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“12 anni schiavo”: duro e cruento a difesa della dignità

Per il nostro Francesco Parisini "12 anni schiavo" è un film da non perdere, che per tutta la sua durata cattura l’attenzione e strapazza la sensibilità dello spettatore, è un “documentario” che vuole denunciare lo schiavismo e la inadeguatezza delle leggi che non tutelarono molti afroamericani nati liberi ma ridotti in schiavitù.

Titolo: 12 Anni Schiavo

Regia: Steve McQueen

Genere: Drammatico

Durata: 134 minuti

Attori: Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Paul Giamatti, Lupita Nyong’o, Sarah Paulson, Brad Pitt

Voto: 8,5

Attualmente in visione: Capitol Multisala Bergamo, UCI Cinemas Curno

Cosa rende un uomo libero oppure schiavo? Come è stato possibile che un uomo libero, privato con frode dei suoi documenti, possa essere venduto e fatto schiavo?

Questa vicenda, realmente avvenuta nel 1840 a Washington, è uno dei tanti tragici episodi legati allo schiavismo in America, che il regista Steve McQueen ha voluto riproporre con il suo nuovo film, “12 Anni Schiavo”.

L’incredibile (ma vera) trama di questa pellicola si basa sull’omonimo libro autobiografico scritto nel 1853 da Solomon Northup (interpretato dal candidato all’Oscar Chiwetel Ejiofor), violinista afroamericano che, nato libero, per circa dodici anni lavorò come schiavo in diverse piantagioni di canna da zucchero e di cotone, subendo umiliazioni, frustate e punizioni disumane.

Come in veri e propri campi di concentramento questi schiavi venivano picchiati e maltrattati e per questo motivo McQueen concentra il suo film sulle violenze corporali attraverso scene cruente, forti e fastidiose, che ci vengono proposte con riprese traballanti, come quelle che il regista britannico utilizzò in passato nei suoi documentari.

Questa pellicola di fatto è un documentario sugli ultimi anni dello schiavismo e sull’indifferenza di molti cittadini americani riguardo alle intollerabili condizioni degli schiavi nelle piantagioni.

Le ottime interpretazioni di Chiwetel Ejiofor e del cattivissimo e psicopatico Michael Fassbender (nel ruolo del padrone di Solomon), non fanno altro che accentuare l’asprezza e la durezza di questo film, che solamente nel finale ci concede una breve scena di gioia e riconciliazione.

La colonna sonora di Hans Zimmer svolge in questa pellicola un ruolo chiave, perché capace in un primo momento di scandire i ritmi martellanti del lavoro che l’uomo impone ai suoi simili, degli strumenti da lui costruiti, e in un secondo momento di rappresentare la calma e la tranquillità della natura circostante, che pare indifferente agli orrori che vengono compiuti dagli schiavisti.

La musica è dunque fondamentale perché sottolinea il fatto che gli schiavi non erano considerati uomini dai loro padroni, ma oggetti, e come tali non potevano godere della tranquillità e della bellezza della natura, come se neppure appartenessero al mondo naturale.

Solomon, infatti, pur sopportando le frustate e le punizioni fisiche, non smette mai di lottare per la sua dignità, per tenersi stretta la sua umanità e il suo nome (che viene puntualmente cambiato, come se, diventando schiavo dovesse essere nuovamente battezzato), affermando che vuole “vivere, non sopravvivere”.

“12 Anni Schiavo” è un film da non perdere, che per tutta la sua durata cattura l’attenzione e strapazza la sensibilità dello spettatore, è un “documentario” che vuole denunciare lo schiavismo e la inadeguatezza delle leggi che non tutelarono, non difesero e non resero giustizia a molti afroamericani nati liberi ma ridotti in schiavitù.

Francesco Parisini

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