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Stefano Benni scrive al No Tav in cella: tieni duro

Lo scrittore Stefano Benni si sbilancia e si schiera con i No Tav. Di più, invia una lettera di sostegno a un militante in cella con l'accusa di terrorismo.

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Lo scrittore Stefano Benni si sbilancia e si schiera con i No Tav. Di più, invia una lettera di sostegno a un militante in cella con l’accusa di terrorismo.

"A volte si è più liberi dietro un muro che in un deserto di indifferenza. Tieni duro". Si chiude così la missiva che l’autore di libri ironici, profondi, bellissimi come "Bar Sport" ha indirizzato a Mattia Zanotti, uno dei quattro giovani militanti No Tav in carcere dal 9 dicembre scorso con l’accusa di terrorismo mossa dalla procura di Torino, per un assalto notturno al cantiere della linea Torino-Lione avvenuto nel maggio 2013.

"Tu – si legge – hai scelto di batterti per le cose in cui credi. Finché ci saranno giovani come voi, anche se diversi nelle idee e nelle forme di lotta, mi viene da pensare che questo paese abbia ancora un pezzo di anima e un respiro di speranza". La lettera è stata resa nota dal movimento che l’ha pubblicata su uno dei siti di riferimento dei No Tav.

"Non ti conosco – scrive Benni – ma ho avuto la tua età e mi sono ribellato, e ho provato rabbia e ho conosciuto, anche se per breve tempo, la prigione militare. Non ho nessuna lezione da darti, se non questa: quando ero chiuso in caserma, leggevo, parlavo con i miei compagni, scrivevo. Tutto, pur di non sprecare il mio tempo, pur di non darla vinta a chi mi aveva privato della libertà. E ci sono riuscito. Non conosco la tua storia – continua – immagino sia quella di molti giovani che vivono in questo paese apparentemente senza anima e senza speranza. Mio figlio ha scelto di lavorare all’estero, nelle emergenze umanitarie. Tu hai scelto di batterti per le cose in cui credi".

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Commenti

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  1. Scritto da Luigi

    Ogni rivoluzione è figlia del suo tempo e delle persone che la rappresentano, siamo passati dal Che e dalle lotte dei popoli a questi ridicoli benpensanti che si autoincensano dai loro salotti borghesi, dopo una carriera di duro ozio benpagato sputano sentenze ma al potere di cui sono servi non fanno nemmeno il solletico. Qualunquisti.