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Davide Ferrario al BFM: La luna su Torino, leggero come una mongolfiera

Il regista cresciuto a Bergamo, oggi residente nella città della Mole, ancora una volta omaggia Torino, con immagini ricercate e prospettive inedite che ricordano a tratti l’affetto del miglior Allen quando mostra Manhattan. Ma il tutto è espresso con una tale lievità da rischiare l’inconsistenza.

BERGAMO FILM MEETING

Titolo: La luna su Torino

Regia: Davide Ferrario

Genere: commedia

Durata: 90 minuti

Cast: Walter Leonardi, Manuela Parodi, Eugenio Franceschini, Daria Pascal Attolini

“La luna su Torino”, regia di Davide Ferrario (Italia, 2013), è la prima pellicola in programmazione tra le anteprime del Bergamo Film Meeting ed è stata proiettata sabato sera all’Auditorium alla presenza del regista (che vive a Torino ma è cresciuto a Bergamo) e degli interpreti Leonardi e Parodi.

Ferrario è anche sceneggiatore e produttore del film.

Va detto subito che il film è ancora una volta un omaggio a Torino, nelle immagini ricercate e nelle prospettive inedite che ricordano a tratti l’affetto del miglior Allen quando mostra Manhattan.

Le storie di tre personaggi che coabitano nella stessa casa in collina scorrono più o meno parallele e si intrecciano sul finale per poi separarsi nuovamente.

Il quarantenne Ugo campa di un’eredità (ormai agli sgoccioli) e non combina nulla, sogna di riuscire a scalare un tetto di un enorme edificio; Maria, giovane impiegata di agenzia viaggi, sogna di fare l’attrice, ma anche di trovare l’amore vero e di sposarsi, di viaggiare; Dario studia lettere e lavora in un bioparco, sogna di scrivere. “Un film leggero come una mongolfiera, che ci consente di salire in alto e guardare lontano” questa l’aspirazione espressa da Ferrario in merito al film.

In effetti “La luna su Torino” trasmette questa aspirazione (espressa chiaramente in tante immagini, dalla mongolfiera alla corsa finale sul tetto) come pure l’insofferenza per un presente insoddisfacente e la speranza di un futuro migliore.

Ma il tutto è espresso con una tale lievità da rischiare l’inconsistenza. Come il 45° parallelo che passa per Torino – verbalmente e visivamente insistito lungo tutto il film- costringe a “sentirsi in equilibrio, sempre sul punto di cadere anche quando si sogna”, così anche il film è costantemente in equilibrio tra temi seri richiamati con citazioni alte – Leopardi più volte su tutti ma non solo – e aspetti scontati.

Tutto è immerso un po’ in un’atmosfera da favola metropolitana, non ci sono veri dilemmi, né sentimenti profondi, si cerca l’amore e si fa l’amore senza troppa convinzione, gli interrogativi esistenziali sembrano quasi beffati, si cerca di andare lontano (viene evocata la Mongolia, agli antipodi sullo stesso parallelo di Torino) e si finisce a partire come per una scampagnata.

Le scene migliori, i tanti scambi sagaci, vengono un po’ ridimensionati a vignette umoristiche.

È questo il tono scelto da Ferrario per regalarci un film più che gradevole, anche se resta qualche dubbio sull’efficacia della scelta e soprattutto di un soggetto che sembra sfaldarsi via via e termina con partenze improvvisate e improbabili.

Ferrario ci ha abituato a ben altro spessore.

Illumina a questo proposito la citazione leopardiana iniziale -“ridendo dei nostri mali, trovo conforto; e procuro di recarne altrui nello stesso modo”- che sembra però una excusatio non petita da parte del regista.

Paola Suardi

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