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L’auto data alle fiamme: alla maestra la solidarietà del Consiglio e del paese

Il giorno dopo l'atto violento e intimidatorio all'auto della direttrice scolastica delle elementari Locatelli, Rita Certomà, si è tenuto il Consiglio Comunale straordinario indetto dall’Amministrazione di Cavernago per affrontare in modo unito questo incredibile gesto, cioè l'incendio dell'auto dell'insegnante.

Il giorno dopo l’atto violento e intimidatorio all’auto della direttrice scolastica delle elementari Locatelli, Rita Certomà, si è tenuto il Consiglio Comunale straordinario indetto dall’Amministrazione di Cavernago per affrontare in modo unito questo incredibile gesto, cioè l’incendio dell’auto dell’insegnante attraverso una bottiglia gettata all’interno dell’abitacolo mentre la vettura era posteggiata nel parcheggio antistante l’edificio scolastico.

Nessuna indiscrezione per il momento, ma le forze dell’ordine sono all’opera per individuare il colpevole di quella che poteva diventare una tragedia.

L’auto della maestra infatti era parcheggiata di fronte alla cabina del metano e se fosse esplosa le conseguenze sarebbero state molto gravi.

In sala consiliare del Municipio di Cavernago, alla presenza di tutto il corpo politico, molti i cittadini accorsi per manifestare la propria solidarietà all’insegnante, per dire “ no” alla violenza e “ per reagire a un gesto intimidatorio quasi camorristico e mafioso che siamo abituati a vedere nei film”, come ha sottolineato il sindaco Giuliano Verdi.

“Il corpo insegnanti della scuola elementare da sempre opera con professionalità al fine di creare legami non solo con i bambini , ma anche con i genitori, instaurando con loro un dialogo. Il conflitto rappresenta in ogni caso una forma di comunicazione, è un momento importante di riflessione e di confronto. Questo è sempre stato possibile.” Queste le parole di Enrica Colombo, la rappresentante delle insegnati della scuola elementare Locatelli, la quale punta tutto sulla sensibilizzazione alla cittadinanza e all’appartenenza civica, “ una partecipazione attiva in questo senso è il migliore insegnamento da poter fornire ai bambini, da parte di chi crede fermamente nella scuola pubblica che garantisce a tutti il diritto allo studio”.

In tutto questo ci si pone un importante interrogativo: come comportarsi con i bambini? Quello che la scuola chiede è un aiuto, da parte di tutti, nel riuscire a far comprendere ai bambini e ai giovani la situazione, cercando, però, di trarre degli insegnamenti positivi da quanto accaduto.

Anche in questo caso si sottolinea la necessità di fare rete, di instaurare un ponte di congiunzione tra istituzioni e cittadini. Sul punto sia la maggioranza sia la minoranza sono d’accordo, soprattutto sulla necessità di creare spazi sinergici di sensibilizzazione alla legalità, non solo attraverso l’insegnamento dell’educazione civica ai più piccoli, ma proponendo iniziative rivolte anche agli adulti.

Giorgia Latini

Commenti

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  1. Scritto da Luigi

    Off topic relativo alle parole della capogruppo Colombo. “Una partecipazione attiva in questo senso è il migliore insegnamento da poter fornire ai bambini, da parte di chi crede fermamente nella scuola pubblica che garantisce a tutti il diritto allo studio”. Più che diritto allo studio, sarebbe meglio garantire il “diritto alla qualità e all’attualità” dei metodi di studio, perché a quanto pare, la scuola italiana non è ben classificata a livello internazionale. Non fate le vittime

  2. Scritto da Mondo

    cmq le auto esplodono solo nei film!!!

  3. Scritto da Carlo Pezzotta

    Bergamo, capitale della cultura europea??

    1. Scritto da Alex

      Non sembrano metodologie tipicamente bergamasche per manifestare dissenso a qualcuno….

      1. Scritto da mary

        adesso non stiamo a dire i bergamaschi no altri si quando si parla di delinquenti non esiste regione o provincia anche i bergamaschi se vogliono da questo punto divista si difendono bene non facciamo i soliti noi mai

        1. Scritto da mario59

          Pienamente d’accordo con lei Mary…magari sono le percentuali che non collimano.

      2. Scritto da Riccardo

        Anche i bergamaschi sanno copiare…

        1. Scritto da Alex

          Se Pezzotta ritiene e suppone che la cultura di Bergamo sia rappresentata e qualificata da un teppista che fa un’imbecillità, ricordavo semplicemente che certi metodi normalmente vengono usati per lanciare avvertimenti in altra parti d’Italia. Non mi pare d’aver detto nulla di scandaloso o filo leghista!

          1. Scritto da Riccardo

            Bergamo non è rappresentata da questo delinquente, altro che teppista o imbecille, ma è un fatto che questo è successo qui da noi ed è altamente improbabile che l’autore sia di Palermo o di Napoli.
            E questa risposta è analoga a quelli che dicono: io non sono razzista, ma…

          2. Scritto da Alex

            Ci sono stereotipi geografici e cliché universalmente riconosciuti e mutuati anche dai magistrati meridionali, ad es.”associazione di stampo mafioso” (anche per delinquenti bergamaschi), perché la tipologia del reato è nata e praticata in quei posti. Non è improbabile nulla, dato il numero di immigrati dal sud qui da noi. Peraltro, non ne sappiamo nulla del movente; potrebbe anche essere un “regolamento” di questioni personali o passionali con l’insegnante…