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Al nuovo Albergo popolare la presentazione del libro “Pensare una civiltà nuova”

L’iniziativa, in programma mercoledì 12 marzo, offre l’opportunità di conoscere il volume “La resistenza in una stanza: pensare una civiltà nuova”, che raccoglie gli scritti londinesi di Simone Weil, filosofa, mistica e scrittrice, conosciuta, oltre che per la sua abbondante produzione saggistico-letteraria, per le sue drammatiche vicende esistenziali e per il suo impegno come attivista partigiana nonostante i persistenti problemi di salute.

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Si terrà mercoledì 12 marzo all’Albergo popolare di Bergamo Opera Bonomelli Onlus la presentazione del libro “La resistenza in una stanza: pensare una civiltà nuova”, che raccoglie gli scritti londinesi di Simone Weil.

L’appuntamento è dalle 17.45 alle 19.30 in via Giovanni Carnovali, 95. Nel corso della serata si terrà la presentazione del libro, seguita da un dibattito, con la partecipazione di Giacomo Invernizzi e Filippo Pizzolato. I due docenti dialogheranno con i curatori dell’opera, Domenico Canciani e Maria Antonietta Vito.

L’incontro, aperto a tutti, è promosso da Nuovo Albergo Popolare – Opera Bonomelli Onlus, Università degli Studi di Bergamo, Comunità di ricerca "Culture religioni diritti nonviolenza" e Fondazione Serughetti La Porta, in collaborazione con il Comitato bergamasco per la difesa della Costituzione.

Nata a Parigi il 3 febbraio 1909 e morta a Ashford il 24 agosto 1943, Simone Weil è stata una filosofa, mistica e scrittrice, la cui fama è legata, oltre che alla vasta produzione saggistico-letteraria, alle drammatiche vicende esistenziali che attraversò, dalla scelta di lasciare l’insegnamento per sperimentare la condizione operaia, fino all’impegno come attivista partigiana, nonostante i persistenti problemi di salute.

Sorella del matematico André Weil, fu vicina al pensiero anarchico e all’eterodossia marxista. Ebbe un contatto diretto, sebbene conflittuale, con Lev Trotsky, e fu in rapporto con varie figure di rilievo della cultura francese dell’epoca. Nel corso del tempo, legò se stessa all’esperienza della sequela cristiana, pur nel volontario distacco dalle forme istituzionali della religione, per fedeltà alla propria vocazione morale di presenziare fra gli esclusi. La strenua accettazione della sventura, tema centrale della sua riflessione matura, ebbe ad essere, di pari passo con l’attivismo politico e sociale, una costante delle sue scelte di vita, mosse da una vivace dedizione solidaristica, spinta fino al sacrificio di sé. La sua complessa figura, accostata in seguito a quelle dei santi, è divenuta celebre anche grazie allo zelo editoriale di Albert Camus, che dopo la morte di lei, a soli 34 anni, ne ha divulgato e promosso le opere, i cui argomenti spaziano dall’etica alla filosofia politica, dalla metafisica all’estetica, comprendendo alcuni testi poetici.

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