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“Smetto quando voglio”: ventata d’aria fresca tra disoccupazione e droga

Il nostro Francesco Parisini si sbilancia per "Smetto quando voglio", opera prima di Sydney Sibilia: un film consigliatissimo a chi vuole guardare qualcosa di nuovo e inusuale e restarne positivamente colpito.

Titolo: Smetto Quando Voglio

Regia: Sydney Sibilia

Genere: Commedia

Durata: 100 minuti

Attori: Edoardo Leo, Valeria Solarino, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Neri Marcorè

Voto: 7,5

Attualmente in visione: Multisala San Marco

In un Paese dove una laurea è considerata un “errore di gioventù” di sicuro c’è qualcosa che non funziona.

Pietro Zinni (interpretato da Edoardo Leo), vittima dei tagli alla ricerca universitaria, decide di abbandonare il mondo universitario che non lo ha mai gratificato per abbracciare quello della illegalità e dello spaccio di droga.

Chiedendo aiuto a colleghi e amici, tutti ex ricercatori universitari di fama internazionale a cui non è rimasto altro se non farsi sfruttare come lavapiatti o benzinai da datori di lavoro cinesi o cingalesi, crea una nuova sostanza stupefacente “non illegale”.

La nuova banda inizia dunque a spacciare ottenendo successo, profitti e minacce dalla concorrenza criminale, fino a quando deciderà di smettere.

In un breve periodo di tempo questi intelligentissimi e preparatissimi ex docenti universitari passeranno dalle stalle alle stelle, si trasformeranno nella caricatura dei gangster americani e ne adotteranno l’eccentrico stile di vita.

L’opera prima del regista Sidney Sibilia è una ventata di aria fresca per il cinema Italiano.

Il ritmo di questa commedia è incalzante, le situazioni sono paradossali, il linguaggio è un miscuglio tra la comicità italiana e quella statunitense e anglosassone che ricorda quella presente nei film di Guy Ritchie (uno fra tutti “Lock and Stock”) e di Danny Boyle (“Trainspotting”).

“Smetto Quando voglio” riesce a parlare senza peli sulla lingua di temi e problemi importanti come disoccupazione e traffico di droga, senza mai scadere nel banale, e facendo divertire lo spettatore. I personaggi del film, infatti, sono tutti ben caratterizzati e ci strappano più di una risata grazie ai loro particolari comportamenti e linguaggi. In questa pellicola i colori, modificati e filtrati, sono più che accesi e luminosi, e collaborano a rendere la scena surreale.

Purtroppo, le esperienze dei protagonisti, questi ex ricercatori, non sono troppo surreali e paradossali; lo stesso regista ha confessato di aver avuto l’idea per questo film dopo aver letto che due ragazzi, laureati a pieni voti in Filosofia, avevano finalmente trovato lavoro come netturbini.

Sidney Sibilia al suo esordio alla regia di un lungometraggio si rivela capace di donarci una storia divertente, una commedia un po’ amara che fa ridere e riflettere, nella quale purtroppo molti giovani brillanti si ritroveranno.

E’ un film consigliatissimo a chi vuole guardare qualcosa di nuovo e inusuale e restarne positivamente colpito.

Francesco Parisini

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