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Trafilerie Mazzoleni: una storia centenaria con lo sguardo al futuro

Le tappe dello sviluppo dell’azienda fondata nel 1907 ripercorse da Mario Mazzoleni, alla terza generazione: “Una storia lunga, ma semplice, visto che abbiamo sempre trattato il filo metallico, a cui hanno dato un forte contributo anche le moltissime persone che vi hanno lavorato”.

Forte legame con la città, stretta connessione fra l’anima manifatturiera e commerciale e impegno associativo. Sono queste alcune delle caratteristiche che contraddistinguono l’azione imprenditoriale della famiglia Mazzoleni, protagonista del secondo incontro proposto dall’Ateneo di scienze, lettere e arti nell’ambito del ciclo "Hanno attraversato la storia", iniziativa dedicata alle famiglie imprenditoriali e che fa parte del progetto legato all’anniversario dell’inizio della Grande Guerra.

E’ toccato a Mario Mazzoleni, appartenente alla terza generazione con i fratelli Carlo e Alberto, delineare la storia delle Trafilerie Mazzoleni e dell’omonima attività commerciale, nate quasi in contemporanea: nel 1907 la S.A. Magazzeni Ferramenta e Articoli Casalinghi in via XX Settembre (ma una precedente attività era stata avviata in via Torquato Tasso, con succursale in via XX Settembre) e pochi mesi dopo l’acquisto di una fabbrica di chiodi a Lecco e il successivo trasferimento dell’attività a Bergamo, a Valtesse, nel sito attuale, completato nel 1908.

“Siamo nati nel deserto – ha commentato rispondendo alle sollecitazioni di Claudio Cecchinelli, capo delegazione di Bergamo del Fondo Ambiente Italiano, che collabora con l’Ateneo per questa iniziativa – ed ora siamo immersi nella città, non abbiamo problemi, ma le industrie in fondo danno sempre un po’ fastidio, non mi piacerebbe pensare ad altri cento anni nella stessa posizione”.

Mario Mazzoleni ha ripercorso le tappe di un’azienda “medio-piccola, tenacemente familiare, radicata sul territorio”.

“Una storia lunga, ma semplice, visto che abbiamo sempre trattato il filo metallico, a cui hanno dato un forte contributo anche le moltissime persone che vi hanno lavorato”.

Gli anni della prima guerra coincidono con un’attività aziendale convulsa. C’erano richieste di materiale bellico come filo spinato, ma era necessario anche far fronte ad improvvisi cali di personale. In seguito, nel periodo del “biennio rosso” la fabbrica venne occupata per tre mesi.

“Gli operai – ha ricordato Mario Mazzoleni – dormivano in fabbrica e al mattino si mettevano al lavoro, ma senza ricevere stipendio, perché erano in sciopero”.

A parte i periodi di tensione sindacale “il clima aziendale era caratterizzato da una grande familiarità. Io mi ricordo, oltre alla visita domenicale in azienda con mio padre Emilio già a 4 anni, le immancabili gite aziendali”.

Spulciando fra le vecchie carte sono emersi, inoltre, “benefit” aggiuntivi di legna e carbone, oltre alla paga base, che venivano distribuiti secondo criteri rigorosamente oggettivi e legati al carico familiare. Figura centrale quella di Emilio Mazzoleni, orfano di padre a 16 anni, mandato a Berlino dalla madre a farsi le ossa in una fabbrica di lime, artefice del grande sviluppo dell’azienda nel secondo dopoguerra.

“Lo apprezzo come padre – ha sottolineato Mario Mazzoleni –  come imprenditore, ma soprattutto come persona”.

Inevitabile anche il ricordo dei momenti di forte contrapposizione con il sindacato negli anni ’70, tanto più che Emilio Mazzoleni era diventato una figura centrale della rappresentanza, come primo presidente nazionale di Federmeccanica e come padre della riforma di Confindustria. In precedenza era stato anche presidente dell’Unione Industriali di Bergamo, come in seguito i figli Mario, che ha ricoperto anche la carica di presidente di Federlombardia, e Carlo, attualmente vice-presidente di Federmeccanica.

Impegni presi dalla famiglia non per “protagonismo” ma “in spirito di servizio”. Una storia centenaria che va avanti anche oggi nonostante le difficoltà del momento.

“Attualmente intraprendere in Italia è veramente una sfida, perché questo Paese invece di riconoscere la centralità dell’industria crea ogni giorno nuove complicazioni. Così finiamo per non essere competitivi anche rispetto ai paesi europei che hanno utilizzato questi anni difficili per mettersi in linea e ripartire, mentre il nostro annaspa. Non possiamo scandalizzarci – ha concluso – se gli imprenditori riflettono sull’ipotesi di andare all’estero, anche se, per quel che ci riguarda, potremmo eventualmente pensare ad aprire nuove attività produttive più vicine ai mercati, per esempio in Marocco, ma non a chiudere qui”.

Rossana Pecchi

Commenti

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  1. Scritto da Mario

    Una Grande Famiglia

  2. Scritto da Santo Giuseppe Minetti

    Tanto di cappello alla Fam. Mazzoleni e al loro metodo nel tenere in “piedi” una fabbrica metalmeccanica in Italia specie in questi ultimi anni. Concentrazione, lungimiranza e stile inconfondibile valdimagnino, danno la speranza ad un futuro meno nero per i propri dipendenti e di conseguenza alle loro famiglie. Parlo con giusta cognizione in quanto tale realtà la conosco.
    Mai molà.