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Due guerre mondiali e tanta voglia di ripartire nella storia della Zanetti

A cent'anni dallo scoppio della Grande Guerra le aziende bergamasche raccontano gli inizi, le difficoltà e i successi in un ciclo d'incontri organizzato dall'Ateneo di scienze, lettere e arti di Bergamo: protagonista del primo appuntamento la famiglia Zanetti.

A cento anni dallo scoppio della prima guerra mondiale l’Ateneo di scienze, lettere e arti di Bergamo, in collaborazione con il Fai, propone una riflessione a più voci sulla storia delle realtà industriali bergamasche già attive nei primi anni del secolo scorso o addirittura nell’800, con l’intento di dar vita ad un racconto “corale” con protagonisti i discendenti dei fondatori, chiamati a rievocare gli inizi, gli anni difficili, i successi e le difficoltà di grandi imprese che ancora oggi stanno lasciando la loro impronta sul territorio, non tralasciando gli aspetti umani e familiari.

Sarà così possibile comprendere meglio il “clima” umano del tempo, sentimenti, aspettative, timori, ma anche delineare le tappe della forte trasformazione industriale che dalla fine dell’Ottocento ha investito la terra bergamasca e ricostruire la "geografia" industriale del territorio, evidenziando come gli insediamenti abbiano influito sulla fisionomia dei luoghi.

Nel primo incontro all’Ateneo Emilio e Matteo Zanetti hanno rievocato le vicende dell’attuale Zanetti spa. Saranno protagonisti dei successivi incontri Mario Mazzoleni (Mazzoleni Trafilerie) il 12 febbraio, Lodovico Acerbis (Acerbis) il 19 febbraio, Mario Scaglia (Scaglia) il 26 febbraio, Silvio Albini (Albini) il 26 marzo, Paolo e Baldassarre Agnelli (Agnelli) il 2 aprile. Tutti gli incontri si terranno nella sede dell’Ateneo in via Torquato Tasso con inizio alle 17,30.

Gli inizi della storia imprenditoriale della famiglia Zanetti risalgono all’800, come è stato scoperto consultando materiale d’archivio. Attilio di Giuseppe Zanetti compariva, infatti, nel 1884 in qualità di socio nella Fratelli Astori fu Michele per la commercializzazione di formaggi. Le due guerre colpirono la società in modo pesantissimo e in entrambi i casi l’attività fu sospesa. Come ha ricordato Emilio Zanetti, entrato in azienda nel 1949, appena diciottenne, lo zio Damiano, finito prigioniero in un campo di concentramento austriaco nella Grande Guerra, morì a 34 anni. Attilio, fratello di Emilio, ventitreenne sottotenente degli alpini, fu sorpreso nel Montenegro dall’armistizio e fucilato dai tedeschi con altri cinque ufficiali nell’ottobre 1943. Gli verrà poi conferita la medaglia al valor militare. La salma verrà rimpatriata solo nel ’55.

Dopo la prima guerra mondiale Guido Zanetti, padre di Emilio, fa ripartire la società e nel 1927 ne diventa l’unico proprietario. Subito dopo il secondo conflitto e una nuova interruzione forzata, avvia la produzione di formaggi, in uno stabilimento acquisito nel Mantovano, e crea con altri soci l’Unione casearia italiana, per sviluppate l’export. Oggi in azienda è presente la quarta generazione, con i figli di Emilio e del fratello Antonio.

Cerchiamo di seguire i valori e gli insegnamenti di chi ci ha preceduto — ha commentato Matteo, figlio di Emilio — come quello di anteporre l’interesse aziendale a quello individuale”.

Un filo rosso segna dunque una lunghissima e coerente storia imprenditoriale, caratterizzata dalla voglia di ricominciare sempre, nonostante le difficoltà e da forti valori familiari. Emilio Zanetti ha ricordato, a questo proposito, la lettera che il padre gli inviò al termine degli studi, al momento di entrare in azienda, nella quale lo ammoniva a coltivare lo spirito di sacrificio, a essere serio e galantuomo, a intendere la parola data come una firma, un accordo verbale come un rogito.

Oggi la Zanetti spa è uno dei colossi italiani del settore con un fatturato di 370 milioni di euro e 400 dipendenti.

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