarsi Francesco, il primo a rifiutare il Palazzo Apostolico e a scegliere il convitto di Santa Marta, il primo che viaggia in utilitaria, il primo che si porta la borsa nera.

Per non dire del suo sistematico appello a «una Chiesa povera per i poveri, a una Chiesa come ospedale da campo dopo una battaglia». Per non dire della carica di novità che ha portato all’immagine e alla sostanza del papato che si umanizza e si desacralizza, capace di mettersi in umile ascolto, di parlare alla gente, di entrare in sintonia, di suscitare entusiasmo e ripensamenti salutari e conversioni.

Francesco ha innescato un processo di radicale riforma nella Chiesa, a partire dai dicasteri della Curia Romana, dalle strutture vaticane e da quell’Istituto delle opere di religione (Ior), che tanti e devastanti guai ha provocato alla Chiesa e al cattolicesimo, Strutture che devono essere al servizio del Papa e delle Chiese locali, secondo la più autentica ispirazione del Concilio.

Ben più in profondità e ben oltre le strutture,  porta la Chiesa a uscire da se stessa, ad abbandonare le logiche di potere e di palazzo, a «fidarsi» e ad «affidarsi» solo a Dio. Per certi versi la Chiesa rivive la felice stagione conciliare di Papa Giovanni e di Papa Paolo. 

 «Venuto quasi dalla fine del mondo» guarda all’istituzione che guida con l’ottica delle periferie e non del centro, dei poveri e non dell’Occidente opulento. Porta una prospettiva evangelica nel governo e nell’azione pastorale. Di qui l’insistenza sulla misericordia, sulla tenerezza, sulla conversione, sull’onestà e sulla trasparenza: «Non abbiate paura della bontà e della tenerezza. Nessuno si senta escluso dall’amore di Dio. Dalla globalizzazione nel mondo siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro. No a invidie e chiacchiere: distruggono le comunità. Chi pratica tangenti dà ai figli pane sporco da mangiare. I preti, peccatori sì, corrotti no. Abbiate il coraggio di essere felici. Non posso immaginare un cristiano che non sappia sorridere». I

l Papa teologo è stato un vero riformatore con la lotta agli abusi del clero, con la politica della trasparenza, con la discesa dal trono. Il Papa pastore, con il suo stile, i suoi gesti e le sue scelte, fa del rinnovamento evangelico il programma del papato.

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Commenti

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  1. Scritto da lotty

    “Per la democrazia, nessuno, proprio nessuno è dio in terra. I fedeli di una religione possono anche crederlo per il loro papa, ma questo non è consentito allo Stato della Costituzione Repubblicana che non a caso pone la laicità a suo supremo principio. Perchè senza laicità c’è solo sopruso”. Purtroppo tutti i mezzi di informazione pubblica vengono meno a questi principi e io, come tanti italiani, devo subire un bombardamento quotidiano.

    1. Scritto da quiz

      Ma povera! Preferisce altre bombe? Prego, siamo pieni di opportunità. dalla tv a Putin, dai Vietcong agli Usa…

      1. Scritto da lotty

        Preferisco che le religioni si professino nelle chiese!

        1. Scritto da quis

          Peccato che le religioni non siano cimiteri. Magari lo sono x lei, sorry

          1. Scritto da lotty

            Il suo commento è incomprensibile, quando non si sa come rispondere ci si arrampica sugli specchi.

  2. Scritto da planets

    l ordine dei gesuiti, è sempre stato il braccio armato della chiesa, dai tempi della sua fondazione, effettuata da ignazio da loyola nel sedicesimo secolo. Si sono sempre occupati di questioni di potere, relazionandosi a imperatori e potenti di ogni epoca, divulgando il loro sapere ai ricchi,da non confonderli con i francescani, come astutamente questo papa sta cercando di fare…a chiacchere, a partire dall improprio nome che si è scelto, per confondere la realtà

  3. Scritto da Alex

    «una Chiesa povera per i poveri…
    -La Chiesa possiede il 20-22% di tutto il patrimonio immobiliare italiano.
    -La Chiesa possiede il secondo tesoro in oro più grande del mondo, valore circa 7 miliardi di euro.
    -1 miliardo di euro all’anno di 8×1000, solo in Italia, ecc. ecc. ecc.
    È il maggior possessore di ricchezze materiali, più di qualsiasi altra singola istituzione, azienda, banca, governo o stato dell’intero pianeta, tutto è tranne che “povera” non vi sembra??????

    1. Scritto da greatguy

      quante cose che sai…lavorerai mica in vaticano????

      1. Scritto da lotty

        Le dà fastidio vero leggere dei dati concreti sulla povertà della chiesa? E allora fa dell’ironia gratuita greatguy…

      2. Scritto da Alex

        no sono informazioni pubbliche, basta solo aver voglia di leggerle e di informarsi.