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Sinodo sulla famiglia L’apertura del Papa a separati e divorziati

Papa Bergoglio concentra la sua pastorale sulla famiglia in vista dell'VIII incontro mondiale delle famiglie a Philadelphia nel settembre 2015 e poi il Sinodo ordinario dell’ottobre 2015: «La Chiesa adotti i mezzi pastorali adeguati per aiutare le famiglie ad affrontare le sfide con la luce e la forza del Vangelo».

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«Care famiglie, mi presento alla soglia della vostra casa per parlarvi». La lettera alle famiglie per il Sinodo straordinario dell’ottobre 2014 descrive bene la sostanza e la forma, il contenuto e lo stile dell’azione pastorale di Papa Francesco in questo primo anno.

Mercoledì 13 marzo 2013, un anno fa, dalla loggia della basilica di San Pietro risuonò un saluto assolutamente inusuale: «Fratelli e sorelle, buonasera! Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo ma siamo qui… Incominciamo questo cammino, vescovo e popolo. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia. Preghiamo sempre l’uno per l’altro…prima della benedizione vi chiedo un favore: vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me».

VANGELO DEL MATRIMONIO E DELLA FAMIGLIA

Il Vangelo del matrimonio e della famiglia è di gran lunga la preoccupazione predominante di Papa Bergoglio. Il Sinodo è dedicato «in modo speciale a voi, alla vostra vocazione e missione nella Chiesa e nella società, ai problemi del matrimonio, della vita familiare, dell’educazione dei figli e al ruolo delle famiglie» e precederà nel settembre 2015 l’VIII incontro mondiale delle famiglie a Philadelphia e poi il Sinodo ordinario dell’ottobre 2015: «La Chiesa adotti i mezzi pastorali adeguati per aiutare le famiglie ad affrontare le sfide con la luce e la forza del Vangelo».

ALTISSIMA RISPOSTA AL QUESTIONARIO

La percentuale delle risposte «è stata altissima» al questionario inviato nel dicembre 103 alle diocesi e parrocchie del mondo, questionario che è sempre stato fatto in quasi cinquant’anni di esperienza sinodale. Da questo materiale si ricava il pensiero della base in tutte le sue componenti e nella varietà delle situazioni, l’urgenza di annunciare con slancio e nuove modalità il Vangelo della famiglia, le sfide, le difficoltà e le crisi della famiglia.

CONCISTORO SULLA FAMIGLIA

Alla famiglia è stato dedicato il Concistoro dei cardinali del 20-21 febbraio. «Ci viene chiesto di mettere in evidenza il luminoso piano di Dio sulla famiglia e aiutare i coniugi a viverlo con gioia accompagnandoli in tante difficoltà con una pastorale intelligente, coraggiosa e piena d’amore» spiega il Papa: «La famiglia è la cellula fondamentale della società. Il Creatore ha posto la sua benedizione sull’uomo e sulla donna affinché fossero fecondi e si moltiplicassero sulla terra, e così la famiglia rappresenta nel mondo il riflesso di Dio».

LA MAMMA NON PUO’ FARE LA COMUNIONE CON SUO FIGLIO

Il cardinale Walter Kasper, presiedente emerito del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, svolge una relazione molto problematica, come gli chiede il Pontefice. Il problema non è solo – come vorrebbero i media – stabilire se dare o no la Comunione ai divorziati risposati. Ci sono regole generali e situazioni molto diversificate. Kasper: «Quando ero vescovo un parroco venne da me e mi raccontò di una madre divorziata risposata che preparava il figlio alla Prima Comunione: il figlio avrebbe fatto la Comunione, lei no. È possibile questo? Se c’è il pentimento, la misericordia e il perdono di Dio, possiamo negare la remissione dei peccati?» Kasper non mette in discussione la dottrina della Chiesa ma dice che bisogna ripartire dal Vangelo sulla famiglia.

CONTEMPERARE FEDELTA’ AL SIGNORE E MISERICORDIA

 Chi pretende che dal Sinodo emergano soluzioni facili e generali per tutti è in errore. La linea è contemperare la fedeltà a Dio con la sua misericordia. La Chiesa non può mettere in discussione le parole di Gesù sull’indissolubilità del matrimonio-sacramento e l’impossibilità di un nuovo matrimonio mentre il coniuge è in vita. Al tempo stesso sente il dovere – di fronte alla crescita esponenziale dei matrimoni falliti – di esplorare nuove strade per rispondere ai divorziati risposati civilmente. L’ipotesi avanzata da Kasper è in soldoni questa: essi riconoscono il loro fallimento, si convertono e, dopo un periodo penitenziale, chiedono di essere riammessi ai Sacramenti. In molti casi ogni tentativo di salvare il matrimonio è destinato al fallimento: eroici sono quei coniugi abbandonati che rimangono soli e che vanno avanti crescendo i figli. Ma molti coniugi abbandonati, anche per il bene dei figli, si risposano civilmente.

DIRITTO CANONICO DEL 1917 E DEL 1983

Il Codice di Diritto canonico del 1917 considera i divorziati risposati bigami, pubblici concubini e infami, passibili di scomunica. Il Codice del 1983 non prevede più queste punizioni e non scomunica i divorziati risposati. Secondo Kasper la Chiesa si trova in una situazione simile a quella del Vaticano II. Su questioni come ecumenismo e libertà religiosa, le encicliche dei Papi e i pronunciamenti del Sant’Uffizio sembravano precludere tutte le vie. Il Concilio, senza violare la tradizione dogmatica, ha aperto porte e finestre. È possibile fare altrettanto per i divorziati risposati senza ledere la tradizione? La stragrande maggioranza dei divorziati risposati sono convinti che il loro matrimonio sia irrimediabilmente spezzato e non sia mai stato valido. La valutazione non può essere lasciata ai sentimenti soggettivi. Cercare una soluzione allargando le maglie delle nullità matrimoniale darebbe l’impressione che la Chiesa proceda in modo disonesto e conceda, sotto forma mascherata, dei «divorzi cattolici».

UNA ZATTERA DI SALVATAGGIO

Kasper ricorda la prassi primitiva: con gli apostati e i «lapsi» – i cristiani che sotto le persecuzioni per debolezza rinnegavano il Cristianesimo – la Chiesa aveva sviluppato una pratica penitenziale, un secondo battesimo, non con l’acqua, ma con le «lacrime di penitenza». I cristiani che, pur essendo in vita il primo coniuge, vivevano un secondo legame, dopo un tempo di penitenza, avevano a disposizione non un secondo matrimonio ma la partecipazione alla Comunione come zattera di salvataggio. Sarà una via percorribile? Non sarebbe una grazia «a buon mercato» o una misericordia «a basso prezzo». Se un divorziato risposato si pente; se ha chiarito gli obblighi provenienti dal primo matrimonio – che rimane l’unico, valido, indissolubile -; se non può abbandonare senza colpe gli impegni assunti con un nuovo matrimonio civile; se si sforza di vivere al meglio la seconda unione; se si impegna a educare i figli nella fede; se desidera i Sacramenti… è possibile negargli i Sacramenti? Questa soluzione riguarda una parte ridotta di divorziati risposati, quelli veramente interessati ad accostarsi ai Sacramenti.

NOMINE

Nel Sinodo straordinario di ottobre i presidenti delegati sono i cardinali André Vingt-Trois arcivescovo di Parigi, Louis Antonio Tagle arcivescovo di Manila, Raymundo Damasceno Assis arcivescovo di Aparecida in Brasile; relatore generale il cardinale Peter Erdo, arcivescovo di Budapest, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee; segretario speciale mons. Bruno Forte arcivescovo di Chieti.

Pier Giuseppe Accornero

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Commenti

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  1. Scritto da LuigiPezzaldi

    Il matrimonio è un sacramento . ok non ci piove e quindi è indissolubile. Anche l’Ordine è un sacramento, indissolubile anche lui; perchè allora viene annullato riducendo i sacerdoti allo stato laicale e permettendo loro di sposarsi con un altro sacramento ??