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“Vivere senza slot” al Barrio di Campagnola la presentazione del libro

L’iniziativa, incentrata sui problemi derivanti dal gioco d’azzardo, si terrà sabato 15 febbraio. Il volume, scritto da Collettivo Senza Slot, fornirà diversi spunti di riflessione proponendo storie e testimonianze.

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“Vivere senza slot – Storie sul gioco d’azzardo tra ossessione e resistenza”. Si intitola così il libro, realizzato da Collettivo Senza Slot, che sarà presentato sabato 15 febbraio alle 18 al circolo Barrio di Campagnola di via Ferruccio dell’Orto, 20.

L’incontro offre l’opportunità di riflettere sui rischi derivanti dal gioco d’azzardo: ponendosi al confine tra narrativa e giornalismo d’inchiesta, il volume affianca agli eloquenti dati sul dilagare incontrollato del fenomeno storie significative: dal giocatore d’azzardo compulsivo che lotta per smettere al barista messo sotto scacco dalle concessionarie di slot machine, dallo psicoterapeuta che combatte contro l’azzardo patologico all’installatore che, pur vivendo di questo business, vorrebbe poter tornare a installare flipper e videogame. Si tratta di un’opera in cui si affrontano argomenti come il declino del Nord, sempre di più preda degli interessi economici della criminalità organizzata; il dramma dei giocatori patologici e di quelli cosiddetti “normali”; l’ipocrisia della comunicazione propagandistica dietro la quale si nascondono gli interessi di potenti lobby; l’azione dei mass media di fronte a un piccolo gruppo di controinformazione; i social network come terreno di battaglia politica.

Oltre a ripercorrere la storia curiosa dei primi mesi del Collettivo, nel libro entrano molte voci: quelle di vari gruppi no slot, quelle di psicologi come Mauro Croce e Claudio Dalpiaz, quelle di esperti di gioco e videogioco come Beniamino Sidoti, Paolo Pedercini di Molleindustria e Ivan Venturi, quelle di attivisti antimafia e della sinistra a cui viene data la parola negli interludi tra i capitoli. Il risultato è un esperimento riuscito di scrittura collettiva che combina registri e forme diverse (il racconto, l’intervista, lo scambio di email e chat, il saggio) e finisce per usare il gioco d’azzardo come pretesto per gettare uno “sguardo obliquo” sulla nostra società. E, magari, provare a cambiarla.

La ludopatia, cioè la dipendenza da gioco, talvolta viene eprcepita come un fenomeno lontano; invece, è molto più vicina di quanto si possa pensare. A questo proposito, va registrato che il numero di persone che ne sono affette è aumentato in questi anni di crisi economica. La crisi colpisce duro anche nel cuore della ricca e alacre Lombardia e Pavia è considerata “la capitale italiana delle slot machine”. I problemi di stretta attualità sono parecchi: emergenza casa, emergenza lavoro, emergenza ‘ndrangheta ed emergenza slot. Quattro trentenni, un po’ per esperimento, un po’ per attivismo, decidono di occuparsi della questione usando gli strumenti e i linguaggi dei social network e delle lotte giovanili. Due di loro sono informatici e creano un sito, SenzaSlot.it, per fare una mappatura “dal basso” di tutti i bar d’Italia senza macchinette mangiasoldi. In pochi mesi ricevono 1500 segnalazioni da ogni provincia del Paese. Nel blog di SenzaSlot.it si ragiona su cosa c’è dietro al gioco, su quali sono gli interessi che muovono la grande macchina “mangiauomini” e si dice chiaro e forte che l’azzardo non è un gioco, ma una schiavitù che colpisce soprattutto i più deboli. Nel giro di pochi mesi, SenzaSlot.it diventa un curioso fenomeno mediatico e compare su giornali nazionali, radio, televisioni.

A Pavia suscita la formazione di un fronte variegato che lo scorso 18 maggio è sfociata in una manifestazione nazionale di protesta. In Italia contribuisce a fare rete tra chi si dà da fare sul tema della lotta contro il gioco d’azzardo (alcuni esempi tra i tanti: Libera, la comunità di S. Benedetto al Porto di Genova, il Nuovo Cinema Palazzo a Roma).

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