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Magica Carolina il bronzo è suo a Sochi sulle note del Bolero

Carolina ce l'ha fatta. La medaglia olimpica finalmente è sua. E con lei sulle note del Bolero di Ravel gioiscono tutti gli italiani (ma non solo) che amano questa ragazza sorridente, solare, dolcissima e bravissima.

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Carolina ce l’ha fatta. La medaglia olimpica finalmente è sua. E con lei sulle note del Bolero di Ravel gioiscono tutti gli italiani (ma non solo) che amano questa ragazza sorridente, solare, dolcissima e bravissima.

Sì Carolina Kostner è bronzo a Sochi, a 27 anni: magia di una donna che volteggia con grazia ma che dentro ha una forza e una determinazione tali da sconfiggere la durezza del ghiaccio: "Una gara magica per me. Tutto il cammino verso questa medaglia, dalla preparazione a oggi, è stato magico. Avevo sassolini da togliermi? No: sono entrata in pista concentrata solo per fare del mio meglio. E’ vero, ho pensato anche di smettere; ma chi mi circonda mi ha sostenuto tanto e mi ha convinto a continuare. Il team alle mie spalle mi ha protetto e mi ha coccolato parecchio".

Anche l’Iceberg Stadium di Sochi, che rimane impigliato nel suo Bolero di Ravel scelto per il programma libero, batte le mani, la incoraggia. Ma Carolina c’è, sensuale ma sicura, stavolta no, non cade. Punteggio: 216.73, nuovo record italiano.

Era arrivata terza nel corto, con la russa Adelina Sotnikova, 17 anni, e la campionessa in carica la sudcoreana Kim Yu-Na, 23, come rivali.

Si sono confermate davanti a lei, per quanto a parti rovesciate: oro alla beniamina di casa osannata dalle gradinate (punti 224.59), mentre per la regina di Vancouver 2010 un punteggio al di sotto delle aspettative, ingiustamente punitivo.

Carolina le abbraccia, si porta la mano al cuore, ringrazia e sparge baci nell’aria, si copre col tricolore. Grande chiusura di carriera, riscatto perfetto dopo le due delusioni di Torino 2006 dove fu portabandiera ma arrivò nona: lascia il suo allenatore, Michael Huth dopo otto anni di sodalizio. Vola a Los Angeles da Frank Carroll e Christa Fassi, ma non funziona.

A Vancouver 2010 una vera disfatta: una serie di cadute, la disperazione, 16esima. Fu criticata, anche dai vertici dello sport italiano, le vennero molti dubbi, toccò il fondo della sfiducia.

Poi, poco a poco, lentamente, caparbiamente, si è ricostruita. Ed ecco allora un nuovo cambio, o meglio ritorno: nel luglio 2010 torna a Oberstdorf in Germania per riprendere ad allenarsi con Huth. La lontananza dalla famiglia è troppo pesante: e troppo fragile è diventata la sua carne, ha paura di cadere. Si fa aiutare anche da un mental coach.

In mezzo, la storia d’amore con Alex Schwazer, marciatore, oro olimpico a Pechino. Tre anni e mezzo dopo, poche ore prima che lui arrivasse a Londra 2012, la notizia: Alex Schwazer è dopato. La positività all’epo del marciatore azzurro travolge tutto, anche la fiducia di Carolina.

Che continua la sua strada. Cinque titoli europei e uno mondiale nel suo percorso, una vita anche fredda, sul ghiaccio. Le mancava questa serata, questo meraviglioso addio. 

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