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“Seduce me”: al Bfm carenza d’affetti poco seducente

Molti potenzialmente vogliono “sedurre” Luka, il protagonista del film di Marko Santic, nel senso di “sviarlo” (se-ducere, condurre via) dalla retta via, solo l'amata alla fine riuscirà a portarlo a sé (secum ducere, portarlo con sè). O è Luka a portarla con sé?

Titolo: Seduce me/ Zapelji me

Regia: Marko Santic

Genere: drammatico

Durata: 83 minuti

Cast: Janko Mandic, Nina Rakovec, Natasa Barbara Gracner, Dario Varga, Primoz Pirnat

Luka ha diciannove anni, di cui nove passati in una casa famiglia che accoglie bimbi e ragazzi senza famiglia.

La madre, ufficialmente vedova, ha preferito che vivesse lì anzichè con lei al paese in campagna.

E’ venuto il momento per Luka di lasciare la struttura e di andare ad abitare da solo; gli operatori sociali gli trovano un lavoro al mattatoio e inizia per lui una nuova vita.

Luka è un bravo ragazzo, non vuole noie, sa stare da solo, ma nel corso del film si troverà nei guai a causa di alcuni colleghi malevoli e disonesti e di una sua relazione con la collega Ajda, la figlia del caporeparto.

A poco a poco emerge la profonda vulnerabilità di questo ragazzo, il suo desiderio di affetto, di risposte sul padre, nonostante la capacità di assorbire i colpi – metaforici e reali- più tremendi.

Scoprirà che il padre non è morto ma che ha una nuova famiglia e di lui non vuole saperne; la madre, con evidenti problemi di alcol e di equilibrio, gli ha sempre mentito; la ragazza, che apparentemente è interessata solo a una relazione di sesso, è in realtà maltrattata dal padre.

Le cose si complicheranno, Luka sembra quasi morire a un certo punto del film, invece si riprende, si riappacifica con la ragazza che ha finalmente la forza di denunciare il padre e il film si chiude con un happy end.

“Seduce me” non convince né sul piano narrativo, perchè troppo slegato, né sul piano dei contenuti, visto che molti aspetti sono appena abbozzati (per esempio la relazione madre- figlio, la relazione con Ajda), altri banalizzati (l’insuccesso della visita al padre; il rapporto con gli operatori della casa famiglia).

A un certo punto tutto sembra accelerare e andare inderogabilmente male, poi invece inspiegabilmente volge al meglio.

Molti, anche Adja in un certo senso, potenzialmente vogliono “sedurre” Luka nel senso di “sviarlo” (se-ducere, condurre via) dalla retta via, solo Adja alla fine riuscirà a portarlo a sé (secum ducere, portarlo con sè), o è Luka a portarla con sé?

La doppia riflessione etimologica non ci aiuta più tanto, nel guardare il film soffriamo per Luka ma non capiamo bene perché gli vada così male, ci rallegriamo per lui ma non capiamo xchè la sorte è cambiata.

Riflettiamo sul destino di chi cresce senza affetti familiari, cerca qualcuno che lo ami davvero, ma è uno sforzo tutto nostro perché il film non ci porta troppo lontano.

Paola Suardi

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