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“La grande bellezza”: da vedere o rivedere stasera in tv perchè…

Un film da non perdere perché fa pensare, mette in moto i neuroni, e di questi tempi non è poco riuscire a tirarsi fuori dal cicaleccio politichese, e socialnetworchese, e dalla contemporaneità assoluta e opprimente che in apparente continuo movimento invece tutto appiattisce e ci ingessa togliendoci futuro.

"La grande bellezza", regia di Paolo Sorrentino, ha vinto l’Oscar 2014 come miglior film straniero.

Martedì sera viene trasmesso da Canale 5 e chi non l’ha ancora visto farebbe bene a guardarlo, anche se i cinefili diranno che il piccolo schermo lo penalizza, sminuisce cioè la potenza sia delle rutilanti immagini delle feste romane, sia delle affascinanti inquadrature della Roma città d’arte e dei mirabili paesaggi.

Non perdiamo comunque l’occasione di vederlo, o rivederlo, anche se in tv.

E’ un film da non perdere perchè fa pensare, mette in moto i neuroni, e di questi tempi non è poco riuscire a tirarsi fuori dal cicaleccio politichese, e socialnetworchese, e dalla contemporaneità assoluta e opprimente che in apparente continuo movimento invece tutto appiattisce e ci ingessa togliendoci futuro.

Questo film fa riflettere su quel che vediamo e sulle immagini non scontate che ci passano davanti agli occhi dandoci l’impressione di raccontare un pezzo di vita del giornalista Jep Gambardella, re dei salotti romani, e invece continuamente ci spiazzanda: introduce tipi e vicende che sembrano sviare dalla storia principale e invece fanno l’apparato stesso del film.

Il film giustappone infatti scene diverse, incontri e vignette, che lasciano intravvedere storie e abbozzano vicende di varia umanità, mostrano paesaggi e opere d’arte, fino a comporre un affresco -non proprio un capolavoro concluso – ma ricco di pennellate, allegorie, allusioni e metafore efficaci sulla vita nella capitale, a sua volta inevitabilmente emblema dell’Italia attuale.

Il personaggio di Jep Gambardella (l’impeccabile Toni Servillo) è il caronte -o il virgilio- che ci traghetta da un contesto all’altro, da una festa a una performance d’arte live, da un dopocena in terrazza a un surreale pranzo dalla direttrice delle rivista per cui lavora, o all’incontro con una giraffa che sparisce, e sembra vivere tutto con distacco perchè ha già visto e conosciuto tutto.

Invece anche Jack cerca ancora una chiave alla propria vita, un senso alla scelta di non essere scrittore, un modo per arrivare alla grande bellezza dopo essere stato ingoiato dall’apparato umano romano ("L’Apparato umano" è il titolo del suo unico libro, scritto in gioventù).

C’è un momento nel film in cui un personaggio claudicante, giovane ma già in qualche modo vecchio, arriva proprio con una valigetta piena di chiavi importanti…

Dal punto di vista narrativo il film di Sorrentino è dunque un film sfilacciato sul vuoto romano, ma proprio per questo ben rappresenta ("bene" in senso registico) lo sfilacciamento e il vuoto del nostro Bel (non a caso) Paese.

C’è una scena che vede protagonista una santa nel finale e non ci è chiarissima – per pensarci ancora un po’ su rivedremo il film – ma richiama fortemente le metafore di un certo Bunuel con quell’inquadratura zeppa di fenicotteri (nuovi abitanti, più strani che belli, delle terrazze romane? La santa li conosce tutti per nome e comunica con loro, vorrà dire che esiste un linguaggio al di sopra del cinguettio mondano che dobbiamo imparare e forse ci salverà??) e trasmette un po’ la stessa inquietudine degli uccelli di Hitchcock.

L’Academy ci avrà visto soprattutto Fellini, "Roma", "La Strada", "La dolce vita" mutatis mutandis…

Compito a casa (si fa per dire): guardare il film di Sorrentino e scoprire che cos’è la "grande bellezza". Roma e i suoi tesori d’arte, visibili o sotto chiave? Sabrina Ferilli che Gambardella esibisce orgoglioso alle feste (ma non dimentichiamo che il personaggio da lei interpretato è afflitto da un male incurabile)? Il primo amore? La decisone di tornare a scrivere? Lo "spettacolo" della vita?

Non conosciamo gli altri film stranieri nominati all’Oscar, magari ce n’era uno più completo e equilibrato, ma fa piacere che questo film abbia vinto perchè offre intelligenti spunti di riflessione ed è girato, montato e recitato con finezza; fa piacere ovviamente anche che l’Oscar dia lustro all’Italia nel mondo, con la speranza però che gli stranieri capiscano che cosa è la "grande bellezza" di questo Paese, e non si stanchino di venire qui a cercarla.

Con la speranza che la si smetta di dire che con la cultura non si mangia e si diano più contributi per creare serie scuole d’arte e di cinema.

Basterebbe capire che questo vuoto di Sorrentino produce senso, e questa è già una bellezza, mentre ricordiamo ancora con rabbia il vuoto cosmico del film di Woody Allen su Roma. Che delusione fu!

Paola Suardi

Commenti

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  1. Scritto da Coppa Italia 62/63

    Visto al cinema e rivisto ieri sera , riconfermo la prima impressione : La grande noia.Probabilmente capisco poco di cinema,ma se fare un film slegato,senza capo ne coda,vuol direre meritarsi l’osacar….

  2. Scritto da NADIA

    Secondo me è un film x un pubblico di nicchia, della prima mezz’ora che ho visto salvo solo le stupende immagini di Roma.

  3. Scritto da TT

    L’Italia che conta…

  4. Scritto da fan

    è un peccato che il 99,99% della popolazione italiana non c’entri nulla con la fauna ritratta nel film intenta in feste danzanti su terrazze da sogno e discussioni radical chic sull” “impegno civile”……

  5. Scritto da dark

    Cultura è formazione. Nel nostro paese manca, e non è un bene da “comprare”. Anche i “prodotti culturali” da soli non bastano

  6. Scritto da nino cortesi

    Ottima analisi del film.

  7. Scritto da giobatta

    prendiamo gli oscar perché siamo bravi nel ritrarre la nostra decadenza. è un po’ come dare l’oscar al parini od a fra’ galgario

    1. Scritto da Carlo Pezzotta

      Per vedere ritratta la nostra decadenza nei films, o meglio, la decadenza di una certa parte del popolo italiota, bastava vedere anche, ormai tanti anni orsono. i films interpretati da Alberto Sordi.