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Arrivano i minibond, ma le imprese restano prudenti

Illustrati a Confindustria Bergamo i pro e i contro dei nuovi strumenti di finanziamento non bancari.

I minibond sono la grande novità nel mondo dei finanziamenti non bancari. Si calcola che in Italia siano circa cinquemila le aziende potenzialmente interessate a questi strumenti, ma poche decine si sono già attivate, anche se il “Decreto Sviluppo” e il più recente “Destinazione Italia” hanno eliminato gli handicap fiscali e normativi che impedivano alle società non quotate di emettere obbligazioni. Dal febbraio 2013, quando Borsa Italiana ha aperto il mercato non regolamentato per i minibond, sono una trentina le emissioni quotate, anche se in maggioranza si tratta di maxibond da centinaia di milioni di euro e solo due sono operazioni dal mezzo milione di euro in giù.

L’ostacolo alla loro diffusione tra le Pmi sembra essere la scarsa conoscenza e la diffidenza degli imprenditori a fare i conti con advisor e investitori esterni. Per fare chiarezza su pregi e difetti Punto Finanziario di Confindustria Bergamo ha organizzato un incontro per gli imprenditori, dove sono state delineate le caratteristiche di questo nuovo strumento.

Ma c’è già chi è passato dalle parole ai fatti: la Iacobucci HF Electronics spa, azienda di Frosinone, una delle primissime in Italia a lanciarsi in questa nuova prospettiva, è stata fra i protagonisti dell’incontro per illustrare il percorso compiuto che l’ha portata ad emettere a dicembre 2013 minibond per un valore di 4 milioni e 950 mila euro, ad un tasso d’interesse dell’8%, con rimborso del capitale in 4 anni. In circa 4 mesi l’obiettivo è stato raggiunto, per il 60% grazie a investitori istituzionali e per la restante parte privati.

“Nel mondo c’è una grande disponibilità di liquidità – ha spiegato Stefano Caspani, di Iacobucci – il problema è intercettarla. Bisogna presentarsi con progetti di crescita interessanti”.

E’ stato il caso della Iacobucci, che, partendo dalle macchine da caffè, si è sempre più specializzata nella fornitura completa di attrezzature per aerei, dalle cucine ai forni, piani cottura, carrelli cibo e ora poltrone di lusso per gli aerei privati. “Al mondo ci sono pochissimi operatori – ha spiegato – mentre le richieste sono in crescita. Avevamo la necessità di non perdere un’importante commessa di poltrone di lusso ed abbiamo così intrapreso la strada dei minibond, anche perché, nel nostro caso, le banche locali sarebbero state in difficoltà ad erogare la stessa somma in tempi brevi. Bisogna però mettere in conto, oltre i costi della procedura, la disponibilità di tempo per incontrare direttamente i potenziali investitori”.

Se le procedure bancarie non possono prescindere dalle forche caudine dei rating, che spesso faticano, al di là dei buoni propositi, a leggere il futuro, ma piuttosto finiscono col fotografare l’esistente, nel caso dei minibond ci sono meno rigidità e meno schematismi, anche se un rating viene comunque individuato. E’ quello che fa Crif Rating Agency, che si occupa di rating di società non quotate a supporto dell’emissione di strumenti finanziari.

“Il rating – ha spiegato Francesco Grande, marketing & business development director di Crif – è un’opinione indipendente sulla capacità e volontà di un qualsiasi emittente, di rimborsare le proprie obbligazioni finanziarie a scadenza, puntualmente e integralmente”. Monte dei Paschi di Siena ha lanciato un fondo che si pone come intermediario fra investitori ed emittenti per riuscire così ad intercettare i flussi degli investitori.

“Il fondo – ha spiegato Franco Busnelli, dirigente del Monte dei Paschi di Siena – sta raggiungendo i 50 milioni di euro che era il nostro target. La raccolta è stata più faticosa del previsto, oggi ci siamo quasi e saremo operativi nelle prossime settimane. Gli investitori sono interessati, le aziende sono un po’ alla finestra”.

I minibond, come ha spiegato Sabrina Pugliese, partner di KStudio Associato, che ha definito il quadro normativo e il regime tributario, possono essere emessi da tutte le società di capitali non quotate, ad esclusione delle microimprese. Tra i vantaggi evidenziati dall’esperta ci sono la diversificazione del debito, la possibilità di accedere in modo diretto anche ai mercati internazionali dei capitali, l’allungamento della durata media delle fonti di finanziamento delle imprese, la stabilità del credito per un periodo medio lungo, le agevolazioni fiscali, la diffusione del brand della società emittente. Ci sono però anche svantaggi, come l’aumento degli oneri richiesti per garantire la trasparenza nei confronti degli investitori, i costi legati all’analisi di fattibilità dell’operazione, le tempistiche lunghe, gli alti tassi. Roberto Rossi, socio dell’Associazione Italiana degli Analisti e Consulenti Finanziari, ha presentato la Guida agli strumenti finanziari alternativi, dalle cambiali ai minibond, una bussola a disposizione degli imprenditori associati per orientarsi in un mondo indubbiamente complesso.

Rossana Pecchi

Commenti

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  1. Scritto da il polemico

    minibond a 4 anni all’interesse dell’8%.ricordano molto le obbligazioni parmalat.se entro 4 anni,gli investimenti di chi ha emesso il minibond non andasse a buon fine e la società si trovasse senza eurozzi,,che succederebbe?