BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

“Sei di… se”, l’esperto: “Segnale di una società ossessionata da nostalgia”

Il tormentone del momento di Facebook si chiama “Sei di… se”, i gruppi in cui migliaia di utenti condividono ricordi del proprio paese tra esperienze passate e nostalgia. Abbiamo intervistato il professor Fabio Cleto, docente dell’Università degli Studi di Bergamo, dove dirige “L’Ora” – Osservatorio sui Segni del Tempo, studioso della nostalgia.

Il nuovo tormentone su Facebook si chiama “Sei di… se” e consiste nell’apertura o nell’iscrizione a gruppi, presenti sul più grande social network mondiale, per condividere ricordi relativi alla propria città, paese, quartiere o frazione. Alla base di questo nuovo fenomeno mediatico c’è la nostalgia e il suo significato nella nostra società.

Si tratta di un tema analizzato e studiato dal professor Fabio Cleto, docente dell’Università degli Studi di Bergamo, dove dirige “L’Ora” – Osservatorio sui Segni del Tempo e insegna storia culturale. Inoltre, è autore di pubblicazioni e tiene corsi dedicati alla nostalgia, con particolare attenzione agli anni Sessanta e Ottanta. Lo abbiamo intervistato per capire meglio le motivazioni alla base del fenomeno.

Secondo lei, quali sono le motivazioni alla base della diffusione del tormentone?

“Sei di… se” è una manifestazione di un fenomeno che non è nuovo, ossia del fatto che la nostra società sia permeata di nostalgia. Anzi, è possibile affermare che la nostra società sia ossessionata dalla nostalgia. La matrice, vale a dire la ragion d’essere di questi gruppi su Facebook fa riferimento proprio a tipici meccanismi nostalgici: il radicamento identitario e l’autenticità dell’identità.

Cioè?

Alla base di questi gruppi c’è un forte senso di appartenenza a una comunità: come suggerisce il titolo, sei realmente di un determinato posto se hai vissuto determinate esperienze o se hai conosciuto certe persone in un periodo di tempo e in un luogo ben determinato. Da rilevare, in modo particolare, la marcatura del riferimento spaziale: una caratteristica base dei gruppi è la geo-localizzazione.

In che cosa si traduce la “geo-localizzazione”?

Si traduce in una differente costruzione del senso, che tecnicamente corrisponde al “we-sense”. Nei gruppi “Quelli degli anni Sessanta” o “Quelli degli anni Ottanta”, per esempio, l’appartenenza è definita a livello generazionale. A seconda dell’appartenenza alle diverse coorti anagrafiche, quindi, vengono condivise determinate esperienze, consumo di oggetti piuttosto che giochi che concorrono a definire la nostra identità, indipendentemente dal luogo. Invece “Sei di… se” si basa su uno spazio predefinito, la nostalgia si lega a un determinato luogo.

In che modo Facebook concorre a definire la nostra identità?

Attraverso la condivisione dei contenuti, affermiamo chi siamo. Ma anche cliccando “mi piace” non solo esprimiamo il gradimento rispetto a qualcosa che apprezziamo: esprimiamo ciò che ci interessa e operiamo il confronto con ciò che interessa agli altri. Va considerato che Facebook è per definizione uno strumento nostalgico: infatti, è nato con l’obiettivo di trovare vecchi compagni di scuola. Col tempo è diventato uno strumento social, una piazza virtuale, in grado di aggregare e costruire comunità. E non va dimenticato che è nato e si è sviluppato negli Stati Uniti, un luogo in cui, per ragioni geografiche, c’è un senso di comunità piuttosto debole. In una città estesa come Los Angeles, per esempio, non è semplice formare legami tra le persone. Un modello di sviluppo che, negli ultimi vent’anni, si è affermato anche in Italia, con una conseguente atomizzazione del corpo sociale.

Come si è sviluppata la nostalgia?

Le drammatiche trasformazioni di cui è stata protagonista l’Italia negli ultimi vent’anni ha provocato un profondo smarrimento nella nostra società. Si è diffusa la percezione della “perdita della casa”, di un luogo in cui sentirsi a proprio agio, tipica patologia di cui soffrivano i soldati al fronte, lontani dalla propria abitazione e dai propri cari. Per questo, ci si rifugia nel passato, in un tempo idealizzato, nel tentativo di recuperare quello che si è perso. Da qui nascono nostalgia e condivisione dei ricordi.

Chi non ha condiviso tali esperienze, resta potenzialmente escluso dal gruppo?

Non necessariamente. La realtà virtuale è una realtà doppia: ritengo che non possa causare ma confortare un fenomeno sociale o una tendenza. La differenza la fanno le persone e, quindi, il contesto socio-culturale di un determinato luogo. Tradizionalmente, per esempio, Bergamo è considerata una città piuttosto chiusa rispetto alle diversità. Tuttavia, la condivisione di ricordi, quindi, la nostalgia, può anche favorire l’incontro tra le persone e l’organizzazione di eventi, come sta facendo il gruppo “Sei di Verdello se”.

Paolo Ghisleni

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Fabio

    A volte la facciamo troppo seria, magari perché si vuole prender parte al gioco. In “Sei di se …” non c’è nulla di nuovo se non l’utilizzo di una nuova forma di comunicazione … e credo sia, più semplicemente, nostalgia di gioventù.

  2. Scritto da Isa

    “Forte appartenenza alla comunità” (?!) quelli che mettono post per il paese in cui vivo non si spendono in 5 minuti di volontariato. Gran bel senso di appartenenza!!!

  3. Scritto da carla

    Allora cosa vuol dire l’istituzione della GIORNATA DELLA MEMORIA? O di altre ricorrenze, se non nostalgia del passato e la ricerca di qualcosa che ci accomuna, visto che la globalizzazione per molti sensi non porta sempre bene?

  4. Scritto da Pòta..

    Alla diszia sèmpèr chèlla,lè bröt dièntà ècc…!

  5. Scritto da Silvia

    d’accordo con Francy. Grande ammirazione per uno dei migliori prof. che abbia avuto.

  6. Scritto da Il Conte Minimo

    Intervista molto interessante: tutti ci siamo accordi di questa rincorsa al passato, pochi probabilmente ne sanno capire le origini e coglierne le diverse declinazioni.
    Nostalgia figlia del disagio dei tempi quindi. Ma anche molto insita nell’animo umano credo io.
    Cambia solo il mix di questi due elementi nei diversi momenti storici.

  7. Scritto da francy

    Il prof. Cleto resta il migliore!

  8. Scritto da il polemico

    da sermpre l’uomo rammenta il passato come a tempi belli che non tornano più,oggi si rammentano episodi successi 20 anni fa,tra 20 anni si rammenteranno episodi successi in questi giorni,non riesco a capire dove è sta novità,di certo non si può rimpiangere quello che succederà nel futuro.però ieri come oggi,nessuna rimpiange i tempi della guerra ,ma solo episodi belli,quindi di che nostalgia o novità parla sto esimo professore

    1. Scritto da Aldo

      Comunque è vero che c’è una corsa al vintage, al retrò, alla nostalgia. Se non ti unisci al coro (perché preferisci guardare al futuro e spenderti per le prossime generazioni) sei bollato di irriverenza nei confronti degli antenati…. Ti dicono che bisogna guardare al passato per capire il futuro…. Una teoria un po’ stiracchiata. Nessuno nega il rispetto e l’ossequio agli antenati, ma non perdiamo di vista il presente e il futuro.