BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

David Crosby: “Croz” il riassunto intimo di una, 10, 100 vite

Brother Giober lo ammette: non è proprio obiettivissimo a recensire David Crosby, il suo preferito tra CSN&Y, "i magnifici 4". Un disco che arriva a 72 anni, dopo una vita spericolata. Una sorta di liberazione: "L'ho fatto per me, forse venderà 19 copie" . Una di certo è quella del Discomane.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

 

ARTISTA: David Crosby

TITOLO: Croz

GIUDIZIO: ****

È per me rischioso parlare di uno dei “magnifici quattro” (ovvero CSN&Y).

Troppo stretto è il legame che ho con loro, la loro musica, troppi i ricordi, troppa la nostalgia, troppo l’amore… almeno quello musicale.

Del quartetto poi Crosby è quello a cui mi sento più vicino. La sua musica, sin da Four Way Street, è stata quella che mi ha colpito più di ogni altra “dei quattro”.

"If I could only Remember My name”, il suo primo disco solista, fa bella mostra di sé nella mia discoteca, in ogni versione possibile e immaginabile: LP, cd, ed. deluxe etc… Uno dei dischi più belli di sempre, uno dei più profondi, musicalmente inarrivabile.

Questo lavoro giunge dopo l’inutile “A thousand Roads” di circa vent’anni fa, all’alba dell’età, non più verde, di 72 primavere.

Giunge all’indomani del tour con Nash e Stills. Nella mia mente, il ricordo, ancor ben impresso, del concerto di Brescia, in Piazza della Loggia dove sul palco la figura di Crosby, capelli ancora al vento, sovrastava, per carisma , quella dei suoi compagni di una vita.

Sulla copertina del disco una sua foto, non più confusa come quella di “If I Could…” ma chiara, nitida, quasi a voler significare che quello che si troverà da lì in avanti sarà un ritratto onesto, sincero e trasparente di un uomo che alla vita ha dato tanto e dalla quale ha avuto molto.

Un’esistenza piena di alti e bassi, che l’ha visto prima, negli anni ’70, alfiere e icona del movimento hippy, poi nel decennio successivo, imbarazzante testimonianza del disfacimento del sogno, vittima di eccessi, di frequentazioni spericolate, di esperienze estreme.

Quindi gli anni ’90, all’indomani di un periodo carcerario, l’incontro con il figlio, James Raymond, anch’egli valido musicista, tastierista e compositore, da allora sempre al suo fianco e capace, probabilmente, di dargli nuovamente la voglia di vivere, ma di vivere, questa volta, in modo giusto.

Ora arriva Croz, un diario, intimo, a volte sofferto, ma sereno, consapevole: il riassunto di una, dieci, cento vite.

Musicalmente, nonostante in alcune interviste l’artista abbia sostenuto il contrario, non siamo di fronte a una rivoluzione. Anzi.

L’album è registrato presso gli studi Groovers Masters di Santa Monica, di proprietà di Jackson Browne e in quelli casalinghi del figlio, quindi in “ambienti protetti” senza alcuna pressione da parte della Majors.

Lo stesso Crosby in un’intervista ha detto “Questo disco non avrà successo. Probabilmente venderà 19 copie in tutto. Mi sa che ai ragazzi di oggi non piacerà, ma non è per loro che l’ho fatto. L’ho fatto per me. Avevo queste cose dentro e volevo buttarle fuori.”

Così il disco è ricco di suoni belli, fluidi cari alle atmosfere degli anni ’70, già presenti in “If i could only remember” (What’s Broken con la splendida chitarra di Mark Knopfler) e in “Deja vù(Holding on to Nothing), il capolavoro di CSN&Y; ballate soffuse (Time I Have), alcune atmosfere jazzate care a gruppi come gli Steely Dan o a Bruce Hornsby, easy listening dal profumo caraibico di classe eccelsa.

La strumentazione non è mai ricca e vi è una chiara prevalenza di suoni acustici a far da cornice ad una voce che è ancora da brividi, nonostante gli eccessi dell’alcol e della droga.

Undici canzoni morbide e soffici, non molte, neanche una brutta, alcune decisamente sopra la media.

La raccolta ha inizio con What’s Broken un brano in controtempo, caratterizzato dal fraseggio tra percussioni e piano e dalla presenza di un coro efficace ed evocativo. Sopra di ogni altro strumento però la chitarra di Mark Knopfler, inarrivabile. Ha detto al proposito Crosby: “Gli abbiamo mandato la canzone ed è stato grandissimo. Mi ha fatto un enorme favore, e pensa che nemmeno ci conosciamo. Un genio.” Così gira il mondo oggi, non ci si incontra nemmeno, ma se questi sono i risultati al diavolo la nostalgia degli anni passati.

Time I Have è uno dei miei brani preferiti, una amara riflessione su quello che è stato e su quello che rimane. Ma se il testo fa male, la musica è un rimedio eccezionale e qui trovate tutto quello che vi può far stare bene. Una bella melodia, strumenti che suonano meravigliosamente, un basso da brividi che ricorda gli esperimenti più riusciti di certa musica fusion.

Holding on to Nothing è un’altra di quelle canzoni che non riuscivo più ad ascoltare da tanto tempo. Morbida, soffusa, accordi di chitarra con piano in sottofondo sino all’apoteosi dei suoni della tromba di Wynton Marsalis tanto belli da tramortirti.

The Clearing ha un inizio scenografico con chitarre che sanno di atmosfere western e tamburi che danno il senso della profondità; poi però interviene il cantato e tutto si ingentilisce all’improvviso anche se un sottile filo di inquietudine rimane vivo. L’intermezzo strumentale è da manuale e richiama da vicino gli anni ’70.

Radio sin dall’inizio scorre fluida, con chitarra acustica e piano a dialogare intimamente. Il coro del ritornello ricorda molti lavori con l’amico Nash, la melodia è suadente, il ritmo quello da good vibrations. Il refrain forse è un po’ scontato ma il peccato è solo veniale.

Slice of Time pare presa a prestito da “If I could only…” È un brano già presentato nel tour italiano con Nash nel 2011, ed è caratterizzato da un’atmosfera rarefatta, appena sottolineata da alcuni accenti delle parti cantate che danno ritmo alla canzone e dall’inseguirsi del piano e della chitarra acustica. Un gran bel pezzo…. di quarant’anni fa.

Set the Baggage Down ha l’inizio di alcune cavalcate elettriche di CSN&Y ma poi i suoni diventano meno immediati, più introspettivi e disperati a descrivere situazioni ben note all’artista e che riguardano il suo passato di alcolista. Ma ad un certo punto del brano, l’atmosfera diviene più pacata e rilassata, forse a descrivere il ritrovato equilibrio e la raggiunta serenità.

If She called è solo un basso e una chitarra e richiama molto da vicino le atmosfere del capolavoro Triad ed è il ricordo di un gruppo di prostitute che stazionavano davanti a un albergo in Belgio frequentato durante una tournée, mentre meravigliosa è Dangerous Night con le sue note ripetute di piano ad anticipare una melodia che forse è un po’ leggera ma che ti resta impressa e non ti molla più. Pura poesia musicale per anime disilluse e neppure inclini facilmente alla commozione.

Morning Falling è introspettiva più delle altre canzoni del lavoro, almeno nel tema musicale. Un brano lento in grado di creare un’atmosfera elegante, avvolgente.

Find a Heart ha suoni che lambiscono i territori della fusion, di quella fusion che, nel passato, si è incontrata con le sonorità della west coast in alcuni brani di James Taylor, quelli dove traspariva l’amore per il jazz e che nei giorni nostri ha trovato nell’opera di Jonathan Wilson nuova linfa.

Croz è uscito inaspettatamente, senza alcun battage ma è un gran disco.

Forse ha ragione Crosby, venderà in tutto 19 copie. Spero di no, facciamo in modo che non sia così, prima che ci ripensi e inizi a sfornare inutili album di cover.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco:

Dangerous Night

Se non ti basta ascolta anche: 

Jonathan Wilson – Fanfare

Bill Callahan – Dream River

David Crosby – If I could Only Remember my name

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da brixxon53

    Adesso che me lo sono sentito a ripetizione per un po’ di giorni posso solo dire grazie a B.G. per la segnalazione, questo disco è idealmente la prosecuzione di If I could only… La voce è ancora carica di fascino come agli inizi e le musiche sono splendide. Per me la migliore è Morning Falling, sembra che la canti solo per se stesso. Un gran disco che non può mancare a chiunque abbia amato CSN&Y.

  2. Scritto da Angelo

    Musicista dolorosamente segnato dalle fatiche della vita,ma ci ha regalato alcune delle più belle ed intense pagine della musica di sempre, credevo fosse ormai perso ma mi ha sorpreso, grazie per il ritrovamento!

  3. Scritto da brixxon53

    Questo lo prendo a scatola chiusa, CSN&Y da sempre nelle primissime posizioni del mio olimpo personale e l’apprezzamento di B.G. è garanzia di qualità. Buona giornata e buona musica a tutti.

  4. Scritto da Davide

    Decisamente il miglior lavoro solista dai tempi di IICORMN e un gran bel disco in assoluto. Come atmosfere è più vicino ai lavori con i CPR o all’ultimo CN, secondo me, che non agli album degli anni ’70. Slice of Time, la nuova Homeward Through the Haze?

  5. Scritto da umberto

    Beh devo dire che Crosby è o era uno dei miei eroi, quindi ben venga un suo nuovo disco. Ancora non l’ho ascoltato ma penso che si possa andare a scatola chiusa..Daltra parte le uscite meritovoli sono pochine quindi….aspetto anche il nuovo di Beck, magari prossima recensione carissimo B.G. ?