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Congresso Cgil, Bresciani: “Al Paese serve fiducia Dibattito arrivi a sintesi”

Nella sua relazione d'apertura del VII Congresso provinciale il segretario generale della Cgil di Bergamo Luigi Bresciani ha affrontato a tutto campo i temi politici, economici e sociali più urgenti sia a livello nazionale che a livello territoriale.

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Si è aperto, giovedì 6 marzo, il VII Congresso provinciale della Cgil di Bergamo: 246 i delegati attesi all’appuntamento congressuale all’auditorium del Collegio Sant’Alessandro che ha visto anche gli interventi dell’assessore provinciale Giuliano Capetti, del sindaco di Bergamo Franco Tentorio, del candidato sindaco Giorgio Gori, del segretario provinciale di Rifondazione Comunista Francesco Macario, del coordinatore provinciale di Sel Gino Gelmi, del segretario provinciale del PD Gabriele Riva, dei segretari generali di Cisl e Uil Ferdinando Piccinini e Marco Cicerone e del portavoce di Libera Bergamo Rocco Artifoni.

Aprendo i lavori, Bresciani ha ricordato la lunga marcia di avvicinamento al Congresso che da metà gennaio ha portato allo svolgimento di 1.008 assemblee in cui hanno votato 29.578 iscritti. Ricordando il difficile momento storico dal punto di vista politico, economico e sociale, immerso in un contesto internazionale ed Europeo che deve rivedere ruoli e strategie, il segretario generale della Cgil di Bergamo ha focalizzato la propria attenzione su quanto succede in Italia: dall‘obiettivo di riforme da indirizzare verso la redistribuzione del reddito, al maggiore potere da destinare ai Comuni per utilizzare risorse per gli investimenti, per arrivare infine ad un grande piano di ricostruzione nazionale che abbia come sfida principale quella del lavoro e del welfare e a come si pone il sindacato di fronte alla crisi e alla rappresentanza di chi non voce e diritti.

Priorità dunque alla definizione di una politica industriale “che da 30 anni manca nel nostro Paese” e che riguardi ogni misura a sostegno delle attività produttive: Bresciani parla della necessità di fare sistema per sfruttare fino in fondo l’occasione dell’Expo, della volontà di intervenire nelle situazioni di crisi aziendale non guardando solo al mantenimento occupazionale ma anche al rilancio dell’attività produttiva, di relazioni industriali che non vedano nel posto di lavoro solo un luogo di conflitto tra capitale e lavoro ma anche dove si producono valori.

Un capitolo a parte è stato riservato agli accordi in vista con Confindustria Bergamo: accordi sulla quale la Cgil è disposta a trattare dal punto di vista della flessibilità ma solo se necessaria alle aziende per stare sul mercato, per aumentare l’occupazione e la stabilità dei rapporti lavorativi e per evitare le chiusure. Stabilità, formazione continua e un sistema di welfare territoriale sono punti fermi della posizione del sindacato. “Accordi che non bastano – ha ribadito Bresciani – perchè per creare lavoro occorrono investimenti, ad esempio nel Made in Italy. C’è bisogno di parlare di valori, di politica industriale, di economia reale, distretti, reti d’impresa e filiere produttive globali, non dell’ennesima riforma del mercato del lavoro che tolga diritti ai lavoratori”.

Per quanto riguarda le misure da attuare sul territorio Bresciani ha le idee chiare, a partire dal piano straordinario per le politiche del lavoro stilato con Cisl e Uil, dall’incentivazione per le aziende che privilegino i contratti di solidarietà nella gestione degli esuberi, dalla qualificazione del settore cooperativo, dagli investimenti in innovazione, ricerca, internazionalizzazione e dagli investimenti in edilizia scolastica e sociale (per i quali però serve intervenire “su un patto di stabilità che sta ammazzando i Comuni”).

Occorrerà poi, continua Bresciani, riservare un ruolo strategico alla pianura bergamasca dove saranno realizzate grandi opere, ripensare la mobilità partendo dall’aeroporto, da un collegamento ferroviario con la città e dalla creazione di un interporto: parlando della città di Bergamo sarà fondamentale ripensare aree dismesse e caserme, riservare un ruolo di primo piano all’Università e valorizzare risorse turistiche, culturali e della gente in vista di Expo.

A chiosa del suo intervento Luigi Bresciani ha chiesto a tutti una riflessione sul lavoro del sindacato, che deve rimanere attento alle necessità delle persone, lavorare di più per la salvaguardia del lavoro per tutti e in particolare per le categorie più a rischio come giovani, precari, immigrati e pensionati: “La Cgil – ha concluso – pur assalita da tante parti mantiene una sua forza e identità. C’è un paese in ginocchio che ha bisogno di ritrovare la fiducia e noi abbiamo il dovere di ricercare e trovare una sintesi alla nostra discussione”.

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Commenti

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  1. Scritto da Alberto

    E’ impossibile fare una Politica Industriale, seria, in un Paese dove c’è cultura anti-industriale, dove le relazioni industriali sono influenzate da una minoranza ( la Fiom) e dove la burocrazia e il carico fiscale, oltre al costo dell’energia ( solo per fare qualche esempio) tagliano le gambe a chiunque voglia investire.La Cgil, dimostri di avere il coraggio di affrontare la Fiom e di non subirla,poi si potrà parlare del resto.