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Recupero Montelungo I progetti siano esposti e i cittadini scelgano fotogallery

L'associazione culturale Cavaliere Giallo torna alla carica sul recupero del complesso Montelungo e lancia la proposta di raccogliere tutti i progetti finora preparati perché siano esposti in una mostra in cui i cittadini possano valutare e scegliere.

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L’associazione culturale Cavaliere Giallo torna alla carica sul recupero del complesso Montelungo e lancia la proposta di raccogliere tutti i progetti finora preparati perché siano esposti in una mostra in cui i cittadini possano valutare e scegliere. Dario Guerini, componente del Cavaliere Giallo di cui è stato fondatore e presidente, spiega le ragioni della loro proposta.

 

Pare che a Bergamo non trovi cittadinanza il confronto con l’amministrazione pubblica sui grandi temi del cambiamento e della modernizzazione.

La vicenda dei destini della caserma Montelungo e della Gamec ne è la riprova. Il 21 febbraio scorso si è svolto all’Auditorium di piazza della Libertà un affollato interessante convegno in cui veniva presentato ad opera dell’associazione culturale “Il Cavaliere Giallo” un progetto di recupero dell’ex complesso militare Colleoni-Montelungo. Progetto tra l’altro firmato dall’architetto Paolo Belloni, ex presidente dell’Ordine di Bergamo.

I tratti fondamentali del progetto, va ricordato, sono costituiti innanzitutto dall’insediamento della nuova Gamec nell’ambito della Montelungo, collegata attraverso una nuova Piazza delle Arti con i due parchi Marenzi e Suardi, che diverrebbero vere e proprie sale all’aperto per istallazioni temporanee o permanenti. In aggiunta è prevista la realizzazione di un moderno auditorium per 500 posti, collocato nello stesso spazio semiipogeo in cui verrebbe realizzata la nuova Gamec, la cui copertura disegnerebbe l’area della Piazza delle Arti che configurerebbe gradoni e dislivelli adatti ad essere utilizzati come tribune per manifestazioni e rappresentazioni all’aperto.

Nel corso del convegno si è parlato con estrema competenza e puntualità di come dare concretezza ad un sogno che da troppi anni la nostra comunità insegue, quello di completare il “sistema urbano della cultura” e di dare vita ad una “Cittadella dell’Arte” che ruoti intorno al recupero delle caserme dismesse. Tutti i relatori del convegno erano concordi sul fatto che sarebbe un grave errore trasferire la nuova Gamec nella periferica via Rovelli, isolata dallo storico polo culturale cittadino, dentro un edificio industriale inadatto ad installazione di arte contemporanea, in una zona in cui il PGT prevede verde pubblico. Il professor Gabrielli, urbanista di fama internazionale, consulente scientifico dell’amministrazione e co-estensore del PGT cittadino ha ribadito a chiare lettere i motivi per cui gli spazi delle caserme abbiano rappresentato la naturale scelta urbanistica per realizzare il polo dell’arte e della cultura.

Il dottor Petrini di Avanzi ha esemplificato come siano importanti e diffuse le opere di recupero di edifici in disuso per la rigenerazione urbana a base creativa, con la naturale conseguenza di sviluppare spazi aggregativi per musica, teatro, danza, per eventi ostensivi, welfare locale e nuove forme d’impresa e di socialità, citando, fra gli esempi, il Centro di innovazione culturale e creativa funzionante nella confinante Milano in zona Tortona.

L’intervento dell’architetto Nieto di Madrid ha illustrato una selezione di progetti realizzati in Spagna ed in altre città europee, frutto per la maggior parte di concorsi di progettazione per la valorizzazione e il recupero di edifici dismessi del patrimonio storico ed architettonico. Progetti coraggiosi, di grande impatto e di eccellenti funzionalità realizzati in terra spagnola come Cordoba, Valladolid, San Sebastian, Las Palmas Gran Canaria, Saragozza, ma anche altrove come nell’austriaca Graz e nella tedesca Halle.

Anche Elena Vitali ha raccontato come la sua tesi di laurea incentrata sul recupero della Montelungo abbia avuto come perno centrale l’analisi della rigenerazione urbana e il riuso di luoghi militari per la creazione dei luoghi della cultura. Numerose le testimonianze. L’ex caserma di Ferrara. La “Cable Factory” di Helsinki.

L’ex cotonficio “Spinnerei” a Lipsia. L’ex riformatorio “Chapitò” di Lisbona. Tutte storie incredibili di trasformazione di luoghi ingombranti e degradati in spazi moderni dove il design si coniuga con i servizi e con nuove opportunità di impresa culturale.

L’occasione del Convegno era ghiotta per affrontare un tema di portata strategica per lo sviluppo culturale e turistico della città. L’invito a partecipare è stato accolto da molti cittadini e dalle numerose associazioni che da sempre si spendono per una città più moderna, più aperta alle trasformazioni e più adeguata alle spinte di un turismo culturale sempre più esigente. Ha tristemente colpito invece la totale assenza degli amministratori pubblici e degli operatori delle istituzioni culturali cittadine, benché a loro fosse stato recapitato un invito speciale.

Eppure l’iniziativa de “Il Cavaliere Giallo”, che ha investito non poche risorse ed energie dei propri soci in questa operazione, era quella di confrontarsi concretamente con gli uomini di governo della città sulle ipotesi di soluzione in campo e in particolare sulla propria.

Un confronto sereno e aperto orientato a sviluppare tutti gli aspetti che costituiscono la fattibilità del progetto, compresa quella della sua sostenibilità economica. Ignorare il confronto è sempre un torto, un atto di chiusura, sapendo che operazioni di portata simile a quella della trasformazione della Montelungo e della creazione di una Cittadella dell’Arte non possono essere meramente frutto di uno scambio con una istituzione finanziaria cittadina, calpestando ogni regola e logica urbanistica e ignorando competenze ed esigenze provenienti dal territorio. Sul terreno delle idee alternative per la collocazione della nuova Gamec sono in campo altri interessanti progetti degni di profonda attenzione, l’ultimo dei quali è il recupero della Casa della Libertà nell’omonima piazza.

Suggerisco ai nostri amministratori di organizzare una mostra cittadina che esponga i progetti sinora elaborati, cui far seguire un dibattito pubblico. Sarebbe un bell’esempio di democrazia partecipata se l’attuale giunta raccogliesse questo invito prima della fine del mandato e che l’amministrazione vincente alle elezioni di maggio desse continuità e concretezza al confronto e decidesse di conseguenza.

Dario Guerini

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Commenti

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  1. Scritto da andri

    veniamo giu’ dalle piante.I soldi non ci sono.Vendiamola e speriamo che ci facciano un albergo per l’expo,con magari uno spazio espositivo e una parte di verde aperta a tutti.

  2. Scritto da Andy baumwolle

    Ho sempre pensato che fare un parco congiunto con quello Suardi sarebbe una meraviglia
    Ma prevarranno interessi privati e lo stupidissimo concetto che bisogna “mantenere la cubatura” che di per se è’ una idiozia
    La cubatura si tiene solo se è’ funzionale e utile
    Poi qualcuno deve spiegare perché le cubature crescono sempre e nn diminuiscono mai
    Perché’?

  3. Scritto da esempio

    Se i Verdi si fossero dati una serie di principi, un’ideologia seria, oggi sarebbero forza capace di proporsi per un vero governo, e non solo amministrativo.

  4. Scritto da BERGAMO CAMBIA

    la Montelungo non è antica, è semplicemente VECCHIA e non ci sono i soldi per ristrutturarla. Diamo un nuovo parco alla nostra città! Consapevoli che esiste un vincolo l’idea è quella di aprire un dialogo con la Sovrintendenza per capire quali sono i margini di manovra, ovvero,quali parti dell’intero complesso è possibile demolire per poter creare, in continuità con il Parco Marenzi di via Frizzoni e con il Parco Suardi,un nuovo grande parco nel cuore della Città: il nostro CENTRAL PARK!

    1. Scritto da wiw

      Concordo. Ma il partito del cemento, TRASVERSALE, farà ogni opposizione. Esplicita e soprattutto silenziosa. IL VERDE è la parte più bella e vivibile e CULTURALE di Bergamo.