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Il vescovo Beschi e l’Expo: “Guai a chi tenta di brevettare la vita”

Monsignor Francesco Beschi, vescovo di Bergamo, concludendo l’incontro “Exponiamoci. Compromettersi per cambiare” promosso da Cisl Bergamo e Cisl Lombardia, ha tenuto una riflessione sul tema dell’Expo: “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”.

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Investimenti, strutture, opportunità. Ma a riportare al centro del tema dell’Expo 2015, “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”, l’uomo ci ha pensato il vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi. Partendo nientemeno dalla preghiera eucaristica che viene recitata nella messa.
“Benedetto sei tu Signore, Dio dell’Universo, dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane frutto della terra e del lavoro dell’uomo”, monsignor Beschi ha preso spunto dal pane “che non è solamente una benedizione, ma anche una ragione di benedizione. Perché investe quattro soggetti: la Terra, il lavoro, l’uomo e Dio”.
“Una benedizione che rappresenta l’esito di una sinergia virtuosa e necessaria – rimarca Beschi – tra questi quattro soggetti e dunque, la necessità pregnante di questa sinergia: l’assenza, la debolezza, l’eliminazione di uno dei soggetti, svuota la forza della benedizione e addirittura la trasforma in una discriminante maledizione”.
Il pane, elemento che non manca mai sulle nostre tavole, è “un esito non soltanto materiale, ma integralmente umano – continua Beschi -. La terra, il lavoro, l’uomo e Dio non possono essere dunque considerati semplicemente e spesso strumentalmente delle variabili indipendenti, da governare in termini riduttivamente economici – basti pensare ai prezzi delle materie prime e dei prodotti agricoli –, e nemmeno da mantenere in un equilibrio che garantisca la rendita migliore. Perché la preghiera evoca non soltanto la soddisfazione di un bisogno, ma una più ampia e integrale soddisfazione umana”.
Quindi il vescovo ha percorso un breve viaggio all’interno di questo circolo virtuoso, partendo dalla Terra.
“La vocazione della Terra è essere un giardino: ha il dono dell’acqua, del sole, dell’aria – evidenzia Beschi –. La terra era un deserto, ma Dio pose l’uomo in un giardino. Così dal deserto, anche spirituale, siamo chiamati a coltivare la Terra, a coltivare il nostro cuore che è fonte di vita. La madre terra non è un idolo, ma deve essere una consapevolezza e qui, entra in gioco il ruolo dell’uomo: il suo potere e la sua responsabilità per coltivare e custodire la terra come dono prezioso da far fiorire e da tramandare alle future generazioni come un giardino, non un arido deserto”.
E qui il vescovo si ferma, silenzio, poi riprende: “La Chiesa e io stesso personalmente osservo con attenzione le nuove sfide della scienza, a chi tenta di impossessarsi di un bene che è comune, perché dono di Dio, e cerca di impossessarsi di un bene come l’acqua, o cerca di appropriarsi delle sementi, delle genetica degli alimenti per farne un business, per farne oggetto di ricatto e di potere. Guai a chi tenta di brevettare la vita”.
Dalla sala che lo ascolta attentamente si scatena un applauso. Il vescovo continua nella sua riflessione sul circolo virtuoso che genera il pane, tracciando paralleli sulla vita e affronta il tema del lavoro.
“Che è bisogno, necessità o a quanti lo vivono come una condanna – sottolinea Beschi – il lavoro è la fondamentale espressioni della dimensione culturale dell’uomo”. Così la coltivazione, la trasformazione, l’organizzazione, la produzione, la ricerca diventano oggetto di riflessione “sulla dignità, la libertà e la realizzazione dell’uomo”. C’è “il bisogno di lavoro per vivere, il diritto, ma senza che questo diventi oggetto di schiavitù, per non perdere così il gusto e il senso del lavoro”. Ma Beschi pensa anche a quanti sono senza un’occupazione, pensa ai giovani e rammenta un passaggio evangelico “della grande immagine della parabola dei senza lavoro e del pagamento finale. Non debba mai avvenire che nella comunità degli uomini, qualcuno, escluso debba dire: “Nessuno ci ha presi”.
Ed è in questo contesto che il vescovo di Bergamo traccia il profilo dell’uomo “in una visione integrale” nel circuito virtuoso della vita, in cui “non sia solo un tubi digerente. Perché sta scritto che non di solo pane vive l’uomo. Non ci sono solo i bisogni, ma deve esserci il desiderio e così nasce nell’uomo la progettualità, il desiderio di costruire ed essere parte attiva di quel giardino che è il mondo con gli altri uomini, con la propria famiglia, con i fratelli, gli amici, la sua comunità”.
Il passaggio di questo impegno che diventa vita c’è il rapporto con Dio. Non un Dio immaginario, ma che si incontra negli altri uomini. “L’altro allora diventa misura, senso del vivere e la relazione è quasi una risposta verso la quale si cerca di costruire una società conviviale, un welfare della comunità”.
“Mi piacerebbe che a questi tavoli che si propongono venissero proposte delle tavole, dove il cibo diventi occasione di sfamare non solo esigenze fisiche, ma bisogni di crescita umana, in cui l’uomo stesso diventi boccone di pane per il fratello. Non per un senso di giustizia, è qualcosa che va ben oltre: è dono di sé. Questo farsi pane per gli altri è l’impegno che ci chiama a cogliere un aspetto da non sottovalutare nel tema dell’Expo: l’obesità di qualcuno, non diventi la ragione di fame di altri. Il nutrire il pianeta sia veramente uno spendersi per gli altri, per i fratelli, per essere energia per la vita”.

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Commenti

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  1. Scritto da Vito

    A proposito di obesità, citata dal Vescovo, nelle assemblee dei cardinali ( anche oggi per la nomina di nuovi) tutti belli pasciuti…

  2. Scritto da lotty

    “La terra era deserta ma dio pose l’uomo in un giardino”. Ma per favore!

    1. Scritto da Don

      Prega sorella, prega, perché la fine dei tempi è vicina!

      1. Scritto da lotty

        Lei è testimone di geova?