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Robben Ford ovvero il piacere di suonare e divertirsi in musica

Un disco registrato in 24 ore a Nashville, ma senza i suoni tipici del country: questo è l'ultimo Robben Ford che ha fato la sua apparizione anche a Bergamo, al Druso. Brother Giober lo consiglia per affrontare con lo spirito giusto una giornata.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

ARTISTA: Robben Ford

TITOLO: A Day in Nashville

GIUDIZIO: ***1/2

Un po’ mi dispiace dare ragione a tutti gli amici che in questi giorni mi hanno “marcato stretto” su Robben Ford magnificando le sua doti a me che ne non ero così informato.

Il concerto al Druso ha risvegliato evidentemente l’attenzione dei suoi fan che almeno nella bergamasca sono numerosi e assolutamente fedeli.

Vero, non lo conoscevo così bene o avrebbe meritato..

Ho avuto sempre l’idea di un musicista un po’ da seconde linee, tecnicamente ineccepibile ma come tanti altri; un bluesman di quelli che non sono mai stati capaci di uscire dagli angusti schemi di un genere che, se non sei più che bravo a rappresentare, rischi di scadere nella riproposizione calligrafica.

Così, tanto per rinfrescarmi la memoria, mi sono andato a rivedere in rete alcune note su di lui, sulla sua attività musicale.

Robben Ford nasce e cresce in una famiglia di musicisti e dal 1965 suona la chitarra. Numerose sono le collaborazioni di eccellenza: Miles Davis, Joni Mitchell, Charles Musselwhite, Yellow Jackets, tutti musicisti eccezionali che hanno frequentato o frequentano, chi più e chi meno, i territori del jazz e del blues e le loro contaminazioni. Per la storica rivista americana Musician, Robben Ford è uno dei 100 migliori chitarristi del ventesimo secolo.

Quindi veniamo al disco e in particolare al titolo che è in parte fuorviante perché sì è stato registrato a Nashville (al Sound Kitchen Studio) ma nulla del suo contenuto ha a che fare con il country (e forse questo è un bene); vero invece che è stato registrato in un solo giorno e questo ha dell’incredibile considerando la qualità del contenuto.

Il lavoro doveva essere originariamente registrato dal vivo ma un infortunio al polso ha convinto Robben Ford a portare i musicisti della band in studio e, come si faceva un tempo per risparmiare i costi della sala, a registrare tutto in 24 ore.

Veniamo ora alla band che è eccezionale: ne fanno parte il tastierista Ricky Peterson, ottimo all’Hammond e già in una delle band di Prince, il bassista Brian Allen nel passato con Scofield, il batterista Wes Little già in tour con Sting e Stevie Wonder, il trombonista Barry Green (grande protagonista del disco e musicista in alcuni dischi e tour di Tony Bennet) ) e Audley Freed chitarrista dei Black Crowes.

Ed ora le canzoni: 9 in tutto, tra cui due cover di brani per nulla famosi (uno però, Cut You Loose, è del grandissimo James Cotton); per il resto brani appositamente scritti.

Ed infine la musica, difficile da descrivere. Certamente c’è del blues, del jazz, in parte del rock, il tutto assemblato in modo straordinario. Grande è il rilievo delle parti strumentali: fondamentale il supporto dell’hammond, superlativi gli interventi del trombone e, ovviamente, della chitarra.

Ma quello che colpisce veramente è la fluidità, la scioltezza dei brani, il vigore, la voglia di improvvisare. In alcuni momenti è evidente l’influenza di Jerry Garcia e dei suoi Grateful Dead, in altre quella di Steve Winwood ed Eric Clapton, ma, prima, un irrefrenabile e trasparente voglia di suonare, di lasciare andare le note come vengono, in un crossover stilistico privo di qualsiasi barriera, in totale assenza di vincoli di marketing.

La partenza è affidata a Green Grass, Rainwater, un brano che spazia tra il rock e il soul e che ricorda alcune registrazioni di Steve Winwood, ma in genere molte cose vicine al Southern Rock. Bella e grintosa è cantata magnificamente, con l’organo a sostenere gli interventi alla chitarra di Robben Ford. Forse è un po’ troppo carica di soluzioni ad effetto ma, alla fine, suona assolutamente godibile.

Midnight Comes too Soon è un “bluesaccio”, di quelli con le chitarre sanguinanti. Ad ogni modo l’effetto finale, forse un po’ scontato, è comunque garantito e potrebbe farvi venire voglia di andare a riascoltare alcuni grandi interpreti del passato. Bello, quanto inaspettato, l’intervento del trombone.

Ain’t Drinkin’ Beer No More, ha suoni che ricordano alcune cose di Dr. John e in genere di New Orleans. Evidente è la voglia di suonare e di divertirsi ed il risultato finale è entusiasmante. Sempre in grande evidenza il trombone ma è il clima di festa ad essere contagioso.

Top Down Blues è un brano strumentale con basso funky e andamento che sa di r ‘n’ b. Straordinaria la parte del trombone che non fa rimpiangere l’assenza della voce, portentoso il solo di chitarra.

Different People è uno slow con base le tastiere e un atmosfera sospesa nella quale Robben Ford fornisce una bella interpretazione vocale, facilitato anche da una melodia che colpisce nel segno. Lowell George è dietro l’angolo, ma anche l’Allman Brothers Band e, tra le ultime leve, la Tedeschi Trucks Band sono band riecheggiate.

Vi dicevo di Cut You Loose che è una cover di James Cotton e che dà modo a Robben Ford di sviscerare tutto il suo amore per il blues. Il brano scorre via fluido come l’acqua e memorabile è il dialogo con l’organo di Ricky Peterson che, in questo brano, ricorda molto il suono di alcuni lavori del passato di Brian Auger.

Poor Kelly Blues è la cover di un vecchio blues scritto da Big Maceo Merryweather. Il brano ha un andamento abbastanza scontato ma è pieno di bei suoni, soprattutto della chitarra e dell’organo e arriva troppo presto alla fine.

Thumb and Bump potrebbe essere la sigla di una Domenica Sportiva degli anni andati ma è piena di ritmo, di stop and go ed alla fine, l’organo anni ’60 e la chitarra un po’ retrò, contribuiscono a confezionare un brano, strumentale, di grande godimento.

Termina il disco An Other Country Road, piena di voglia di suonare e di divertirsi con un ritmo contagioso e un continuo sovrapporsi degli strumenti che coinvolge e diverte.

Il concerto al Druso me lo sono perso e francamente mi dispiace, anche perché i presenti me ne hanno detto un gran bene.

Un “bravo” quindi di vero cuore ai miei amici del locale, oramai assunto a luogo “cult”, che con una passione invidiabile se ne fregano dei guadagni e propongono alla città concerti di grande qualità.

A Bergamo siamo sempre capaci di piangerci addosso e spesso ci dimentichiamo che anche nella nostra città qualcosa di buono, almeno a livello musicale, si propone. Andrebbe incoraggiato.

Ad ogni modo questo è un gran bel disco, suonato divinamente. Da ascoltare per divertirsi e per affrontare la giornata con il giusto spirito.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco:

Cut You Loose

Se non ti basta ascolta anche:

Brian Auger – Nized

Eric Clapton e Steve Winwood – Live at Madison Square Garden

James Cotton – Cotton Mouth Man

Commenti

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  1. Scritto da brixxon53

    Perfettamente d’accordo con l’analisi sul movimento musicale a Bergamo, purtroppo!!! Il disco è veramente piacevole, probabilmente registrarlo in 24 ore ha fatto bene a tutti i musicisti, bravi!!! Certo che se poi guardo il “se non ti basta”, io, da vecchio tradizionalista, mi tengo ben stretto Live at Madison…. di Eric e Stevie, personalmente uno dei 10 LP da isola deserta (certo che 10 sono veramente pochi). Buona musica a tutti.

    1. Scritto da Gianfranco S.

      D’accordissimo sul fatto che Clapton/Winwood Live at MSG sia da isola deserta.
      Per tornare al nostro argomento a me è piaciuto molto Robben Ford, anche se – a mio modesto avviso – avrebbe meritato una location “più confortevole”, cmq va bene così non capita sempre di avere tutti i gg. un pezzo da 90 a BG.
      Artisticamente lo preferivo con i Blue Line.

      1. Scritto da brixxon53

        Hai perfettamente ragione sulla location, ma qui vale il discorso finale di B.G. sugli eventi a Bergamo, e per fortuna che c’è il Druso!!!

  2. Scritto da Diego Perini

    Sarebbe stato bello essere lì al concerto, ma lui non mi convince: troppo traditional.

  3. Scritto da Gianfranco S.

    Analisi perfetta ed ineccepibile. Bravo Brother Giober!!!