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Guerini ricorda Pantani: “Rivali in salita a 16 anni Era il più forte di tutti”

L'ex corridore bergamasco, fin dai tempi delle giovanili, ha sfidato spesso il Pirata scomparso il 14 febbraio 2004: "Mi cadde il mondo addosso quando lo venni a sapere. Eravamo coetanei ed eravamo cresciuti insieme, come ciclisti e anche come ragazzi".

Era il 2 giugno 1998 quando il ciclista bergamasco Giuseppe Guerini, alla 17esima tappa, conquistava la sua prima e unica vittoria in carriera al Giro d’Italia, al termine di un duro tragitto che si concluse sulle cime di Selva Val Gardena. Dietro di lui, al secondo posto, quel Marco Pantani scomparso 10 anni fa, che si aggiudicò il successo finale di quel Giro.

Una sfida tra “Beppe Turbo”, così veniva soprannominato Guerini, e “Marco il Pirata”, iniziata molti anni prima, anche su quelle stesse strade. “Lo conobbi a una gara della categoria Juniores, nel 1986 -racconta Guerini a Bergamonews- e nonostante avessimo solo 16 anni già si notavano le sue grandi doti in bicicletta. Era il più promettente tra noi ragazzi, i fatti poi hanno dimostrato che le previsioni erano azzeccate”.

Qualche anno dopo, nel 1991, sempre nelle categorie giovanili, ecco la sfida che si ripeté poi al Giro d’Italia del ’98: “Anche quella gara si concluse a Selva Val Gardena, e anche in quell’occasione arrivammo insieme fino al traguardo. Un ricordo che abbiamo condiviso al termine della tappa del 2 giugno 1998, quando Marco conquistò la sua prima Maglia rosa”.

Un anno d’oro quello per Pantani, che riuscì a conquistare la prestigiosa doppietta Giro-Tour: “Pantani era il più forte di tutti, non solo in quell’anno. Sono orgoglioso di aver gareggiato contro un campione del genere. Con il suo nome ha dato grande visibilità al ciclismo, oltre a portare numerosi sponsor e gente a seguire le corse”.

Fino a quel drammatico 14 febbraio 2004, quando Pantani fu trovato morto nella stanza D5 del residence "Le Rose" di Rimini. L’autopsia rivelò che la morte era stata causata da un edema polmonare e cerebrale, conseguente a un’overdose di cocaina: “Venni a sapere cosa è successo proprio durante la mia festa di compleanno che cade lo stesso giorno. Rimasi senza parole, non potevo crederci. Eravamo coetanei, eravamo cresciuti insieme, come ciclisti e anche come ragazzi. Mi cadde il mondo addosso. Al di là dei suoi problemi personali, per me rimane un grandissimo campione”.

Giuseppe Guerini concluse invece la sua carriera nel 2007, con un palmares di due terzi posti al Giro d’Italia (nel 1997 e nel 1998) due tappe al Tour de France (una nel 1999 e una nel 2005) e il secondo posto nella classifica finale del Giro di Svizzera 2003: "Sono molto soddisfatto di quanto ho ottenuto. Sono andato ben oltre le previsioni che avevo, e che gli altri avevano di me, prima di entrare nel mondo dei professionisti. Mi ero, e mi avevano, sottovalutato. L’unico rimpianto rimane quello di non aver mai indossato la maglia della Nazionale. Adesso lavoro per la Bianchi, mi occupo del settore commerciale”.

Un argomento purtroppo sempre attuale nel mondo del ciclismo è quello del doping, anche alla luce delle recenti dichiarazioni di De Luca che ha detto che tutti i corridori ne fanno uso: “Questo non è vero, non eravamo tutti dopati -attacca Guerini-. Solo una parte, mentre gli altri gareggiavano in modo onesto. In questi ultimi anni poi i controlli rigidi che sono stati inseriti, secondo me, hanno arginato notevolmente il problema”.

Commenti

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  1. Scritto da pierangelo

    sono sempre del parere che parlare di doping è un falso problema. Io eliminerei il termine e inizierei a parlare di etica della medicina nello sport. Fino a che punto la medicina può ricorrere in aiuto agli atleti per migliorare le prestazioni? Una linea sopra o una linea sotto separano il dopato dall’integro atleta. Non sono d’accordo. Avete mai letto attentamente le controindicazioni sui tanti prodotti energetici che vendono a banco in farmacia o nei supermercati…?

  2. Scritto da Sergio

    Comunque, a parità di doping (quando Pantani fu squalificato a Madonna di Campiglio c’erano altri quasi al limite massimo di ematocrito, anche bergamaschi) vince poi chi ha quel qualcosa in più di suo su un certo terreno. Insomma: doping sì o no, Pantani non era proprio un brocco in salita…. Armstrong abbiamo visto che avversario pulito fosse…. E che dire di Ullrich che ha ammesso gli “aiuti” del dottor Fuentes?

  3. Scritto da pieneibale

    Rispetto il tuo parere andrea@ però una cosa secondo me è emersa negli ultimi anni, che almeno qui si cerca di combattere il doping, se vuoi anche con alcune contraddizioni ma qualcosa nel ciclismo si muove, in tantissimi altri sport non si fa nulla e il fatto di aver accettato in pieno il protocollo Wada (ormai da parecchi anni) è stata la prima importante mossa, poi certo i pseudo furbi ci saranno sempre, specie se ci sono di mezzo tanti soldi, e non solo nel ciclismo.

  4. Scritto da andrea

    i controlli rigidi che sono stati inseriti, secondo me, hanno arginato notevolmente il problema… è questo il problema, non si può dire che solo grazie ai divieti ed alle squalifiche il problema è stato arginato! io li toglierei i controlli, come toglierei quindi le premiazioni, poi dopo qualche anno di selezione naturale tornerei al concetto di mens sana in corpore sano…