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Brasile, 100 giorni al Mondiale tra ritardi, proteste e sprechi

Il Brasile in affanno corre per essere pronto a giugno: budget triplicato, vittime negli stadi e impianti che saranno consegnati solo in extremis. A 100 giorni esatti dal via dell'attesissima manifestazione ecco come si sta muovendo il paese che sogna di alzare in casa sua la coppa più bella.

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Budget ampiamente sforato, stadi ancora in costruzione e morti durante i lavori. Il Brasile, a 100 giorni dal via dei Mondiali di calcio, è ancora un cantiere a cielo aperto e nulla (o quasi) risulta essere pronto. L’immagine simbolo di un’organizzazione che lascia quell’attimo a desiderare è lo stadio Itaquerao di San Paolo, costato 820 milioni di reals (circa 250 milioni di euro) e ancora ben lontano dall’essere finito, che il 28 novembre dello scorso anno ha visto la morte di tre operai rimasti schiacciati da un’enorme gru caduta improvvisamente.

Quello di San Paolo, che ospiterà il primo attesissimo match della manifestazione Brasile-Corea, non è l’unico impianto in gravissimo ritardo. Anzi, è solamente uno dei tanti.

Gli ultimi tre mesi di lavori, dunque, si risolveranno in una gigantesca corsa contro il tempo che avrà l’effetto di dilatare ulteriormente i costi per la realizzazione di un evento molto contestato dai brasiliani. Le manifestazioni di piazza viste durante la Confederation Cup del 2013 rischiano di essere state solo una prova generale in vista delle prossima estate, quando gli occhi di tutto il mondo saranno puntati sul Brasile. La presidente Dilma Roussef è corsa ai ripari con una serie di concessioni in tema di tariffe pubbliche, ma il fuoco della protesta continua a soffiare sotto la cenere.

Nel mirino innanzitutto i costi spropositati per ospitare il Mondiale. Il budget iniziale complessivo di 25,5 miliardi di reals è già salito a 31 (10,5 miliardi di euro), il triplo rispetto a quanto speso dalla Germania per organizzare il Mondiale nel 2006 e dal Sudafrica per infrastrutturare da zero un paese alla prima esperienza con una grande manifestazione internazionale. Gran parte dei soldi sono stati spesi per la realizzazione dei 12 stadi, costati fin qui 7 miliardi di reals (2,3 miliardi di euro) e destinati a trasformarsi in altrettante cattedrali nel deserto alla fine delle partite.

Il calcio brasiliano sta vivendo l’inizio di una crisi preoccupante dopo gli anni del mini-boom e molti club, che si erano messi in fila per acquistare gli impianti al termine del Mondiale, non hanno più il denaro per farlo.

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