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Uliano, Fim, a Marchionne: Fiat paghi di più gli operai

Il bergamasco Ferdinando Uliano, della segreteria nazionale della Fim Cisl nazionale parla di Fiat e avanza alcune richieste a Marchionne nel'intervista a Diodato Pirone del Messaggero.

Il bergamasco Ferdinando Uliano, della segreteria nazionale della Fim Cisl nazionale parla di Fiat e avanza alcune richieste a Marchionne nel’intervista a Diodato Pirone del Messaggero.

Ferdinando Uliano è il responsabile Fim-Cisl per la Fiat e Cnhi (Iveco e trattori New Holland).

Dopo le ultime dichiarazioni dell’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne («Con Chrysler ora abbiamo i mezzi per ripartire anche in Europa, a partire dalla Renegade prodotta a Melfi»), facciamo il punto sulla situazione sindacale e produttiva degli stabilimenti Fiat in Italia. Un quadro molto più articolato di quanto comunemente si crede.

Allora, partiamo dal quadro generale: qual è, dal vostro punto di vista, la situazione delle fabbriche Fiat?

«Fino all’anno scorso lo scenario era praticamente tutto nero. Ora non più. Si sono completati gli investimenti a Melfi, Sevel, Grugliasco e a maggio ci aspettiamo il nuovo piano con il rilancio dell’Alfa su Cassino e il completamento del polo del lusso a Mirafiori. Il tutto nel quadro dell’acquisizione del 100% di Chrysler che ovviamente è un punto positivo. Il fatto è che già da tempo alcune fabbriche Fiat in Italia vanno bene. Insomma, c’è un raggio di luce, anzi qui e là è proprio sereno. E’ per questo che noi continuiamo a chiedere alla Fiat un aumento di 40 euro mensili, anche se ci rendiamo conto che il quadro complessivo del mercato e dei conti aziendali europei è ancora critico. Ma per noi un contratto non può esserci senza aumenti salariali».

Oltre all’aumento salariale, quali altri elementi caratterizzano le vostre richieste?

«Segnalo, tra gli altri, due elementi. Primo: vorremmo partire con l’azienda con la contrattazione aziendale di secondo livello perché riteniamo che negli stabilimenti che vanno bene ci siano le condizioni perché i lavoratori ottengano di più. Secondo: sottolineo che nella parte normativa del nuovo contratto, nelle parti già condivise, abbiamo ottenuto oltre ai miglioramenti sull’orario, anche un avanzamento di carriera per gli operai che fanno i team leader (figura chiave nella nuova organizzazione aziendale perché organizzano minisquadre di 6 colleghi che sono la chiave per l’aumento della produttività)».

Dunque, nelle fabbriche Fiat non c’è solo cassa integrazione.

«Oggi abbiamo tre/quattro stabilimenti, nell’auto,che marciano bene e spesso ricorrono allo straordinario. In Cnhi molti di più».

Quali stabilimento fanno straordinario?

«A Grugliasco i 2.000 addetti alla Maserati spesso lavorano di sabato. Ad Atessa, alla Sevel che fa i furgoni Ducato, sono appena stati assunti alcuni lavoratori interinali e sono stati chiamati dipendenti Fiat da altre fabbriche. Poi c’è il caso della VM Motori di Cento in provincia di Ferrara, 1.200 dipendenti appena integrati nel gruppo Fiat, che qualche volta lavorano anche di domenica perché producono i diesel Maserati e per l’America dove sono molto richiesti. Alla Maserati di Modena, infine, sta partendo il secondo turno per la produzione dell’Alfa 4C».

E per questi stabilimenti, solo per loro, vorreste avviare una contrattazione di secondo livello per ottenere miglioramenti economici. Giusto?

«I dipendenti di queste fabbriche vedono volumi in crescita. A loro l’azienda chiede un impegno che merita di essere premiato».

Veniamo al caso della VM di Cento comprata dalla Fiat nello scorso autunno. E’ di queste ore la notizia che cambierà nome e si chiamerà Fiat. I suoi 1.200 dipendenti finora hanno avuto un sistema contrattuale diverso. Perderanno qualcosa?

«Nessuno perderà niente. Per quella fabbrica erano stata concordate due anni fa circa 280 assunzioni e una riduzione delle pause in cambio del forte aumento della produzione di motori».

Ma in alcuni reparti VM le pause restano più lunghe della mezz’ora riconosciuta in Fiat. Dunque?

«Ci batteremo, come è ovvio, perché le assunzioni previste per i prossimi anni, circa 120, siano confermate. La questione delle pause sarà inquadrata nell’applicazione del sistema produttivo della Fiat che è identico in ogni stabilimento. La nostra posizione è chiara: nessun aumento della fatica. Potremmo monetizzare alcune differenze fra l’attuale situazione e quella futura ma solo una volta verificato con strumenti precisi che la nuova organizzazione del lavoro non fa aumentare la fatica. Desidero essere chiaro, nessun lavoratore VM andrà a rimetterci con il contratto Fiat, anzi potrà avere solo vantaggi».

A proposito di straordinario. Per tutto marzo Pomigliano lavorerà di sabato su un turno. Lì di cassa integrazione ce n’è tanta e Fiat ha appena chiesto una proroga…

«I sabati di Pomigliano non sono in straordinario perché ad aprile sono previsti due giorni di riposo, con riconoscimento economico. Noi chiediamo all’azienda di alleggerire la posizione dei cassaintegrati, parte dei quali lavorano a rotazione, anche con l’utilizzo dei contratti di solidarietà a partire dall’incontro che avremo settimana prossima. Più rotazione più tutela economica, e poi serve una vettura in più per cogliere l’obiettivo della piena occupazione».

Ieri però Marchionne a Ginevra ha fatto una dichiarazione nella quale, così sembra di capire, dice che con i nuovi Suv Jeep e Fiat darà piena occupazione a Melfi e forse coinvolgerà anche una parte dei cassaintegrati di Pomigliano…

«E’ una dichiarazione da verificare sul campo, i presupposti ci sono, ma è il mercato che avrà l’ultima parola».

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