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Tecnologia per il diabete Specialisti da tutta Europa per conoscere nuovi i metodi

All’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII, il 13 e 14 marzo, esperti da tutta Europa, per il primo corso sugli approcci tecnologici più innovativi per la gestione del paziente.

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Migliorare la gestione e il trattamento del paziente con diabete attraverso l’utilizzo dei sistemi integrati di erogazione d’insulina con microinfusori e monitoraggio continuo della glicemia.

Questo è l’obiettivo del primo corso europeo incentrato sui cosiddetti “sistemi integrati” di monitoraggio in continuo del glucosio interstiziale associato ai microinfusori insulinici, in programma a Bergamo il 13 e 14 marzo all’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII, settore didattico, Torre 7.

Un microinfusore è un piccolo dispositivo delle dimensioni di un cellulare che eroga costantemente insulina in quantità variabile, in modo regolabile.

Si tratta del metodo più avanzato per un’erogazione d’insulina precisa, in quanto il sistema, a differenza della terapia multi-iniettiva, è adattabile alle diverse e talvolta imprevedibili esigenze della giornata del paziente.

Grazie alla terapia con microinfusore, in particolare quando associata con un sistema di controllo in continuo della glicemia – un piccolissimo sensore sottocutaneo che, collegato a un trasmettitore e posto sull’addome del paziente, invia automaticamente il valore glicemico al microinfusore – si raggiungono migliori risultati in termini di controllo metabolico e di gestione degli episodi di ipoglicemia severa, come riportato nei più recenti studi clinici pubblicati.

“L’utilizzo combinato del monitoraggio in continuo real time e del microinfusore comporta notevoli benefici per i pazienti con diabete di tipo 1, che in Lombardia sono circa 30.000 – dichiara Roberto Trevisan, Direttore USC Malattie endocrine e diabetologia dell’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII – In particolare, attraverso questi sistemi è possibile ridurre in modo significativo le ipoglicemie, il cui rischio, per chi soffre di diabete di tipo 1, è molto elevato, al punto da poter incidere negativamente sulla qualità di vita, ad esempio comportando problemi nella guida, nel lavoro e nell’ambiente familiare.

Non solo: il monitoraggio in continuo rappresenta un valido strumento diagnostico, in grado di migliorare la qualità della visita diabetologia, fornendo agli specialisti informazioni utili a ottimizzare della terapia, anche in pazienti sprovvisti di microinfusore.”

Durante il corso, cui parteciperanno circa 15 specialisti provenienti da tutta Europa, per la prima volta sarà illustrato il duplice vantaggio, terapeutico e diagnostico, del monitoraggio della glicemia in continuo.

“E’ importante comprendere, inoltre, che questi nuovi strumenti forniscono un’ingente quantità di dati, per cui la vera difficoltà, sia da parte del paziente, sia da parte del medico è proprio riuscire a interpretarli correttamente.” dichiara il dottor Giuseppe Lepore, dirigente medico dell’USC Malattie Endocrine e Diabetologia dell’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII e membro del comitato direttivo del gruppo di studio tecnologie e diabete.

“Nel nostro centro, che ha in cura circa 1.000 pazienti con diabete di tipo 1, – prosegue Trevisan – utilizziamo il sensore del monitoraggio continuo sia associato ai 250 casi che trattiamo con microinfusore, sia, nella pratica quotidiana, su tutti gli altri, in caso di problemi di variabilità glicemica e di quadro clinico complesso. In tali circostanze, il paziente può ottenere il sistema di monitoraggio in continuo per una settimana, e in seguito riportarci i risultati: in questo modo riusciamo a “sfruttare” il potenziale diagnostico del sistema per ottimizzare la terapia insulinica, qualunque essa sia.“

“La nostra unità, che si occupa dell’intero spettro della malattia diabetica, dall’età pediatrica a quella adulta, è fra i primi 5 centri italiani per utilizzo delle tecnologie all’avanguardia e rappresenta un punto di riferimento per l’intera Regione Lombardia” conclude Lepore.

Nel corso delle due giornate ci saranno momenti di lezione frontale, affiancati da sessioni pratiche, in cui, oltre a discutere precisi casi clinici, i partecipanti proveranno su loro stessi il sensore di glucosio, in modo da acquisire concretamente le conoscenze tecniche e trarre il maggior beneficio possibile dall’utilizzo di tali tecnologie.

Inoltre, verrà dato largo spazio al confronto tra le differenti esperienze cliniche europee e alle relative politiche di rimborso che l’utilizzo di questa tecnologia richiede.

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Commenti

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  1. Scritto da CETTINA MARINO

    Quali sono i risultati? mi interessano personalmente gli sviluppi di questa tecnica. Come posso avere notizie e deucidazioni? Grazie