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Dalle stelle alle stalle Foppa, si può perdere ma non in questo modo

La Foppapedretti è stata un frullatore di emozioni che nel giro di ventiquattro ore scarse trascina i propri tifosi dal sogno Coppa Italia, dopo uno straordinario successo su Modena, al disastro con Piacenza, con una finale persa in tre set senza aver praticamente mai provato a giocarla alla pari.

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di Alberto Caprini

Dalle stelle alle stalle. La Foppapedretti è un frullatore di emozioni che nel giro di ventiquattro ore scarse trascina i propri tifosi dal sogno Coppa Italia, dopo uno straordinario successo su Modena, al disastro con Piacenza, con una finale persa in tre set senza aver praticamente mai provato a giocarla alla pari. E questa è la sola colpa che si può imputare alle rossoblù, a cui nessuno imponeva di vincere la manifestazione ma che potevano certamente perdere al termine di una finale ben diversa. Per Piacenza si tratta invece della seconda coppa Italia consecutiva, la prima da favorita, bissando così il successo del 2013 a Varese quando si imposero sempre sulle rossoblù in semifinale e su Villa Cortese in finale.

A META’ DELL’OPERA – Tutto era iniziato nel migliore dei modi sabato in quel di Treviso, con una squadra tonica, affamata, ben messa in campo e capace di sovvertire il pronostico e di battere per la prima volta da avversaria il suo ex capitano e bandiera Piccinini. Tutto lasciava presagire ad una finale diversa, combattuta con due squadre in grado di stare in campo quasi alla pari. Piacenza rimaneva certo favorita, sia per la posizione in classifica che per la qualità e la completezza dell’organico. Ma sulla giovane Foppa in molti erano pronti a scommettere che avrebbe venduto a caro prezzo la pelle. Invece ecco il crollo che non ti aspetti, con tre parziali terrificanti (16-25; 13-25; 17-25) che non hanno bisogno quasi nemmeno di una cronaca dettagliata.

IL RITORNO DEL CATERPILLAR – Piacenza è ufficialmente tornata il caterpillar di inizio stagione. Il mese buio è alle spalle e domenica ha messo in campo tutto il proprio potenziale vincendo la partita giocando “da squadra”. Infatti mentre la Foppa “ha perso da squadra”, perché non ha funzionato nulla e perché i cambi operati da Lavarini hanno tradito le attese, nel team di Caprara tutti i singoli a turno hanno avuto modo di salire in cattedra, iniziando dalla ex Bosetti, MVP del match, devastante da qualsiasi zona del campo (57%), alla fuoriclasse olandese Meijners, alla sua terza coppa consecutiva: una meraviglia in attacco, al servizio e capace di mostrare gli artigli anche a muro. Al centro la coppia Leggeri-De Kruijf ha fatto sfracelli toccando un’infinità di palloni a muro, l’opposta Van Hecke è passata quasi inosservata in una partita per lei “normale” mentre Ferretti ha diretto l’orchestra da par suo, cioè da miglior palleggiatrice italiana del momento. Per lei una sola piccola flessione, con Caprara che subito la toglieva per dar spazio a Caracuta (tanto per dire che cambi può permettersi Piacenza…) e per mandare un messaggio alla truppa: qui non si molla niente, nemmeno quando si è in vantaggio di cinque-sei punti.

PAGATA L’INESPERIENZA – La Foppa, come chiunque altro, contro un Piacenza così avrebbe potuto poco o nulla. Possiamo discutere sul come e sul quando, sui cambi e sulle scelte di Lavarini, sull’atteggiamento e sul timore reverenziale con cui sono scese in campo. Ma quando Piacenza gioca così nove volte su dieci perdi. Le emiliane hanno qualità e alternative che nessuno in Italia può permettersi al momento e un tecnico bravissimo nel gestire e sparare le cartucce al momento giusto. Però possiamo discutere sul passivo così pesante. Le nostre hanno pagato l’inesperienza nel giocare due partite di questo livello in due giorni, senza tempo per recuperare. Bosetti, Meijners, De Kruijf e compagnia sono atlete esperte, abituate a giocare Mondiali e Europei seniores con partite ogni giorno, con tornei di due settimane da alta tensione e adrenalina quotidiana. Le nostre non ancora. Se sabato erano leonesse lucide e determinate, domenica sono apparse come spaesate in campo, sazie dopo l’impresa con Modena e non sono riuscite a recuperare (mentalmente più che fisicamente) le giuste energie per sostenere una finale così difficile contro un simile avversario. E’ questo l’aspetto su cui si dovrà lavorare per evitare di ritrovarsi a scrivere le stesse cose ad aprile quando inizieranno i playoff scudetto. Capacità di dimenticare subito un’impresa per non perdersi a metà dell’opera. Non sarà facile perché serve tempo ma la direzione è questa. Ed è superfluo, in conclusione, mettersi a leggere statistiche o a mettere qualcuno sul banco degli imputati perché la squadra comunque ha disputato complessivamente un torneo più che onorevole, arrivando oltre quanto previsto, e perché non bisogna dimenticare che non ci si improvvisa eroi o vincenti in poco tempo ma che i trionfi di un gruppo giovane sono l’epilogo di un processo di crescita che necessita di tempi lunghi.

TORNA IL CAMPIONATO – Dopo la sosta, il torneo di A1 riprenderà domenica 2 marzo alle 18. Al PalaNorda arriverà la Yamamay Busto Arsizio di Arrighetti, per una curiosa sfida tra le due squadre “manganellate” da Piacenza. Vedremo quale tra le due saprà reagire per prima e riprendere con slancio la corsa in campionato.

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