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Storie di antifascisti bergamaschi esuli in Svizzera: il libro

Mercoledì 19 febbraio alle 20.45, a Bergamo nella sala Galmozzi, nell’edificio della Biblioteca Caversazzi, in via Tasso 4, si tiene la presentazione del libro “La cellula sovversiva di Saint Moritz, antifascisti camuni, valtellinesi, bergamaschi nei Grigioni degli Anni Venti e Trenta" di Giancarlo Maculotti, ne parlano l’autore e lo storico e ricercatore bergamasco Mario Pellicioli.

Mercoledì 19 febbraio alle 20.45, a Bergamo nella sala Galmozzi, nell’edificio della Biblioteca Caversazzi, in via Tasso 4, si tiene la presentazione del libro “La cellula sovversiva di Saint Moritz, antifascisti camuni, valtellinesi, bergamaschi nei Grigioni degli Anni Venti e Trenta" di Giancarlo Maculotti, ne parlano l’autore e lo storico e ricercatore bergamasco Mario Pellicioli. La serata è organizzata da due sezioni ANPI, quella della città, intitolata ad Eugenio Bruni e quella della Cgil, intitolata a Giuseppe Brighenti Brac, per portare anche da noi gli esiti di una interessante ricerca partita da un Sindaco della Val Camonica, Giancarlo Maculotti, sugli antifascisti esuli in Svizzera negli anni Venti e Trenta, attendati soprattutto a St Moritz.

La ricerca ha destato anche l’attenzione di uno storico da best seller come Mimmo Franzinelli, che ne ha voluto dare la prefazione.

Quando i fragori e la ribalta della grande Storia irrompono nella vita delle persone comuni, esse si trovano in balìa di una commisurata dose di caso e volontà e, loro malgrado, diventano anch’esse parte di quella stessa Storia. In “La cellula sovversiva di St. Moritz” si racconta la vita di alcuni “personaggi minori” – come li definisce l’autore stesso – che durante la prima metà del secolo scorso vedono la propria vita sconvolta dall’avvento del Fascismo. L’autore, lavorando sul doppio binario della ricerca archivistica e del recupero di testimonianze e memorie dei paesi dell’Alta Valle Camonica, delle Valli Bergamasche e di altre valli del Nord Italia, ricostruisce molteplici vicende di questa gente comune (ogni storia personale un capitolo a sé stante), divise tra l’esilio e l’emigrazione a St. Moritz e nella vicina Engadina, un antifascismo consapevole e un’indole semplicemente intollerante ai servilismi.

L’opera scava nelle pieghe di quel periodo e mostra quanto il Fascismo fosse profondamente radicato nel quotidiano delle persone, non necessariamente per condivisione ideologica e di conseguenza quanto fosse difficile e rischioso essere antifascista. Soprattutto proprio per quei “personaggi minori”. L’autore racconta: “La mia ricerca è partita casualmente come a volte capita agli appassionati di indagini storiche.

Ero stato informato da un signore del mio paese che a Roma dovevano esserci delle lettere indirizzate da Giovanni Mondini, fornaio, noto socialista dell’alta Valle Camonica, al Duce. Non solo: la tradizione orale aggiungeva anche che Mussolini in persona avesse risposto a quelle lettere. Partii allora per Roma con Mimmo Franzinelli, alla ricerca delle sconosciute missive. Nell’Archivio Centrale dello Stato nessuna traccia di tali documenti, ma molti fascicoli del Casellario Politico Centrale intitolati a personaggi da me in gran parte conosciuti ma dei quali ignoravo quasi del tutto i precedenti politici. Fotocopiai così i documenti più interessanti riguardanti gli antifascisti che in gran parte erano emigrati, a causa delle persecuzioni del regime, nella stazione turistica svizzera di St. Moritz.

Nel centro montano i fuoriusciti incontrarono poi numerosi altri oppositori (o finti tali, in quanto spie prezzolate) che in genere venivano dalle valli di tradizionale emigrazione verso l’Engadina. Non dimentichiamoci infatti che l’offerta di braccia per la costruzione dei grandi alberghi di St. Moritz era iniziata almeno nella seconda metà dell’ottocento, quando la località si avviava, con mezzo secolo d’anticipo su altre stazioni turistiche delle Alpi, a diventare uno dei luoghi più ambiti per la villeggiatura della classi agiate di mezza Europa. Precedentemente le frequentazioni delle valli svizzere erano dovute alla transumanza estiva dei pastori bergamaschi e camuni che si spingevano oltre i confini di Stato per trovare pascoli per le loro greggi. Esisteva quindi già una consuetudine di spostamento verso nord, nell’area dell’antica Rezia e i fuoriusciti per motivi politici ne seguirono le tracce." per informazioni: ANPI Bergamo – 035.248450 – 348.5824600 – email anpibg.cittadina@gmail.com

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