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Arte in lutto E’ morta la pittrice Sonia Ciscato

Lutto nel mondo dell'arte. Si è spenta questa notte Sonia Ciscato, personalità di rilievo del panorama artistico contemporaneo, molto nota e stimata nel circuito dell'arte cittadino e non solo. Nata a Schio (Vicenza), diplomatasi all'Istituto d'Arte di Modena, ha poi compiuto studi di pittura con Trento Longaretti all'Accademia Carrara di Bergamo e di scultura con Marino Marini all'Accademia di Brera.

Legata da anni a Bergamo, dove viveva e lavorava – nel suggestivo studio di via Pignolo 9b – Sonia Ciscato si è tenuta fedele alla pittura da sempre, conducendo una ricerca coraggiosa e inesausta sul corpo umano, in particolare sul corpo femminile. Lungi da un approccio "facile" o estetizzante alla rappresentazione e alla figura, la pittrice affrontava la tela con una "scrittura" ossessiva, sofferta e tormentata, che traduceva gli infiniti percorsi dell’essere in accentuate metamorfosi delle fisionomie.

La sua indagine implacabile sull’identità, fisica e psicologica, sulle dissociazioni presenti nell’individuo, sulle ossessioni della fisicità e sui limiti della corporeità, aveva i caratteri dell’eccezionalità visiva e per questo necessitava anche di espandersi su grandi teleri, due metri per due, tre metri per due o oltre, fin dove le era concesso dai limiti della trasportabilità e collocazione dell’opera. Ne risultano imponenti ma anche fragili presenze, ora inquietanti ora ironiche, dalle cromie accese e contrastate, che interrogano l’osservatore con la forza dell’enigma, del grottesco o dell’assurdo e affascinano per l’intima, occultata poesia.

Un linguaggio personalissimo, dal tratto vigoroso e dalle tinte sontuose ma anche cupe e ombrose, capace di sondare le radici dell’io e di insinuare dubbi profondi, alla ricerca di una verità dalle molte, cangianti facce. L’arte di Sonia Ciscato non ha avuto paura di destrutturare all’infinito i rassicuranti contorni del corpo, tendendone e trasfigurandone i lembi quasi a farne altro: paesaggi di terra, di cielo, vertigini, abissi, presenze totemiche, arcane astrazioni, luoghi di perdizione, spazi di redenzione. Un gioco di scomposizione, deformazione e ricomposizione dell’immagine di matrice espressionista e di impronta unica e inconfondibile, per nulla compiacente verso convenzioni "figurali" e tantomeno cliché "al femminile".

"Ritengo che la pittura abbia rappresentato e rappresenti il luogo dei miei incontri e scontri emotivi, – diceva – il territorio dove tutto accade senza finzioni Il corpo contenitore è lo spazio del mio fare pittorico: mi affascina perché contiene tutte le emozioni, le memorie e le illusioni ed è il tramite del nostro gioire, soffrire e del nostro proporci o opporci alla vita".

Pittrice molto apprezzata e inserita nella rete delle amicizie e delle corrispondenze d’arte del circuito orobico e lombardo, era molto amata anche all’estero, in particolare in Spagna dove aveva allestito negli ultimi quindici anni varie importanti mostre personali (ricordiamo quelle di Barcellona e Tarragona). Lascia il vuoto di una personalità artistica e umana intensa, autorevole ed umile, appassionata e dedita fino in fondo ad una faticosa, profonda ricerca etica ed estetica.

L’ultimo saluto alla pittrice si terrà giovedì 20 alle 10.30 al Cimitero di Bergamo.

Stefania Burnelli

Commenti

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  1. Scritto da Nadia

    ciao dolcissima Sonia