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Valutare rischio valanghe e la giusta attrezzatura per escursioni in sicurezza

In montagna il rischio di incidenti è sempre in agguato, anche per i più esperti: ecco come rendere le più sicure possibili le vostre escursioni, con la giusta attrezzatura e la giusta prevenzione.

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di Marco Spampinato

Il pericolo dell’escursionismo fuori pista è, purtroppo, un tema che ricorre sempre nelle cronache che riportano notizie di incidenti in montagna. Nonostante i ripetuti appelli alla prudenza, ogni stagione invernale conta diverse tragedie che coinvolgono escursionisti distratti o, peggio ancora, “esperti”.

La montagna, la meteorologia, il buon senso e l’esperienza, spesso non bastano. Per affrontare con sicurezza una gita scialpinistica o con le racchette da neve, ci permettiamo di suggerire qualche utile nozione tecnica che, alla fine dei conti, può tornare sempre valida.

Innanzitutto va specificato che con pendenze inferiori ai 27 gradi di inclinazione del pendio, per un principio fisico e meccanico, non si possono generare valanghe. Ma non ci si può basare solo su questa indicazione. Imparare a “riconoscere” la neve, valutare le condizioni meteorologiche anche dei giorni precedenti la nostra escursione, interpretare la morfologia del terreno sul quale ci apprestiamo a camminare (o sciare), capire l’ambiente circostante, sono fattori fondamentali per la buona riuscita di un’escursione fuori pista.

Partiamo dall’elemento neve: le nevicate, specie se abbondanti, che si depositano sopra uno strato preesistente, magari ghiacciato, devono avere il tempo di assestarsi prima di essere attraversate. I cristalli di neve si compattano e si legano fra di loro per effetto della compressione e delle temperature favorevoli come il lento riscaldamento, che assesta il manto e riduce le tensioni in atto, e il raffreddamento che consolida quello debole e umido. I bruschi cambi di temperatura, al contrario, vanno considerati come condizioni sfavorevoli e quindi pericolose. Anche il vento forte può generare condizioni di rischio; i versanti sottovento possono caricarsi di accumuli ad alta instabilità.

Oggi, grazie alla rete telematica e alla disponibilità, più o meno di tutti, di utilizzare il computer, si possono consultare senza problemi i bollettini nivometeorologici, per conoscere le condizioni del tempo e la situazione pericolo valanghe. Per tutto l’arco alpino si può consultare il sito A.I.NE.VA aineva.it; per molte regioni i bollettini sono pubblicati dall’A.R.P.A. Un dato importantissimo da considerare nella lettura dei bollettini è la scala di valutazione del pericolo valanghe, che varia dal valore 1 (debole) al valore 5 (molto forte).

Altro punto fondamentale per la buona riuscita di un’escursione è la preparazione a tavolino. Dopo aver valutato le condizioni meteo, bisogna tracciare un percorso sulla cartina topografica che, oltre alle principali località e ai confini politici, riporta le caratteristiche fisiche e geologiche del territorio. Per semplificarne la spiegazione, possiamo dire che il percorso viene tracciato semplicemente utilizzando righello e matita, tenendo conto delle altitudini e dei dislivelli segnalati dalle curve di livello, del versante di esposizione e dei riferimenti per la partenza e la destinazione del nostro itinerario. Molto importante: scegliere sempre i compagni di escursione in base all’obiettivo, valutandone esperienza, capacità tecnica, preparazione fisica e stabilità psichica in situazioni difficili.

Ora pensiamo all’abbigliamento e all’attrezzatura. Potrà sembrare banale, ma è bene ricordare che saremo all’aperto, durante la stagione invernale e in mezzo alla neve. Quindi abbigliamento adatto, che indosseremo a strati (come si usa dire “a cipolla”), partendo dall’intimo, meglio tecnico e traspirante, fino al piumino o giacca in gore-tex. La cosa importante è vestirsi in modo tale che si possano togliere o mettere i vari capi, a seconda delle temperature, senza rischiare di rimanere troppo a lungo scoperti ed essere aggrediti dal freddo. Portare sempre guanti, cappellino e occhiali: gli occhi vanno assolutamente protetti dai raggi solari e, per il riflesso delle neve, il sole è davvero abbagliante.

Nello zaino vanno riposti alcuni indumenti per un eventuale cambio, oltre a una borraccia o termos, l’eventuale colazione al sacco o qualche integratore energetico da mangiare durante l’escursione. Anche una semplice tavoletta di cioccolato, fa riacquistare velocemente l’apporto calorico necessario.

Per quanto riguarda l’attrezzatura al seguito, oltre alla cartina della zona interessata, alla bussola e all’altimetro, un piccolo kit di primo soccorso (meglio se corredato di un telo isotermico), senza dimenticare gli elementi base dell’autosoccorso: A.R.T.Va., sonda e pala. Sono tre strumenti ormai divenuti indispensabili per tutti coloro che praticano escursionismo fuori pista. Non è più raro vedere strani manici uscire dagli zaini di scialpinisti o ciaspolatori che si apprestano ad effettuare una gita fuori dai normali tracciati delle stazioni sciistiche. L’A.R.T.Va. (Apparecchio di Ricerca Travolti da Valanga) è un ricetrasmettitore che consente l’individuazione di un travolto da valanga, attraverso un segnale radio trasmesso su una frequenza convenzionale di 457 Khz. Tutti gli apparecchi in commercio devono rispettare la normativa europea n. 300-718, che ne conferma l’omologazione.

L’A.R.T.Va. deve essere posizionato sotto uno strato di abbigliamento, per non essere perso in caso di incidente; indossatelo in modo comodo, che non intralci i movimenti durante l’attività. Va rammentato che il segnale A.R.T.Va. ha, per convenzione, una portata utile di 20 m. ed è importantissimo, prima di effettuare la gita, controllare la trasmissione e la ricezione con il compagno di escursione, semplicemente commutando i rispettivi selettori in trasmissione e ricezione, e viceversa. In commercio si possono trovare strumenti analogici o digitali: i primi utilizzano un sistema a segnali acustici che aumentano o diminuiscono la frequenza e l’intensità del suono, avvicinandosi o allontanandosi dall’apparecchio trasmettitore; gli A.R.T.Va. moderni hanno processori integrati che codificano i dati e li visualizzano sul display, aiutando l’operatore a elaborare i segnali emessi via radio togliendo all’orecchio umano l’onere di interpretarli. Non esiste un apparecchio migliore dell’altro: sarà sempre il vostro a essere il migliore, quando avrete acquisito un ottima praticità d’impiego e sensibilità d’uso.

La sonda è un’asta telescopica che consente di “bucare” gli strati di neve accumulata, per individuare l’escursionista travolto. La lunghezza consigliata è di 240 cm. Per quanto riguarda la pala, strumento semplice da utilizzare, deve preferibilmente avere il manico estensibile e una benna voluminosa e rigida. La probabilità di sopravvivenza di un travolto da valanga è, statisticamente, di 15 minuti. Il sistema di sicurezza combinato con A.R.T.Va, sonda e pala, permette il disseppellimento in circa 11 minuti: un tempo utile per trarre in salvo una vita umana. Non vogliamo essere pessimisti, creare allarmismo o scoraggiare le escursioni fuori pista; desideriamo solo dare qualche semplice suggerimento per trascorrere senza pericoli una bella giornata all’aria aperta. In ogni caso, appena possibile, è indispensabile allertare i soccorsi, telefonando al numero unico per le emergenze 112 o raggiungere il più vicino rifugio, per richiedere aiuto.

I gestori dei rifugi alpini hanno la competenza per intervenire o per contattare il Soccorso Alpino addestrato per il pronto intervento in montagna. Presso molti rifugi, è installato un telefono di emergenza in contatto con il Soccorso Alpino.

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Commenti

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  1. Scritto da edoardo

    Chiaro e essenziale: un ottimo ripasso, grazie!