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Libertà di essere un filo Disegni e sculture di Giovanna Bolognini

“La libertà di essere un filo” è il titolo della mostra antologica di Giovanna Bolognini inaugurata domenica 9 marzo (e aperta fino a sabato 29 marzo) alla Sala Carbonari di Seriate, affermata artista bergamasca dalla cifra personalissima e inconfondibile.

Ha inaugurato domenica 9 marzo alla Sala Carbonari di Seriate l’antologica di Giovanna Bolognini, affermata artista bergamasca dalla cifra personalissima e inconfondibile.

“La libertà di essere un filo”, questo il titolo della mostra (aperta fino a sabato 29 marzo), dà il giusto spazio e rilievo a una scultrice e pittrice che negli anni ha compiuto un percorso serio e produttivo, raggiungendo riscontri di pubblico e critica di tutto riguardo.

L’esposizione documenta circa trent’anni di attività, dai disegni e dalle grafiche dei primi anni ’80, quando – terminata la Carrara – Bolognini si sentiva decisamente pittrice e grafica, alle prime sculture d’inizio anni Novanta – gli anni dell‘Accademia di Brera – quando l’artista scopre la vena plastica e la manipolazione dei materiali, fino all’ultimo decennio in cui disegno e scultura procedono a varia distanza su binari quasi indipendenti. I lavori più recenti consistono in veri e propri disegni-scultura, di cui la Gamec la scorsa primavera ha mostrato i primi risultati e che qui raggiungono vertici di ispirata poesia: si tratta di superfici a vario spessore, trapunte di innesti di carte che muovono i piani, che estroflettono le forme e cercano la multidimensione, andando decisamente al di là dei confini del foglio.

Complice la peculiare struttura a due registri della sala Carbonari, l’esposizione tiene conto della duplice anima dell’artista, che è scultrice e insieme pittrice, e propone sculture e pitture su due diversi piani, valorizzando l’autonomia dei due linguaggi ma favorendone un dialogo a distanza: nei disegni, infatti, così come nella scultura sono perfettamente riconoscibili l’intensità, il fervore del segno, la stessa mano ispirata, il gesto creativo personale e ludico dell’artista.

E poi la coerenza di una ricerca indefessa, umile perché è fatta di poco, di fili di ferro, di colori magri su carta, ma tenace e ostinata, che dalla dimensione micro di un semplice filo, o di un tratto sottile si svolge e riparte ogni volta verso una nuova espansione.

Massima evidenza è data alle sculture di filo di ferro, giocate sulla dialettica tra “dentro” e “fuori”, costruite più sui vuoti che sui pieni: strutture che crescono su se stesse con leggerezza intorno a cavità e incavi attraversati dall’aria e dalla luce e che raggiungono anche altezze e volumi ragguardevoli (superiori ai due metri, come documentano le fotografie scattate nello studio dell’artista da Mario Cresci e da Walter Barbero), con risultati evocativi e visionari non consueti nel mondo – non facile – della scultura contemporanea. La mostra dà conto a trecentosessanta gradi del linguaggio artistico di Giovanna Bolognini: un linguaggio libero, aperto all’imprevisto della ricerca, al gioco della scoperta, sia nella grafica, dove i disegni serbano qualcosa dello slancio e del piacere dei grafismi infantili, sia nella scultura, dove le forme vibrano di inserti mobili, tintinnanti, pensati apposta per essere toccati, per produrre suono e movimento.

Il catalogo gratuito è disponibile in mostra.

Orari d’apertura: da mercoledì a sabato 16.00-19.00; domenica 10.30-12; 16-19.00.

 

Commenti

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  1. Scritto da darioflautista

    quante graziose ed esili piantine di ferro, è un vero e proprio giardinetto fantasioso, complimenti alla Bolognini che riprende una tale affascinante manualità