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La musica perde la voce e il genio del Banco: addio Francesco Di Giacomo

La musica italiana, proprio nei giorni in cui viene celebrata attraverso il Festival di Sanremo, diventa orfana di una delle voci più caratteristiche del rock progressive nazionale. Francesco Di Giacomo, leader del Banco del Mutuo soccorso è morto per le conseguenze di un grave incidente stradale accaduto a Zagarolo.

La musica italiana, proprio nei giorni in cui viene celebrata attraverso il Festival di Sanremo, diventa orfana di una delle voci più caratteristiche del rock progressive nazionale. Francesco Di Giacomo, leader del Banco del Mutuo soccorso è morto per le conseguenze di un grave incidente stradale accaduto a Zagarolo.

Il cantante, che viaggiava da solo, sembra sia stato colto da un malore che gli ha fatto perdere il controllo dell’auto.

Sessantasette anni, sardo di Nuoro, fisico corpulento, barba e voce da tenore, Francesco Di Giacomo nel 1971 venne contattato dal tastierista Vittorio Nocenzi durante il Festival Pop di Caracalla. Da quel contatto che, insieme al fratello di Vittorio, Gianni, al chitarrista Marcello Todaro, al bassista Renato D’Angelo e al batterista Pierluigi Calderoni nacque il Banco del Mutuo Soccorso, che fin dal primo, omonimo album, pubblicato nel 1972, stabilì i nuovi confini del pop italiano.

Il disco, salutato da unanimi da parte della critica, divenne celebre anche per l’inedita copertina a forma di salvadanaio. Il Banco, insieme ad altri gruppi come la Premiata Forneria Marconi, gli Area e le Orme, contribuì in maniera decisiva a una delle rare stagioni in cui la scena rock italiana è riuscita a stare al passo con quella anglosassone.

La voce di Di Giacomo, potente e ricca di sfumature, era il segno distintivo di una band che riuscì a imporsi anche all’estero, ma Francesco era anche l’autore di gran parte dei testi del gruppo: immaginifici, carichi di suggestione e assolutamente inediti, come il timbro della sua voce.

I primi tre album del Banco ("Banco del Mutuo Soccorso" del 1972, "Darwin" dello stesso anno e "Io sono nato libero" del 1973) sono profondamente segnati dalla sua creatività.

Le performance live di Francesco erano lo specchio della sua personalità: potenti, oniriche, cariche dei suoi umori, a volte anche cupi. Ma proprio l’autenticità dei quelle interpretazioni ha fatto di lui un antidivo senza epigoni, capace di creare uno stile canoro ineguagliabile e suggestivo.

Di Giacomo ha sempre rifiutato qualsiasi forma di divismo: viveva in campagna e coltivava la sua passione per la cucina regionale, ma non ha mai abbandonato la musica. 

Commenti

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  1. Scritto da Luca Lazzaretti

    Sperem non muoia anche Pino Daniele…visto che di certo non è una mezza calzetta.

  2. Scritto da Marco Cimmino

    Sembra quasi una maledizione: uno ad uno i grandi scompaiono, mentre i guitti, i mediocri, gli zotici, sembrano dotati di vita eterna…Battisti, Faber, Dalla, Di Giacomo: invece le mezze calzette continuano a produrre pattume e godono di ottima salute…

    1. Scritto da Beppe

      Azz….che cattiveria….il male non si augura a nessuno.