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Dal caso Calypso ai sequestri di prevenzione Il ruolo dei commercialisti

L'Ordine dei dottori commercialisti e il Tribunale di Bergamo hanno fatto il punto, in un convegno, sulla capillare infiltrazione dei clan nell'economia legale e sulla crescente importanza dei professionisti nei procedimenti di sequestro preventivo per equivalente e sequestro di prevenzione.

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Sequestro di prevenzione e sequestro preventivo per equivalente stanno diventando materia importante e delicata, sempre più spesso al centro dei recenti fatti di cronaca: sul tema la Commissione di custodia e amministrazione giudiziaria dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Bergamo ha organizzato un incontro in cui l’Ordine e il Tribunale di Bergamo si sono confrontati sulla capillare infiltrazione dei clan nell’economia legale.

Infiltrazione che a Bergamo, secondo il presidente della Commissione Riccardo Trezzi, sembra ancora un fenomeno marginale o non emerso: “Ma visti i casi di Milano, in cui c’è addirittura una sezione apposita in Tribunale e di Brescia, che inizia a muoversi in questa direzione – continua Trezzi – sembra improbabile che nella nostra provincia non ci siano infiltrazioni di stampo mafioso, camorristico o ‘ndranghetistico”.

Un argomento che rappresenta una novità per la professione del Commercialista e per Bergamo dove, nel 2013, è stata avviata la Commissione di custodia e amministrazione giudiziaria, nella scia della legislazione penale che ha istituito i sequestri di prevenzione. Caso emblematico nella Bergamasca è stato, nel 2009, il "Calypso" dove un’organizzazione truffava il Fisco fingendo di acquistare materie prime da società inglesi di comodo per poi immettere sul mercato le merci a prezzo basso, procurando un danno per le imprese oneste. Nei guai finirono anche cinque persone residenti a Bergamo, tra cui un napoletano a capo del gruppo e un commercialista con studio in centro: la Procura e la Guardia di Finanza di Bergamo indagarono 71 persone per frode fiscale e sequestrarono beni per un totale di 238 milioni di euro, l’equivalente di quanto sottratto al Fisco italiano.

A Bergamo sono sempre stati eseguiti sequestri preventivi per equivalente – osserva Trezzi – di cui l’operazione Calypso è l’esempio più emblematico. Per tutta la durata del procedimento penale i beni vengono sequestrati per poi essere confiscati in seguito alla sentenza di condanna. Il sequestro di prevenzione, invece, è il classico ‘antimafia’ e parte quando il soggetto presenta caratteristiche di pericolosità sociale, quando non c’è corrispondenza tra il reddito dichiarato con il valore patrimoniale a lui direttamente o indirettamente riconducibile e quando questo può essere frutto di reato: tre elementi che portano il Pm a disporre il sequestro. Un sequestro di tipo sanzionatorio che va al di là del procedimento penale. L’Istituzione che dispone il sequestro nomina il custode che può essere un avvocato, in genere quando il sequestro riguarda più beni, o un commercialista, solitamente nei casi di aziende”.

Un ruolo di grande responsabilità per i professionisti che, dal canto loro, possono dare un grande contributo in termini di competenze specifiche e di professionalità, indispensabili per migliorare la gestione delle aziende o partecipazioni societarie oggetto di sequestro e successiva confisca. A tal proposito il 24 gennaio scorso è stato istituito l’Albo nazionale degli amministratori giudiziari dei beni sequestrati: un elenco di professionisti esperti in materia di gestione delle imprese sequestrate e confiscate alle mafie che possono svolgere l’incarico di coadiutore di beni confiscati, di revisione di bilanci di aziende confiscate, di valutazione, di liquidazione d’aziende confiscate e di delegato alla vendita di beni mobili.

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