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Viscardi: “Le Piccole valorizzino capitale umano e siano camaleontiche”

Il presidente della Piccola Industria lombarda Gianluigi Viscardi, numero uno della Cosberg di Terno d'Isola, analizza il momento delle piccole imprese alla vigilia dell'assemblea annuale del comitato bergamasco.

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Innovazione, internazionalizzazione, evoluzione tecnologica, valorizzazione del capitale umano, capacità di adattamento e di mettersi in rete: sono gli elementi indispensabili al giorno d’oggi per le Piccole imprese che vogliono essere competitive, una ricetta che il presidente della Piccola Industria lombarda Gianluigi Viscardi, numero uno della Cosberg di Terno d’Isola, ripete come un mantra.

Presidente Viscardi, il tema dell’assemblea annuale del Comitato della Piccola Industria di Bergamo è “Guardare il futuro: le imprese che crescono”: siamo ormai al settimo anno di crisi, come guardano al futuro le piccole imprese?

Quello che ripeto sempre è che ormai non si può più parlare di crisi: il mondo è cambiato e noi dobbiamo essere camaleontici e cambiare il nostro modo di stare sui mercati adattandoci a quelle che sono le esigenze. Si guarda al futuro concentrandosi sempre di più su innovazione e internazionalizzazione.

Sono queste le parole d’ordine per il futuro?

Sicuramente, insieme al progresso tecnologico. Le aziende, poi, devono essere in grado di strutturarsi sempre di più, soprattutto dal punto di vista della gestione manageriale.

A Bergamo, secondo una recente rilevazione, sono 85 le reti d’impresa. È questa la direzione che devono prendere le “Piccole”?

Il progetto delle reti d’impresa è uno dei modi per crescere rimanendo “piccoli”. È uno strumento importante ma deve esserci la disponibilità ad uscire dal proprio orticello e a condividere know-how. E per avere successo la rete deve essere tecnologicamente avanzata.

Quanto è importante rimanere al passo con la tecnologia?

E’ fondamentale. Una volta se l’azienda aveva un’idea questa durava 20 anni. Oggi invece un prodotto dura sì e no due anni: l’informazione e la conoscenza corre veloce, noi bergamaschi in quanto a saper fare, a iniziativa e a inventiva non siamo secondi a nessuno ma dobbiamo aggiornarci e colmare quel gap tecnologico che a volte ci separa dai nostri concorrenti.

Evoluzione tecnologica continua alla quale affiancare la formazione continua, tanto dell’imprenditore quanto degli addetti.

Da sempre sostengo l’importanza del capitale umano. E penso che la formazione non vada fatta all’esterno bensì tra le mura dell’azienda: valorizzare il capitale umano e favorire la trasmissione del sapere.

Quali sono le sfide future per le piccole imprese?

La tecnologia, l’apertura verso un mercato che non deve essere solo nazionale ma almeno europeo e, soprattutto, l’individuazione di una nicchia di mercato nella quale inserirsi e giocare lì le proprie carte per la competitività. Ciò che mi spaventa un po’ è che la partita dell’internazionalizzazione si giochi a discapito del sistema di filiera e di certe competenze legate al territorio.

Lei ha una visione più ampia sullo stato di salute delle Piccole imprese lombarde: rispetto a quelle delle altre provincie, come vanno le bergamasche?

È difficile fare paragoni tra una provincia e le altre. Non c’è un territorio che va meglio o peggio di un altro ma all’interno dello stesso territorio ci possono essere notevoli differenze: c’è chi corre e fa la parte della gazzella, chi non va male e chi invece soffre. Sono differenze che si trovano in ogni settore: dalla meccatronica, al tessile, ai servizi. Chi corre è perchè ha saputo prepararsi bene il terreno, ha avuto una visione lungimirante e ha avuto anche un po’ di fortuna.

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