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Veterinario sprint: timbra il cartellino un minuto alla settimana

La storia del veterinario Manuel Bongiorno che una volta alla settimana timbra il cartellino: quello d'entrata e quello d'uscita, il tutto in un minuto. Fatto quello, il suo lavoro «convenzionato» settimanale all'azienda sanitaria è finito.

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La vicenda l’ha scoperta e raccontata Gianantonio Stella. Una storia d’ordinaria burocratica follia tutta italiana.

E’ la storia del veterinario Manuel Bongiorno che una volta alla settimana timbra il cartellino: quello d’entrata e quello d’uscita, il tutto in un minuto. Fatto quello, il suo lavoro «convenzionato» settimanale all’azienda sanitaria è finito.

Succede, davvero, in provincia di Trapani.

Da una ventina di anni la Sicilia abusa più di chiunque altro in Italia della possibilità di avere due tipi di veterinari. I «dirigenti» assunti a suo tempo dopo un concorso e chiamati a svolgere un orario settimanale di 38 ore, assimilabili ai medici degli ospedali o degli ambulatori di base, e i «convenzionati», professionisti che magari hanno un ambulatorio per conto loro ma che vengono pagati dalle aziende sanitarie regionali per alcuni compiti specifici.

Primo fra tutti quello di combattere la brucellosi, una malattia bovina che può attaccare l’uomo e che è particolarmente diffusa al Sud.

Su 1.200 veterinari «convenzionati», 350 sono siciliani.  Nel 2009 la Regione decide di allargare a questi veterinari il contratto dei medici convenzionati esterni. Problema: l’impegno medio d’un otorino che lavora in ambulatorio può essere più o meno determinato. Ma come fissare dei parametri per i veterinari che girano le campagne e qui trovano la strada asfaltata e lì sterrata, qui le vacche nelle stalle e lì allo stato brado nei campi?

Pensa e ripensa, decidono di fotografare la realtà e ripeterla nei nuovi contratti col copia incolla. Un veterinario ha fatturato all’Azienda sanitaria provinciale nell’anno di riferimento 20.000 euro? Calcolando che come i medici convenzionati deve avere 38 euro lordi l’ora, ecco un contratto annuale per 526 ore l’anno, dieci a settimana. Con un rinnovo automatico l’anno successivo. Nella speranza che un giorno, chissà, arrivi l’assunzione. Fatto sta che nella prima tornata, di «convenzionati», ne vengono imbarcati oltre trecento. «E noi?», saltan su gli esclusi.

Tira e molla, nel 2012 la Regione decide di aprire anche a quelli che erano stati chiamati solo per lavori saltuari. E di distribuire loro contrattini piccoli piccoli.  Risultato: alcuni veterinari, convinti che valesse la pena comunque di mettere un piede dentro il sistema, hanno accettato convenzioni mignon. Due ore la settimana, quarantacinque minuti, quattro minuti… Fino al record di un minuto alla settimana, quello di Manuel Bongiorno.

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Commenti

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  1. Scritto da Giorgio Andreoli

    Nelle ultime tornate elettorali, la Sicilia ha costantemente cambiato il suo voto: prima a destra, poi a sinistra, ecc.A me sembra che la bellissima regione si offra al miglior offerente. Dunque,nessuno ha mai osato sollevare il problema! Lo stesso vale per Roma capitale! Chi ha mai osato sollevare il problema di un rientro in pareggio! Solo Renzi l’ha fatto ora per la prima volta! Evviva! E Ricordiamoci che l’unione europea,alla Grecia,i soldi lì ha dati solo in cambio di garanzie di rientro!

  2. Scritto da luca

    Perché se gli italiani usassero il cervello con continuità, ci chiamerebbero svizzeri

  3. Scritto da paolo

    Non capisco perché la Sicilia debba essere ancora una regione autonoma, ma perché non
    deve essere una regione normale come tutte le altre?Se vuole rimanere autonoma chieda l’indipendenza dall’Italia e si paghi da sola tutti i suoi sprechi anziché battere sempre cassa a Roma.Non capisco perché a nessuno dei nostri parlamentari è mai venuta in mente l’idea di staccare la spina alla Sicilia.

  4. Scritto da Luigi

    Sì, ci ridiamo su, ma sono queste incongruenze e l’uso del cervello in base a schemi burocratici rigidi e non razionali e di buon senso (oltre che ad inconfessabili benefici economici personal), ad aver rovinato l’Italia. Se in punta di diritto, o di una legge, o di un codice dedicati, sono tutti in regola i 28 mila forestali siciliani, è altresì chiaro che ci troviamo evidentemente davanti ad una stortura ai danni dello Stato che andrebbe sanata. Perché la si lascia continuare?