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La bergamasca Scanzio “Vi racconto le mie Olimpiadi”

La freestyler è tornata alla vita di tutti i giorni dopo la splendida avventura olimpica che l'ha vista protagonista nei primi giorni della manifestazione. Un undicesimo posto che ha lasciato tante emozioni alla freestyler oroginaria di Casazza, emozioni che ha voluto raccontare ai tanti fan che non hanno mancato di sostenerla durante i Giochi di Sochi.

Deborah Scanzio è tornata alla vita di tutti i giorni dopo la splendida avventura olimpica che l’ha vista protagonista nei primi giorni della manifestazione. Un undicesimo posto che ha lasciato tante emozioni alla freestyler oroginaria di Casazza, emozioni che ha voluto raccontare ai tanti fan che non hanno mancato di sostenerla durante i Giochi di Sochi.

Ecco le parole che Deborah Scanzio ha regalato ai tanti lettori del suo sito internet.

 

Sono tornata da più di una settimana dalla mia terza esperienza Olimpica e ho pensato fosse il momento giusto per fare una riflessione su quanto vissuto a Sochi. Sono sicura che in futuro mi guarderò alle spalle e sarò felice e fiera di quanto fatto. Peccato, però, che nel presente non si riesce sempre ad apprezzare ciò che abbiamo. Partecipare a tre Olimpiadi di fila non è da tutti, riuscire a completare tutte le run Olimpiche in uno sport come il freestyle moguls è un altro motivo d’orgoglio (in totale 8 discese "top to bottom" da Torino a Sochi). Terminare al 9° (Torino), 10° (Vancouver) e 11° (Sochi) posto vuol dire essere costanti e nelle top mondiali per diversi anni. È anche vero che c’é chi va a tre Olimpiadi e conquista 3 medaglie, oppure una, o semplicemente raggiunge risultati migliori dei miei. Questo per dire, ho fatto delle belle cose, ma purtroppo non stratosferiche.

Nella storia olimpica restano le medaglie, e io per ora e forse per sempre, non ci sarò. Obiettivamente, sapevo che a Sochi non ero tra le favorite al podio. Lo inseguo da anni, da quel lontano gennaio 2008 in cui ci sono salita l’ultima volta in CdM. È proprio vero che a volte i risultati arrivano inaspettatamente, quando poi fai di tutto per ottenere di nuovo un podio, non ce la fai più… Sono andata a Sochi per cercare un "miracolo", fare tutto quello che so fare in modo perfetto, e magari anche qualcosa in più. Il mio obiettivo principale era: provarci, stupire e lottare dall’inizio alla fine per non avere rimpianti! Fatto!

In gara ho tirato fuori tutta la grinta che c’era in me, sono scesa veloce (la più veloce di tutte), ma purtroppo ho commesso degli errori nella tecnica, sia nella prima finale a 20 che in quella a 12. In entrambe le run so che se fossi stata in allenamento, sarei uscita. Ma in gara, l’adrenalina, mi ha fatto fare recuperi mai fatti prima. Non so come sia riuscita a restare tra le gobbe fino alla fine. Per poter entrare nella "big final" a 6 dovevo fare una run senza errori, e purtroppo questa mia costante di sbagliare sempre qualcosina l’ho avuta anche a Sochi. È normale che se spingi il rischio è maggiore, con il senno di poi qualcuno potrebbe pensare che se fossi andata più piano, magari avrei sbagliato meno. Chi lo sa!

Io so che partire con il freno a mano tirato mi avrebbe irrigidita e probabilmente non avrei sciato bene. E poi chi parte con questo spirito ad un’Olimpiade? Io sapevo che dovevo fare qualcosa di impressionante per stupire i giudici… ci ho provato e non è andata come sperato. Ma so che se arrivo in fondo con quel tempo senza sporcare la sciata avrei avuto ottime possibilità di entrare nelle top 6! Che altro dire, nei giorni di allenamento pre gara non sono riuscita a trovare il feeling che desideravo. Mi sono sbloccata il giovedì della prima qualifica.

Prima di partire per i Giochi ci siamo allenati a Chiesa in Valmalenco, assieme ai russi, su una pista molto simile a quella ritrovata a Sochi. Mi ero trovata bene, speravo dunque di sentirmi così sin dai primi giorni in Russia, e invece ho incontrato diverse difficoltà. Dal mio secondo salto, dove solo in gara ho proposto dei "loop" discreti, ma che in allenamento non ne voleva sapere di uscire bene; alla scelta della linea per tre giorni ho iniziato l’allenamento in una e l’ho finito in un’altra. Cercavo la pista che avesse il miglior atterraggio del primo salto per le mie caratteristiche. Ho perso un po’ la testa per tutti questi cambi e anche per la ricerca esagerata delle correzioni di dettagli che se non sono andati a posto fino a li, era difficile sistemarli in 4 giorni.

Ho parlato a lungo con Roby Joos, il mio preparatore mentale, e abbiamo deciso che era meglio "cancellare" le troppe informazioni tecniche che avevo in testa e sciare più spensierata. Con il suo metodo di rilassamento è riuscito a calmarmi e farmi presentare in partenza serena e fiduciosa nei mie mezzi. Grazie di cuore Roby!!

Per finire…un pensiero speciale a tutte le persone che mi sono state vicine e mi hanno permesso di partecipare alle Olimpiadi. La mia famiglia, gli amici, lo staff che mi segue, e la federazione e sponsor che mi sostengono. GRAZIE!

Deborah Scanzio

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