BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Acerbis International Da Albino a Seriate con il design nelle vene

All’Ateneo di scienze, lettere e arti ripercorse le tappe dell’ottocentesca falegnameria di Albino, trasferitasi a Seriate nel 1966 dove è diventata Acerbis International: 144 anni di storia, dalle guerre e dalla crisi fino all'espansione verso i nuovi mercati.

“Dalla culla alla tomba” era lo slogan coniato per definire uno stato assistenziale, intenzionato a tutelare ogni persona lungo tutto il corso della sua vita. Ma ad Albino non era solo un modo di dire. Culle e feretri, inframmezzati da giocattoli, bussole per le chiese, ma anche infissi, sedie e oggettistica erano il “core business” della falegnameria Acerbis, nata nel 1870, protagonista del terzo incontro dell’Ateneo di scienze, lettere e arti, e del Fai, all’interno del ciclo dedicato alle antiche famiglie imprenditoriali bergamasche ancora in attività, con un focus particolare sulla prima guerra mondiale, di cui ricorre il centenario. E se le culle erano un prodotto più standardizzato, l’ultimo abito era rigorosamente “su misura”.

“Mi rivedo – ha raccontato Lodovico Acerbis, nipote del fondatore Benvenuto – mentre accompagno mio padre, armato di metro da falegname, a prendere le misure del morto, nell’atmosfera silenziosa e raccolta, ma molto spesso comunque serena, delle case in lutto”.

Il salto da questa artigianalità così vicina ai ritmi rurali alle sofisticate atmosfere del design internazionale sembra quasi irreale. Eppure è il cammino compiuto in una ventina d’anni da Acerbis, che già negli anni ’50 aveva realizzato un nuovo capannone per i reparti di montaggio, impiallacciatura e verniciatura, cominciando poi parallelamente a collaborare con architetti e designer e costruendo più avanti un marchio divenuto sinonimo del made in Italy.

Gli esiti di questo lungo percorso hanno avuto come risultato creazioni come la credenza Sheraton, design di Lodovico Acerbis e Giotto Stoppino, anno 1977, e, più recentemente, Superego, altra credenza realizzata dal figlio Marco nel 2006, definita la Ferrari delle credenze. La consacrazione al Moma, celeberrimo Museo newyorkese di arte moderna è degli anni ’70, mentre negli anni ’80 c’è la partecipazione a Shanghai alla Mostra del design industriale italiana, pietra miliare del successo del made in Italy nel mondo.

Nella lunga storia di questa impresa raccontata da Lodovico Acerbis brillano, in particolare, le figure del vulcanico fondatore Benvenuto, “tappezziere, falegname e carpentiere” che presto aveva dato vita alla “fabbrica di mobiglia a motore elettrico” e a una società per la produzione di energia elettrica, ma anche della moglie Katy, donna di ferro che prese in mano le redini dell’azienda nel 1913, a 52 anni, quando restò vedova, madre di sette figli, di cui i tre maschi ancora piccoli.

Nel secondo dopoguerra l’azienda è retta dai fratelli Luigi, Marino, papà di Lodovico, e Guido, anche se nonna Katy farà sentire il suo polso praticamente fino alla morte.

Ci si concentra sempre più su mobili e serramenti, anche grazie alla collaborazione con l’architetto Pino Pizzigoni. I mobili radio e più avanti quelli per le televisioni segnano le prime produzioni in serie, confermate anche dalla collaborazione con la Rinascente. Nel 1963, alla morte del fratello Guido, si profila una difficile svolta: a Marino va l’attività, ma non gli immobili.

Eravamo sommersi dai debiti – ha sottolineato Lodovico Acerbis – ma è stato un periodo di grandi opportunità: nel giro di cinque anni abbiamo lanciato una collezione nostra, abbiamo traslocato a Seriate creando la Acerbis International e ci siamo inseriti nel mondo del design. C’è da dire che le banche a quel tempo supportavano”.

In quegli anni era di rigore il “salotto buono”, in stile classico. “Noi creammo una nostra linea, ma il mio cuore batteva altrove”.

E così, alla fine degli anni ‘60, viene presentata la serie di contenitori disegnati dallo studio milanese Lomazzi, De Pas, D’Urbino, Decursus: composizione modulare, laccature pigmentate, incastri e sovrapposizione di elementi. Un tuffo nella modernità. Eppure Addition System, questo il nome della linea, restituisce in nuove forme e nuovi materiali tutta l’esperienza maturata nella lavorazione del legno. E’ di quegli anni la copertina di Domus, mentre la Addition System spopola al Salone di Milano. Un seme del nascente design italiano aveva preso saldamente dimora in terra bergamasca.

I contenitori innovativi diventano il cavallo di battaglia dell’azienda. Da quella prima positiva esperienza con i giovanissimi designers dello studio milanese se ne aggiungeranno altre, con altrettanti designers, spesso famosi, fra cui Mario Bellini, Gianfranco Frattini, Giotto Stoppino, Gabriele Buratti, Vico Magistretti, Massimo Castagna, Massimo e Lella Vignelli, e molti altri compreso, recentemente, il figlio Marco, permettendo all’azienda, sotto la guida di Lodovico, diventato designer egli stesso, ma con una base di solidi studi in economia e commercio, di realizzare progetti e prodotti con forti caratteristiche innovative, sia per i materiali e le finiture utilizzati, sia per i particolari movimenti d’apertura dei suoi mobili, vere e proprie rivoluzioni tecnologiche.

Nel 1985 c’è il raddoppio della fabbrica e cinque anni dopo la creazione di una vero e proprio show room e di una sede più adeguata ad accogliere la clientela sempre più internazionale. Oggi c’è un’azienda caratterizzata dalla forte attenzione al design, saldamente proiettata verso l’estero, Stati Uniti in testa, ma ancora legata a doppio filo con il proprio territorio.

Rossana Pecchi

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.