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Treviglio, il sindaco: ”Expo sfida fondamentale Serve slancio culturale”

Tra i protagonisti della prima tappa del #BgNewsTour (leggi qui il Liveblog) c'è Giuseppe Pezzoni, primo cittadino di Treviglio, città al centro di una rivoluzione infrastrutturale, economica, culturale che tutta la provincia di Bergamo dovrà sfruttare.

Tra i protagonisti della prima tappa del #BgNewsTour (leggi qui il Liveblog) c’è Giuseppe Pezzoni, primo cittadino di Treviglio, città al centro di una rivoluzione infrastrutturale, economica, culturale che tutta la provincia di Bergamo dovrà sfruttare. Brebemi, Pedemontana, Expo: tre grandi sfide che le istituzioni pubbliche e private di Treviglio dovranno governare senza farsi travolgere nonostante la crisi, oppure, come sostiene Pezzoni, “grazie alla crisi”. “Non dico che questa situazione di difficoltà economica sia un bene – spiega il primo cittadino -, però costringe tutti a pensare diversamente, spingere sull’acceleratore dell’innovazione. Lamentarsi del patto di stabilità è troppo semplice, serve sperimentare”.

Come si prepara Treviglio all’avvento delle nuove infrastrutture? “In realtà ci sono già. Dobbiamo recuperare il ritardo in termini di programmazione e sfruttare le occasioni. Dobbiamo ripensare a tutto in uno scenario completamente diverso rispetto a qualche anno fa”.

Gli enti locali hanno evidenti limiti di disponibilità economica e soprattutto lentezza dovuta alla burocrazia. Un’amministrazione come Treviglio come può superare questi problemi? “Lo svantaggio è legato alla legislazione che cambia velocemente. Ormai si parla aggiornamenti di ora in ora. Quello che potevamo fare due anni fa e per cui abbiamo lavorato molto, improvvisamente è contro la legge. E viceversa. Mi domando come possa essere sostenibile. Senza contare che a livello economico, ad esempio, quest’anno incasseremo circa 800 mila euro di oneri rispetto ai milioni di qualche anno fa. La soluzione? Dobbiamo puntare sulla collaborazione con i privati. Solo così possiamo fare passi avanti”.

Treviglio paga la diffidenza della città di Bergamo. “Quelli della Bassa”, “Giù nella Bassa”. E’ così difficile unire le forze per vendere il marchio “Bergamo” nella sua totalità? “Il problema è la dimensione culturale. Non c’è identità comune tra la provincia e la città, che finora ha goduto di un riferimento verso Nord, le valli che ora sono nel pieno della crisi. La Bassa ora ha una specificità forte, abbiamo un canale direzionale nei confronti di Milano. Siamo la porta Est del capoluogo lombardo”.

Eppure a fronte di innovazioni infrastrutturali, i collegamenti ferroviari continuano a rimanere scadenti. “E’ vero. Un esempio: se vado a Milano, la sera torno a casa in treno. Se vado a Bergamo, mi fermo in città. Il sistema metropolitano della Bergamo-Milano via Treviglio è rimasto solo sulla carta”.

Come vi state preparando per Expo? “Stiamo sviluppato una serue di iniziative, soprattutto nelle scuole. La sfida migliore è trasformarlo da evento a momento di riflessione, non deve essere limitato a quell’anno. Valorizzeremo alcuni monumenti: la storia della città va messa a disposizione di un elemento storico identificativo come il nostro campanile. Il problema di fondo è utilizzare Expo come punto di riferimento”.

Ultima domanda, personale. Tra sindaco, preside dei Salesiani e presidente della Mia quale ruolo preferisce? “Sono un prof. E rimarrò prof tutta la vita. Gli altrisono incarichi pro tempore”.

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