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Rossi: “Con Alfieri comincia la sfida verso le Regionali 2018”

Intervista a Matteo Rossi, coordinatore della mozione Alessandro Alfieri in Bergamasca per le primarie regionali che si terranno domenica 16 febbraio.

Intervista a Matteo Rossi, coordinatore della mozione Alessandro Alfieri in Bergamasca per le primarie regionali che si terranno domenica 16 febbraio.

Durante la campagna elettorale avete viaggiato in lungo e in largo per la Lombardia. Quale è il primo problema di questa regione e come risolverlo? “Siamo partiti da Bergamo il 23 gennaio e fin’ora abbiamo percorso a nostre spese 995 km fatti di politica, incontri, studio della realtà. Non c’è dubbio che il lavoro sia la priorità. L’incontro alle Cartiere Burgo di Mantova dove il giorno prima sono stati messi in mobilità gli ultimi 169 dipendenti è stato particolarmente duro. Servono politiche industriali, nuove forme di credito e scelte energetiche innovative. Occorre costruire un patto per lo sviluppo tra nuovo terziario e manifatturiero, piattaforme territoriali dove le imprese manifatturiere riescano ad incorporare nel ciclo produttivo servizi di consulenza, comunicazione, marketing. Fare sintesi tra le capacità del lavoro autonomo e i saperi creativi delle nuove generazioni”.

Altri incontri significativi? “Ho in mente in particolare quattro fotografie. Broni, “la città della morte” in provincia di Pavia dove c’è un enorme problema legato all’amianto e i cittadini, oltre alle risorse per la bonifica, stanno cercando di rilanciare con iniziative sociali ed economiche l’immagine della città. Il parco tecnologico di Lodi legato alla filiera agroalimentare, con diciassette finanziamenti europei aperti e venticinque start up in corso. Via Gavazzeni a Bergamo, dove proprio i più poveri che si rivolgono alla Caritas vengono tempestati dalla pubblicità su prestiti facili, slot e gioco d’azzardo. Monza, l’innovativo progetto SLAncio per la cura dei malati neurologici complessi. Abbiamo toccato con mano la fatica e la rabbia di tanti cittadini, ma anche un’incredibile dignità e voglia di riscatto che la politica deve favorire. C’è una grande questione legata alla povertà e un grande bisogno di innovazione economica, ma su entrambi i fronti la Giunta Maroni è ferma al palo”.

Domenica si elegge il nuovo segretario regionale. Come farà il Pd a comunicare agli elettori di una regione storicamente di centrodestra? “I blocchi elettorali si stanno sciogliendo perché è la stessa composizione sociale della Lombardia che sta cambiando. Il nostro consenso si è consolidato nei centri urbani, ma fatica nelle periferie, in provincia, nella valli. Lì concentreremo i nostri sforzi. La leadership di Renzi di sicuro aiuta ad interloquire con mondi che fino a ieri ci hanno percepito troppo distanti, ma c’è anche bisogno di un partito organizzato che sappia fare arrivare le nostre idee e le facce di chi le propone nelle zone più difficili. Questo sarà il nostro impegno e la sfida che condurremo inseme ai nostri circoli e ai nostri amministratori”.

Con tutte queste primarie, non c’è il rischio di sfiancare militanti ed elettori? “Si, e ringrazio fin d’ora che aprirà nuovamente i seggi domenica prossima. Noi abbiamo provato fino all’ultimo a costruire un congresso unitario proponendo il progetto Lombardia 2018, mettendo al centro il territorio e praticando l’autonomia dalle correnti, ma è legittimo che ci possano essere progetti diversi, e in questo caso il Pd non rinuncia a scegliere attraverso le primarie”.

Quest’anno a Bergamo si vota in moltissimi Comuni. L’obbiettivo del centrosinistra è vincere, ovviamente. Avete messo le basi per riuscirci? Qualche esempio concreto di politica virtuosa messa in campo nei paesi amministrati dai vostri sindaci? “Siamo partiti per tempo con diversi corsi di formazione e con il tentativo di rafforzare le coalizione grazie alle forze del civismo nelle città sopra i quindicimila abitanti. Abbiamo gruppi dirigenti pronti a guidare il territorio, soprattutto nella stagione delle nuove province di secondo livello che si aprirà nei prossimi mesi. Tra le tante belle esperienze ne indico una: Scanzorosciate. Quello che Massimiliano Alborghetti e Davide Casati hanno costruito con la loro amministrazione attorno ad un prodotto di qualità come il Moscato di Scanzo è l’esempio di come si può tenere insieme identità locale, qualità, innovazione, internazionalizzazione e contribuire così allo sviluppo del territorio”.    

Presentaci le liste dei candidati bergamaschi all’assemblea regionale. “Sono 32 persone che rappresentano bene il nostro territorio, quasi nessuno coinvolto nelle liste del congresso nazionale o provinciale. Ci sono amministratori in gamba come Roberto Benintendi di Albino, Claudia Cofini di Paladina, il sindaco Marco Milesi di San Giovanni Bianco e Federica Bruletti di Levate. Giovani coordinatori di circolo come Francesca Vaninetti di Lovere, persone che hanno costruito i Giovani Democratici come Silvia Gadda e Pierluigi Costelli, militanti come Marco Foresti e Pierluigi Toccagni espressi dalla zona di Dalmine e dell’Isola, persone impegnate nel sociale come Giacomo Angeloni, professionisti come Federico Pedersoli, e c’è chi come Gianpietro Benigni e Ester Vanotti sono tra le persone che hanno portato centinaia di giovani bergamaschi a scoprire la dimensione europea grazie agli incontri di Saint Vincent. Per ciascuno dei candidati il posto è meritato, e non certo grazie a logiche di corrente”.

Ultima domanda, scontata: perché votare Alessandro Alfieri? “Alfieri è autorevole, preparato e competente. E poi oggi non va troppo di moda rinunciare ad un posto importante da capogruppo in regione o ad un treno per Roma per impegnarsi nel partito, sul territorio. Ecco, credo che la politica debba ricominciare ad andare controcorrente, e anche questo è un merito di Alessandro. Con lui comincia la sfida verso le regionali del 2018”.

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